Un “articolo” che non passa mai di moda: il culo.

Giunge una nuova segnalazione alla nostra pagina Facebook.
Nuova la segnalazione, nuova la società di telecomunicazioni che viene reclamizzata.

Clicco il link e lì per lì fatico a capire quale sia il prodotto pubblicizzato, perché la prima immagine che appare ai miei occhi, invece che essere nuova, è vecchissima, stantia: il solito ormai famigliare, tondo, tonico, sodo culo femminile.

Un culo di quelli che piacciono agli sguardi maschili, in bella mostra, a mala pena coperto, ovviamente (e anche qui nulla di nuovo) da un piccolo perizoma.

Ecco il link.

La stessa immagine è stata anche affissa a Palermo, in via Amm. Thaon de Ravel, quasi all’angolo con via Ammiraglio Rizzo, come si può vedere da questa foto:

Questa immagine e lo slogan ammiccante che la accompagna rientrano in pieno nel solito, triste processo di oggettivazione della donna, “fatta a pezzi” per vendere qualunque cosa.

La donna non esiste. Di lei si vede solo il sedere (il viso non importa, la sua espressione, le emozioni che un volto comunicano non hanno rilievo) come in un supermercato nel quale si compra un taglio ben definito di carne.
Il corpo della donna è sessualizzato, utilizzato per il compiacimento dello sguardo maschile, smembrato e svilito.
Il sedere è perfetto e così si veicola anche il messaggio che il culo di una donna debba per forza essere come quello, uniformando il concetto di bellezza, cancellando, di fatto, tutti quei corpi che non rientrano in quei canoni estetici.

Comunque, ragazz*, consoliamoci.
In questi tempi di crisi, di precariato e di disoccupazione, tutti noi possiamo diventare pubblicitari, creativi…
Basta che piazziamo ovunque un bel culo e abbiamo una campagna pubblicitaria di sicuro successo.
Non occorre nemmeno studiare o avere idee buone, fantasiose ed innovative.

Non ci credete? Eppure, guardate, per esempio qui:

qui:

e qui:

Un sedere per tutte le stagioni e per tutti i tipi di prodotto!

Vi invitiamo a segnalare questa ennesima pubblicità sessista allo IAP!

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