Catania Politica o Catania Sessista? Cronistoria di una denuncia

Pochi giorni fa ho denunciato la linea pornosoft di un giornale online “Catania Politica”, con un articolo “Catania politica o Catania sessista?

Ve ne propongo un estratto:

Il portale di “Catania Politica”, probabilmente a corto di notizie e di visite, ha pensato bene di scegliere una linea editoriale pornosoft per essere più appetibile. Che originalità! Di certo i giornalai di Catania Politica non saranno campioni di informazione, ma certamente sono campioni di sessismo. Scorrendo le pagine del loro portale di “informazione”, così la chiamano, ecco cosa potete leggere. Non è necessario andare lontano nel tempo. Poche recenti segnalazioni sono sufficienti, per darvi un’idea della situazione. Il tema dell’articolo del 13 Settembre è una seduta del consiglio comunale di Catania. Ritenete che il cuore sul pezzo di sotto di un costume sia proprio consequenziale e attinente con l’informazione dell’articolo (assenteismo al consiglio comunale)? Io no.

E, ancora, andiamo al 20 Settembre, ecco cosa potete vedere (sempre sul portale di CataniaPolitica) “ Lo fanno tutti e anche noi non potevamo esimerci “ (Cosa fanno tutti? Pubblicità sessista? )
Ancora una volta la scarsa creatività politica colpisce nel segno.

Il 18 Settembre, riguardo ai Test universitari, ecco la riflessione maliziosa, il titolo dell’articolo a firma di Salvatore Daniele. Questa volta l’immagine scelta è quella di una studentessa in abiti succinti.

La musica è sempre la stessa: l’uso del corpo della donna strumentale ad una più fruibile e appetibile lettura degli articoli.

Quella di “Catania Politica” è una precisa scelta editoriale, non una scivolata accidentale, una “svista” occasionale.

Il giorno in cui ho pubblicato l’articolo, la notizia si è subito diffusa tra incredulità e indignazione di donne ma anche di uomini. Spinta da chi mi chiedeva un’azione concreta (una manifestazione in piazza?) ho elaborato un’idea, che ex post forse giudico infelice e avventata, ma che al momento mi era parsa la migliore. Volevo dare un segnale forte e ho creato un evento Facebook “Per la chiusura di Catania Politica”. Il mio intento, palesemente provocatorio, è stato accolto con entusiasmo sebbene qualcuno non ha mancato di bollarlo come “liberticida”. Insomma sono stata fraintesa. Come ho chiarito più volte, e lo faccio anche in questa sede, la mia richiesta riguarda la chiusura di una linea editoriale che alimenta un’immagine della donna offensiva e sesssista, non certo di un giornale!

Anche sul fronte delle reazioni di CataniaPolitica,  la prova che le ragioni della mia denuncia sono state travisate. Vi propongo alcuni passaggi della risposta del Direttore nel suo articolo di risposta “Catania in clausura” :

La scelta delle foto, però, è di tutt’altra natura: voleva essere l’immagine dell’Italia che pensa al sesso e che, appunto per questo, va a puttane (nel senso etico e politico). Mi permisi di avvisare chi le sceglieva che, conoscendo le galline del pollaio, non sarebbero mancate durissime critiche. C’è sempre qualche anima bella, che riscrive i dieci comandamenti a proprio piacimento, da quando gli anni ’70 sono entrati in menopausa (o andropausa, che è lo stesso per me), non si fa altro che sentire l’ex eversione sessuale parlare come una candida verginella di clausura, immemore dello scempio antropologico che ha determinato.

Io non intendo mettere “la cintura di castità a Gramsci” né “il pannolone a Marx”, ne fare la moralista (io che i moralisti li odio!).

Completamente fuori dal seminato anche l’articolo di un’altra giornalista di Catania Politica dal titolo “Noi il burqa non lo mettiamo” .

Ci sono donne in questa redazione. E ce ne sono molte di più tra quelle che collaborano. Donne non fricchettone, di sinistra, di destra ma soprattutto lavoratrici: lavorano a casa e lavorano per amore, senza che qualcuno imponga loro di fare la mamma e la moglie. Lo fanno perché amano e amano dimostrare il loro amore così ai loro uomini e ai loro figli. Quando la sera non sono esauste, si mettono davanti al pc e scrivono qualche riga senza rancore, senza acidità, senza l’intolleranza di chi crede che il mondo giri attorni ai propri ormoni. Chi ha una famiglia ha imparato a proprio spese la “rivoluzione copernicana” dell’amore. Ci sono giovani studentesse delle quali è meglio non fare il nome per non inserirle nel libro nero delle nuove suffragette. Stanche, dopo un esame raccontano una Catania che parla e si diverte, perché per noi la realtà non è un’invenzione, un’idea da mettere in mano al potente di turno per farne la realtà che vuole. (…)

Sembra che la battaglia sia stata condotta da una ragazzetta superficiale (io) e dalle mie compagne di giochi “suffragette”, donne un po’ annoiate che giocano al femminismo!

Concludo questa mia cronistoria, con le parole delle donne del SeNonOraQuando Catania e Le VoltaPagina

La scelta d’intitolare l’evento “Per la chiusura di Catania Politica” è stata una mera provocazione, tanto ovvia da essere percepita perfino da voi. Sappiamo benissimo che non si può chiedere la chiusura di una testata giornalistica. E, vi stupirà, ma non lo desideriamo neanche. Noi vorremmo soltanto la cessazione di atteggiamenti lesivi ed offensivi per le donne. E Vogliamo anche farvi un complimento: siamo convinte che se voi comprendeste il punto di vista delle donne, vi  sarebbe impossibile continuare. 

Gli attacchi e il tentativo da parte del direttore di far passare tutte/i noi come moralisti, come femministe isteriche, ragazzine, sarebbe stato meno “feroce” se avessimo chiamato l’evento in altro modo? Usare il termine femminista come un insulto è davvero roba d’altri tempi. Ciò che non si conosce spaventa, evidentemente ancora oggi c’è chi non ha compreso fino in fondo il movimento delle donne. E non vuole certo informarsi è molto più comodo usare le armi classiche della parte più becera del sesso maschile che, per fortuna, non è monolitico: il dileggio, la sottovalutazione, il paternalismo.

Decenni di women studies ignorati, come d’altronde decenni di elaborazione femminista, di studi sul linguaggio e sulla comunicazione. Perché, ovviamente, è un problema di linguaggio anzi di linguaggi che dovrebbero essere ben conosciuti da persone che lavorano nei media. Ma saranno isterici-femministi anche i componenti del Consiglio dei Diritti Umani CEDAW (organo delle Nazioni Unite) che, riunitosi a luglio, denunciava la grave situazione italiana? Riportiamo parte del comunicato della Casa Internazionale delle Donne:

 

“Sul piano culturale, che rappresenta l’humus ed il brodo di coltura di tutti i comportamenti aggressivi contro le donne, l’Italia è stata fortemente redarguita dalla commissione CEDAW delle Nazioni Unite nella sessione dello scorso luglio per la rappresentazione scorretta e irrispettosa delle soggettività femminili, non solo in ambito mediatico e pubblicitario ma anche nel discorso pubblico, con esplicito riferimento alla narrazione ed alla rappresentazione delle donne da parte di personaggi pubblici.” 

 

Catania Politica, con l’uso strumentale che fa del corpo della donna, utilizzandolo al di fuori di ogni contesto logico, alimenta la rappresentazione scorretta e irrispettosa delle soggettività femminili, allo scopo di rendere leggeri e divertenti’ i propri articoli su qualunque tema ed in un modo che noi consideriamo offensivo. Noi denunciamo quest’arroganza che porta ad usare pezzi di donna, denunciamo questo retro-pensiero “ma è sempre stato così, di cosa vi scandalizzate…”. Noi ci scandalizziamo, noi vogliamo che tutto questo cambi, noi abbiamo deciso di non essere più complici, di non accettare più questo tipo di cose. Se la donna è un pezzo di carne non è individuo, non è pari, è merce, è oggetto da possedere, da usare, da picchiare e qualche volta da sopprimere. Oltre 80 donne uccise solo nel 2012 dal marito, partner, amante… E NON diteci che l’uso ‘leggero e divertente’ del corpo femminile nulla ha a che vedere con la violenza perché noi siamo convinte che siano tutti atteggiamenti che derivano dalla stessa incultura, ancora troppo diffusa specialmente dalle nostre parti. Sappiamo anche che non tutti gli uomini considerano con tanto disprezzo la soggettività femminile, e speriamo che, in misura sempre maggiore, ci aiutino a combattere questa battaglia di civiltà per costruire un mondo in cui nessun essere umano sia sfruttato né realmente né simbolicamente. 

 

Grazie a tutte/i coloro che ci hanno appoggiate in questa denuncia, alla prossima.

SNOQ Catania – LVP

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6 commenti

  • icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  • “lavorano a casa e lavorano per amore, senza che qualcuno imponga loro di fare la mamma e la moglie”
    questo mi fa piacere, ciò non toglie che quelle immagini non c’entrassero nulla con i temi dell’articolo che se non sbaglio riguardavano la politica e non le tette. Volete essere un giornale serio o una rivista porno-soft? non ho nulla contro le riviste porno però bisogna decidere ce giornale si vuole fare

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    • Esatto: è proprio questo il punto Paolo1984!
      Mah ….

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    • A me fa pensare che siano donne che accettino il loro ruolo di moglie e madre e di donna discinta. Sembra che in Italia non bisogna mai mettere in discussione il proprio ruolo. Non è certo facile mettersi contro quelle immagini, ti additano di bigottismo e acidità, dicono che odi gli uomini infatti lo dice anche l’articolista citata:

      Ci sono donne anche qui dentro felici di non vedere nell’altro sesso, nel maschio un nemico. Forse perché, in fondo in fondo, non ci sentiamo affatto inferiori.

      o che sei invidiosa, altri semplicemente ti prendono di mira. Non è facile mettere in discussione i ruoli imposti in un paese come l’Italia se li metti in discussione dicono che odi l’uomo perchè è normale per loro che un uomo avendo biologicamente voglia di sesso deve vedere culi e tette e se gliele privi allora li odi. Si infatti non c’entravano nulla, servono solo ad alimentare il pregiudizio che le donne sono pate passiva in politica o che per andare in politica la devono dare via (sono messaggi subliminali).

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