La societa’ dei consumatori/trici

Come ogni anno sta per cominciare il concorso di bellezza piu’ famoso del mondo: Miss Italia, concorso che da anni propone lo stesso modello sessista di ragazza giovane e bella che deve competere con le altre per accaparrarsi lo sguardo maschile, innescando il comportamento “eva contro eva” che è prettamente culturale nato per indebolire il genere femminile, resiste da annuali polemiche andando avanti illeso.
Vi siete mai chiesti a cosa serve un concorso che celebra ogni anno la bellezza estetica ideale su un servizio pubblico, celebrando l’evento come fosse importante?
Cosa c’e’ dietro a tutto cio’?
Commercio, questione di pubblicità e di consumi.
E’ molto chiaro che dietro a cio’ ci sono degli interessi pubblicitari, dove aziende finanziano il concorso prestando il loro logo e farsi pubblicità. E in un concorso di bellezza cosa dovrebbe vendere? Trucchi, creme, cosmesi e tutti i prodotti per diventare più bella, assomigliando a quei modelli proposti. Ecco l’escamotage pubblicitaria di un concorso che è intoccabile per non indebolire le lobby.

Quali sono gli interessi che si nascondono dietro l’imposizione di un canone estetico sempre piu’ lontano da quello medio?

Con l’imposizione di corpi perfetti si fa in modo che milioni di ragazze e ragazzine diventino consumatrici, rivolgendosi a chirurgi estetici o acquistando prodotti per assomigliare alle loro beniamine. Il mercato si rivolge a donne sempre più giovani, talvolta adolescenti in crisi con il loro corpo che sta cambiando ma non come vorrebbero.

Quali sono infatti le conseguenze sulla destinataria?
Esposta a messaggi di questo tipo ad ogni ora del giorno, la destinataria non fa che abbassare la propria autostima riducendo la propria identita’ in base all’aspetto estetico, sviluppando spesso disturbi alimentari sopratutto se non ha i soldi (data la giovane età) per acquistare quello che la pubblicità le propina, promettendole che diventerà bella come la Miss in copertina o in televisione.

Quello che noi vediamo, sopratutto nelle tv commerciali che sono infatti finanziate (guarda caso) dalla pubblicità e la maggior parte delle pubblicità si rivolgono a donna perché pubblicizzano prodotti con target femminili, non è altro che un “patto d’acciaio” tra le lobby industriali e i medium di massa. Che programmi vendono le tv commerciali (e purtroppo anche quelle di Stato)?

Potete trovare una vasta varietà di telenovele, programmi di cucina, fiction destinate a casalinghe, accompagnate da una lunga serie di pubblicità che ti promettono che sarai bella come la protagonista della tua fiction preferita.

Accanto alle fiction, ci sono gli immancabili programmi televisivi come giochi a premi o programmi sportivi arredati da avvenenti signorine che ancheggiano vestite di ridotti bikini o minigonne seguite da una sfilza di pubblicità che ripetono che “la cellulite è una malattia” , “compra la crema per apparire giovane” e tantissime pubblicità rivolte a target maschile perché in quella fascia orario le donne stanno preparando la cena e il marito è seduto sul divano sognando di  acquistare l’auto di lusso per conquistare ragazze che hanno la metà dei suoi anni o di comprare la cremina per curare la cellulite della moglie o almeno è quello che ci fanno credere i tanti spot e programmi studiati per produrre quell’effetto.

Quei canoni imposti, sempre piu’ lontani dai desideri femminili, avvicinandosi piu’ ad uno sguardo maschile, annullano la soggettivita’ femminile andando a creare il fenomeno che noi chiamiamo “oggettizzazione della donna” che sta alla base dei disturbi sessuali femminili (spesso anorgasmia e incapacità di provare piacere perché imbarazzate per il proprio corpo ) e la difficolta’ di fare propri i desideri e di stare a proprio agio con il proprio corpo.

Ma c’e’ dell’altro. Il mercato occulto della prostituzione gestito dalle mafie. Se la domanda di sesso genera offerta, cosa genera quella domanda?

La proposizione di corpi sempre sessualizzati e’ un’arma per innescare la domanda di sesso e generare il “consumo” di corpi femminili sempre piu’ giovani.

Quello della prostituzione è un tema molto controverso e delicato per poter essere trattato in un post così generico. Mi limiterò solo a ripetere- perché qualcun altra lo ha già fatto- che un Paese come il nostro non ha una legge che regolamenta la prostituzione anche se di per sè non è illegale.

Ma legalità non significa che sia ben tollerata, sono tante le persecuzioni che le lavoratrici del sesso subiscono quando invece vorrebbero esercitare la loro professione o quando invece dovrebbero essere tutelate perchè rese schiave da qualcuno senza scrupoli. Sappiamo che in Italia ci sono un terzo di italiani che dichiarano di aver frequentato prostitute nella loro vita, ma non si può dire.

Un terzo di italiani che lasciano figli e mogli a casa per andare a consumare corpi di ragazze e ragazzine costrette a sostare sui marciapiedi, appartamenti e ogni altro vicolo. Un terzo di italiani che frequentano ragazzine che potrebbero essere loro figlie, gli stessi buoni padri di famiglia che controllano le frequentazioni delle loro bambine per assicurarsi che il ragazzo con cui stanno uscendo sia rispettoso nei loro confronti. 

Eh si, perché oltre alla divisione tra sante e puttane, c’è una grande ipocrisia di base che ruota attorno alla sessualità e alla percezione del corpo femminile. Un corpo come oggetto che si nasconde dietro una grande società di consumi che ti rende consumatrice ma allo stesso tempo ti consuma.

Post scriptum: in un negozio di Trapani è stata rinvenuta questa locandina:

Della vicenda ne parla Femminismo a Sud. Per tutto il resto godetevi l’ennesima figura della femmina sottomessa al mercato e allo sguardo maschile che ne riduce la nostra rappresentazione in due ruoli stereotipati: la casalinga e la donna-oggetto, due in uno.

10 commenti

  • Sui disturbi alimentari mi sono già espresso, dare la colpa solo a certa “messaggistica pubblicitaria” mi pare fuorviante, l’anoressia ha poco a che fare col desiderio di essere belle “come le Miss”.
    Ho già detto anche cosa penso dell’aspetto estetico e di come non credo sia possibile nè giusto estirparla dalle nostre vite, nè credo che chi usa cosmetici (che tra l’altro si possono fare pure “in casa” se si vuole e si sa come fare) sia per forza una schiava inconsapevole.
    Ci terrei comunque a distinguere tra le fiction e la pubblicità che ci mettono in mezzo

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    • Ciao Paolo, ti sembrerà impossibile, ma non sapevo della tua esistenza fino ad ora, quindi non ho avuto modo di leggere le tue considerazioni sui disturbi alimentari.. che sfortuna :(

      Hai già detto anche cosa pensi dell’aspetto estetico? (Pensavo si dicesse esteriore)
      Avrei tanto voluto conoscere il tuo pensiero :(
      Per non parlare del fatto che hai scoperto che non si può estirparlo!
      Infatti non si può! Si può dargli meno importanza, si può evitare di usarlo per discriminare le persone, ma non estirparlo!
      Verissimo! Lo penso anch’io! (A meno che non ci trappiamo gli occhi!)
      Comunque, come tu ci fai notare, non sarebbe giusto!

      Mi sono proprio perso tutte le tue perle di saggezza :(

      Una sola domanda:
      Ci terrerresti a distinguere tra fiction e pubblicità?
      Mi dispiace che tu non ci riesca…
      Guarda, dovrebbe esserci scritto sotto comunque.

      Spero di esserti staro utile ;)

      Ciao!

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  • VISTE, MA NON ASCOLTATE L’analisi di Mernissi dimostra come nella cultura occidentale la donna esiste nello spazio pubblico solo come corpo sessuale, passivo e muto, comunque privo del prestigio che è il tratto distintivo del potere. Un’ipotesi verificata da ricerche sulla rappresentazione del femminile in pubblicità e sui mass media. Ecco cosa scrive la sociologa Milly Buonanno nel suo recente studio sulle giornaliste italiane: “[…] le giornaliste televisive popolano i sogni erotici dei telespettatori italiani. Solo all’apparenza frivoli, simili episodi costituiscono indicatori ‘seri’ dell’importanza attribuita al corpo femminile – nei termini ambivalenti sia della vecchia stereotipizzazione di stampo maschilista, sia dell’autovalorizzazione di matrice post-femminista – nell’esercizio di una professione (non più) tradizionalmente maschile”. Le cose non vanno meglio nella carta stampata, dove l’immagine non dovrebbe essere così importante. La Buonanno nota come fra le grandi firme del giornalismo italiano non manchino quelle femminili e che le loro parole, in qualche misura, contano. Eppure sono ben lontane dall’essere ascoltate: “Al suo livello di realizzazione più intenso ed elevato, essere ascoltati – nel senso di dettare scelte, politiche, agende e quant’altro – è prerogativa di chi occupa posizioni istituzionali di potere. Nel mondo dell’informazione come altrove. Questa prerogativa, almeno nella stampa quotidiana e nella televisione […], non è oggi molto più diffusa di quanto lo fosse ai tempi della Serao. […] Grazie alla televisione, alle firme in prima pagina e comunque all’evidenza rivestita da volti e nomi femminili negli spazi dell’informazione le donne giornaliste hanno acquisito grande visibilità (e spesso altrettanta notorietà) in Italia. Ma non è senza significato che la loro situazione si presti a essere sintetizzata con le parole di un detto anglosassone riferito ai bambini: possono essere viste, ma non ascoltate” (4).

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    • “L’analisi di Mernissi dimostra come nella cultura occidentale la donna esiste nello spazio pubblico solo come corpo sessuale, passivo e muto”
      Penso che la cultura occidentale, specialmente oggi sia un po’ più complessa rispetto a quest’analisi, mi dispiace mi sembra troppo semplificante, è come dire che nel mondo arabo-islamico le donne sono tutte, sempre e comunque, schiave, mute e invisibili.
      E comunque se il telespettatore medio sbava (ma poi chi è ‘sto telespettatore medio?) davanti alla giornalista televisiva, il problema è suo, non della giornalista che fa il suo lavoro

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      • che poi specie in Italia, ci sia un problema di pubblicità sessiste e di show televisivi spazzatura, questo è indubbio e anche questo blog lo ha dimostrato tante volte

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      • il manifesto del negozio di Trapani è una schifezza, in effetti

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      • ” è come dire che nel mondo arabo-islamico le donne sono tutte, sempre e comunque, schiave, mute e invisibili.”

        non che non ci sia anche questo aspetto, però..

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  • Come non essere d’accordo? Ci propongono ossessivamente modelli stereotipati e irraggiungibili per lucrare sulla nostra frustrazione…..

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  • Reblogged this on misentopop.

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