Istat : le donne sempre più escluse. La parità è ancora lontana!

L’Italia è un paese diseguale. Questo esce fuori dai recentissimi dati  del Rapporto annuale Istat.

L’ascensore sociale è fermo dagli anni’60 : solo il 20,3% dei figli degli operai è arrivato all’università, contro il 61,9% dei figli delle classi agiate. In Italia si respira ancora la diversità tra ceti sociali, ancora troppo netta è la divisione tra “figli di serie a  e figli di serie b”.  Le disuguaglianze sono la parola d’ordine in Italia, dove circa il 30% dei figli di operai ancora abbandonano gli studi tra i banchi di scuola.

La situazione più allarmante si registra per le donne : il 33,7% delle donne tra i 25 e i 54 anni in Italia non percepisce alcun reddito, contro il 4% dei Paesi scandinavi.

Vi riporto di seguito alcuni dei punti più salienti del rapporto Istat, che disegnano chiaramente come l’Italia ancora non sia un paese per donne (soprattutto se figlie di ceti meno agiati).

L’Italia si distingue, rispetto a molti paesi europei, per la persistenza di modelli familiari tradizionali, nei quali la donna non è occupata o, seppure occupata, percepisce redditi mediamente molto più bassi di quelli del marito.

In Italia la divisione dei ruoli di genere all’interno della coppia è ancora tradizionale: l’uomo continua in moltissimi casi ad avere il ruolo di breadwinner e il lavoro domestico e di cura pesa soprattutto sulle donne, indipendentemente dalla loro condizione occupazionale.

Guardando anche alla divisione dei carichi di lavoro domestico e di cura, in quasi un terzo delle coppie le donne non contribuiscono al reddito familiare e si fanno carico della totalità o quasi del lavoro domestico e di cura; quando c’è una qualche divisione con il partner, è la donna a farsene prevalentemente carico, mentre sono rarissimi i casi nei quali prevale un equilibrio.

L’indice che misura l’asimmetria nella distribuzione delle ore allocate ai lavori domestici e di cura è sempre elevato, anche nei casi in cui la donna è l’unica percettrice di reddito (64 per cento) e arriva ad unmassimo dell’84 per cento quando la donna non percepisce redditi.

Le coppie caratterizzate da una divisione equa sia del lavoro familiare sia delle responsabilità economiche sono il 5,7 per cento delle coppie. A differenza di quelle tradizionali, queste famiglie risiedono soprattutto nel Nord (58,4 per cento).

Su Repubblica ci si chiede : “Come vivono queste donne a carico dei mariti? L’Istat ce ne riporta un ritratto di sapore medievale”

L’angelo del focolare. “Nelle coppie in cui la donna non lavora (30% del totale) è più alta la frequenza dei casi in cui lei non ha accesso al conto corrente (47,1% contro il 28,6% degli uomini); non è libera di spendere per sé stessa (28,3%), non condivide le decisioni importanti con il partner (circa il 20%); non è titolare dell’abitazione di proprietà”. Inoltre le moglie separate o divorziate sono più esposte al rischio di povertà a fronte dei mariti nella stessa situazione: 24% contro 15,3%.

Il divario più allarmante si registra tra nord e sud. Da “InGenere” scrivono : “[…]le nuove occupate sono quasi tutte al Centro-Nord (1,5 milioni di lavoratrici in più), e solo in minima parte al Mezzogiorno (196.000)”.

Ma di che lavori si tratta?

Soprattutto part-time: le donne a quanto pare sono costrette ad accettare questo tipo contratto, ma come abbiamo potuto notare dai dati Istat forse molte donne richiedono questo contratto volontariamente anche perchè, non c’è una giusta divisione dei compiti domestici tra i coniugi.

Il rischio di perdere il lavoro nell’industria per una donna è superiore del 40% rispetto a un uomo.

Niente di nuovo, quante volte abbiamo discusso e protestato per le dimissioni in bianco per le lavoratrici incinte?

Come si può considerare un paese con questi dati?

Libero? Non di certo.

Democratico? Siamo ancora fermi al Medioevo!

Paritario ? Ancora un sogno lontano!

Come si può immaginare la crescita e lo sviluppo di un paese senza le donne? Le donne sono una risorsa importantissima per la società, le nuove casalinghe sono giovani donne laureate che hanno visto sfumare sogni e sacrifici tra le mura domestiche. Questi dati fanno malissimo, a noi donne sicuro, ma anche a tutto il resto del paese.

Perchè ci sono ancora queste divisioni? Perchè le donne si ritrovano ancora come le proprie mamme e le proprie nonne a passare le giornate a sfaccendare in casa, senza una propria indipendenza economica e senza alcuna realizzaziona personale? Ma soprattutto perchè in casa non c’è una sana e giusta divisione dei ruoli?

Una cosa è certa: un paese che divide ancora le persone a seconda del sesso di appartenenza, che esclude le donne dal lavoro, dalle aziende e dalla politica non è un paese civile.

(Faby)

19 commenti

  • Questo argomento mi tocca in prima persona. Non per quanto riguarda la spartizione degli oneri domestici, in quanto io e il mio compagno ce li ripartiamo in modo equo (anzi, spesso fa più lui di me) ma sicuramente per quanto riguarda il mondo del lavoro e dei sogni che si fanno sempre più sfumati. Ho un figlio di tre anni e mezzo e questo, mentre è stato motivo di sprono per il mio compagno, ha fatto sì che io vedessi la mia vita scivolarmi dalle mani. Una giovane donna e mamma che cerca lavoro in questo paese è come un cammello che cerca di passare dalla cruna di un ago. Alla fine mi sono dovuta accontentare di un contratto pseudo inesistente e di un lavoro che non riguarda ciò per cui sto studiando. Il pregiudizio in Italia la fa da padrona e a prescindere della crisi le risorse non vengono valorizzate, creando così un circolo vizioso dal quale non so se ci rialzeremo!

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    • il pregiudizio?quale pregiudizio?un imprenditore avra si o no il diritto di assumere chi vuole… ci sono donne che eccellono nelle competenze e nelle loro capacita… mirare all’eccellenza è necessario e indispensabile per l’uomo e per la donna…. non mollrae alessia… ma chi ti sceglie ti deve preferire per capacita e per competenze e non bisognerebbe scaricare sempre le cose su finti stereotipi… se una donna sa fare meglio di un uomo e fa rendere di piu all’azienda per ovvi motivi viene scelta e preferita … tutto qua…

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      • appunto Pietro: fa rendere di più all’azienda..spesso una donna viene vista come una potenziale spesa per l’azienda poichè se rimane incinta ha diritto a mesi di congedo retribuito (giustamente anche se questi diritti ancora non valgono per le precarie) perciò ai colloqui di lavoro chiedono spesso alle donne con fare preoccupato, se sono sposate, se hanno intenzione di avere figli mentre non lo chiedono ad un uomo, mi risulta.

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      • Caro Pietro, così DOVREBBE essere. Purtroppo così NON è. Ho svolto colloqui eccellenti in cui la cosa era praticamente fatta, salvo ritrattare nel momento in cui scoprivano che ero mamma. Sembra che una donna si debba giustificare se madre, io non l’ho mai nascosto per principio, perchè dovrebbe essere una cosa da nascondere? Eppure, guarda caso, mi hanno preso solo quando ho taciuto la cosa. Per farlo mi son dovuta mordere la lingua! In Italia la maternità è come una grave malattia invalidante che non ti permette di lavorare, guarda un po’! Fattelo dire da chi è donna, mamma e ha un lavoro precario!

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      • BALLE!!!!!!!!!! caro Pietro..

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  • che quadro umiliante, degno del terzo mondo o paesi come l’afghanistan.
    Il problema è che in italia c’è la tendenza di far credere a noi donne che la parità è stata raggiunta o che addirittura comandiamo noi mentre si sa benissimo che non è così. Il problema è che le donne vengono illuse in modo che non riprendano più a lottare per i loro diritti, dobbiamo liberarci da questo!

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  • sui lavori domestici ogni coppia si regola come vuole e come può, secondo me (ma sono favorevole al fatto che gli uomini aiutino di più specie se anche la moglie lavora). Comunque se è ancora la donna a non lavorare e ad occuparsi dei figli maggiormente i “padri separati” non possono stupirsi se nelle separazioni casa e mantenimento vanno alle ex mogli (che comunque sono più esposte al rischio povertà ,24% contro 15%,, e stupisce il fatto che non ci sa una organizzazione delle madri separate mentre per i padri ce ne sono molte)

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    • Attento a non mettere in mezzo i padri separati perchè se no quelli ti danno del nazifemminista :D
      Ironia a parte è così purtroppo e i movimenti a favore della tutela dei padri separati dovrebbero capirlo. Io tollererei se anzichè scassare i maroni con la bigenitorialità e la Pas che rende le donne ancora più legate agli ex mariti, lottassero affinchè il lavoro domestico venga retribuito dallo stato in modo che quelle che non lavorano abbiano un minimo mensile che poi non le costringe a dover dipendere dall’ex marito, perchè poi penso che dipendere economicamente da un uomo è solo schiavitù e non è un privilegio per una donna anzi è una cosa che a noi donne non piace, ma purtroppo è solo un male necessario. Ma questi movimenti neomaschilisti cosa fanno? con la storia della presunta alienazione puntano perfino a toglierci la maternità! un pò come in Antica Grecia dove le donne dovevano solo partorire e poi la patria potestà andava solo al marito.
      La cosa più importante è che lo stato, oltre alla retribuzione del lavoro domestico, cerchi anche di fare leggi a favore del lavoro femminile fuori casa e dare alle donne la possibilità di conciliare carriera e famiglia.
      Poi oltre alle politiche bisognerebbe anche lavorare sulla cultura italiana: quanti uomini sono disposti ad aiutare la moglie in casa?
      In Italia ce ne sono veramente pochi perché i ruoli sono esclusivamente tradizionali e le lotte femministe del ’70 si sono fermate solo al rivendicare diritti come l’aborto, il divorzio e il riconoscimento della parità tra uomo e donna in famiglia ma solo in termini di leggi perchè fino a pochi anni fa le donne erano subordinate al marito anche giuridicamente come nei paesi arabi.
      Poi negli anni ’70 non è che le femministe non si siano poste il problema del lavoro delle donne, anzi è sempre stata una loro priorità nelle lotte, ma il problema è che in Italia sono state concesse solo alcune richieste, come se non ancora non si tollerasse che la donna debba essere al 100% padrona della propria vita. Infatti anche le conquiste sudate dalle femministe, come la 194, stanno rischiando di essere messe in discussione e fuori legge e anzichè andare avanti stiamo tornando indietro e questo è colpa di una società che ha illuso le donne di aver raggiunto i diritti anzichè incoraggiarle a chiedere ancora. Non mi stupisco se tra qualche anno ci ritroveremo peggio dei paesi arabi, perchè intanto quelli si stanno modernizzando e noi scivoliamo sempre più indietro.

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      • Non vale la pena stare a rompersi la testa cercando di capire le intenzioni dei FINTI padri separati, sono organizzazioni fatte da misogini repressi, molti di questi non sono nè padri nè mariti, quindi…questo la dice lunga! Per finti intendo i personaggi che sul web passano le ore a perseguitare chiunque parli anche lontanamente delle donne, hanno clonato di tutto, anche i centri anti-violenza, chi ha così paura tanto da distruggersi la vita monitorando ogni singolo commento, articolo, link vuole dire che oltre ad avere seri problemi mentali ha anche forti problemi a relazionarsi con l’altro sesso e soprattutto teme una società più civile. Un uomo violento – anzi un maschio, per me gli uomini sono altri – ha bisogno di una donna schiava per sentirsi forte. Lo stato dovrebbe cercare di intervenire, la situazione è critica per tutti ovvio, ma è giusto che ogni donna abbia la propria indipendenza in modo che la separazione non sia più una tragedia che manda sul lastrico entrambe le parti, ma è giusto che le donne abbiano la propria indipendenza anche perchè siamo nel 2012 e la figura della casalinga dovrebbe totalmente sparire (tranne ovviamente quelle che lo fanno per libera scelta, ma sono pochissime, ogni donna vorrebbe il suo lavoro e il suo stipendio, per non dipendere, per essere più libera e per dare qualche possibilità in più ai propri figli, se se ne hanno e se, se ne volgiono!).

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    • io mi contenterei se sparisse la pratica di licenziare le lavoratrici se restano incinte, e che una lavoratrice non fosse obbligata a lasciare il lavoro per diventare madre

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  • L’altro ieri sono andata in un negozio x chiedere se avevano bisogno di personale. Ho visto li lavorare solo la proprietaria e solo di mattina. Quando li ho parlato mi ha detto che per ora non ne ha bisogno ,perche diceva lei ” sono sola.i miei figli sono piccoli e devo prenderemi cura di loro.” . Beh nel dire che “sono sola” diceva anche “sono forte”. l’ammiro tantissimo. non era triste nel dire quelle parole, ma le ha detto con un certo sollievo. Le donne sono forti , è inutile girarci intorno. Le donne ormai si prendono troppe responsabilità. L’estate scorso ho incontrato una ragazza da Brazile sul treno. Abbiamo parlato per passare il tempo. Mi ha detto che ha una bimba piccolina e che aveva tanta nostalgia di lei. Non capendo , mi ha spiegato che aveva lasciato la bambina in Brazile e lei è tornata qui a prendere i documenti neccesari per potersi prendere cura della PROPRIA figlia. Ho chiesto del padre. mi ha risposto che è un italiano intorno ai 25 anni ma che è troppo immaturo di rendersene conto che ormai aveva una figlia da proteggere e crescere, e quindi lei non voleva passare la vita con un uomo cosi e quindi ha deciso di tornare nel suo paese.Potrei raccontarvi mille storie. Mi piace parlare con la gente e da ognuna ne ricavo tante informazioni, a volte positive ma maggiormente negative.e tanto difficile rispettare gli altri?!

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    • La storia della ragazza brasiliana ricorda spesso quella di altre donne straniere che dopo tornano al loro paese perchè si rendono conto che certi italiani non sono quello che promettono. L’atteggiamento di alcuni italiani con le donne straniere ricorda tanto quello dei nostri nonni con le connazionali quando le abbindolavano approfittando che erano più povere e socialmente più deboli. Certi uomini italiani poi questo con noi non riescono più a farlo ma ci sono alcuni italiani che trattano la moglie come fosse una schiava e i dati dell’Istat lo illustrano, c’è poco da girarci intorno se il problema è proprio del sistema in primis e di molti uomini italiani. Se poi qaulcuno mi da della misandrica si sbaglia di grosso perchè io NON parlo di uomini ma solo di uomini della nostra nazionalità quindi una parte dell’universo maschile, qualche milioncino rispetto ai miliardi di maschi nel mondo.

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  • REGOLA BASE DI QUESTO BLOG è NON INSULTARE e non insistere con commenti o confidenze che nessuno ha fatto intendere di gradire : chiunque lo faccia viene automaticamente cestinato! E se insiste automaticamente segnalato alla polizia postale, chi vuole intendere intenda. Grazie

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    • Il mio sarebbe stato un “commento confidenza” o un commento che collega i fatto con il post? O.o sto parlando seriamente (quindi niente prese in giro). vorrei sapere cosa ne pensi

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      • Tina tranquillissima =) non era rivolto a te ci mancherebbe…ma ad altra gente che appena legge dati Istat inizia a prendersela con chiunque li riporti e ad insultare o lasciare commenti poco carini! Questo blog come molti altri è soggetto a visite di singoli o meno, organizzati ad imporre i loro punto di vista, tutto ovviamente contro la parità!

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      • Phiiuu! Meno male :D stavo cominciando con i “ma perché?perché dovevo scrivere quello?”..insomma credevo di essere in torto . L’ultima cosa che vorrei al mondo sarebbe dare fastidio agli altri . grazie della risposta ^_^

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  • Ripeto… (non so se WP mi abbia voluta, visto che avevo perso la psswrd)
    Grande FABY! Leggerò attentamente il tutto grazie al tuo link. Un salutone da Roma. GM (che non è la general motors…)

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  • Reblogged this on Il Ragno and commented:
    No, la parita’ e’ ancora molto distante. E noi dobbiamo diffondere questi dati, perche’ la consapevolezza e’ sempre il primo passo per il cambiamento. Read, think outside the box.

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