Facciamo il punto della situazione

Solo alcuni numeri:

Pari opportunità: Ultima in Europa;

Posizione nel Global Gender Gap per parità di genere : 74° su 120 paesi;

Femminicidi e violenza contro le donne: Prima in Europa;

Occupazione femminile e opportunità di lavoro: Ultima in Europa;

Immagine della donna sui media: Unico Paese del mondo che ritrae le donne in tv, sui giornali e in pubblicità come oggetti sessuali o in modo stereotipato;

Politiche di genere: Unico Paese occidentale che non possiede un ministero della pari opportunità (abolito con l’entrata del governo tecnico), che non istituisce le quote rosa e che non fa leggi per contrastare la violenza e la discriminazione delle donne;

Donne ai “vertici”: Unico Paese occidentale con un tasso così basso di donne nei Cda (6%) e in Parlamento  (18%) peggio dell’Afghanistan;

Ruolo della donna in famiglia: Penultima in Europa per quanto riguarda la distribuzione del tempo libero che risulta minore nelle donne a causa della distribuzione equa del carico domestico e familiare tra i coniugi;

Stato civile: L’Italia non ha ancora una legge che consente l’uso del cognome materno;

Sanità: Primi in Europa per dolorosi parti cesarei, senza accesso al parto epidurale e agli ultimi posti per l’accesso all’Ivg;

Maternità: Secondo una classifica di Save the Children, l’Italia è uno dei peggiori posti per quanto riguarda la maternità. Su 40 paesi siamo al 21esimo posto, perdendo due posizioni rispetto all’ indagine dell’anno passato;

Discriminazione sul lavoro: L’Italia è unico Paese in Europa e nel mondo che possiede una legge chiamata “le dimissioni in bianco” , la quale consente al datore di lavoro di licenziare le donne incinte. Nessun altro paese- nemmeno quelli più sottosviluppati dal punto di vista di genere e dei diritti umani e – possiede una legge così discriminatoria. Manca perfino un legge che consente il congedo familiare ai papà;

Parità salariale: Prima in Europa per disparità di salario tra uomo e donna a pari livello di mansione;

Sessualità: Le donne italiane hanno ancora scarso accesso alla contraccezione (40%)  e all’informazione sessuale sopratutto a causa dei tabu’ legati alla sessualità femminile e l’influenza religiosa nel nostro Paese. Peggio del Botswana (48%), Zimbabwe (58%), ma anche Egitto (58%) e Tunisia (52%); 

Tasso di fecondità: Ultima in Europa per tasso di fecondità a causa della mancanza di politiche a favore della conciliazione della carriera con la famiglia.

Le donne italiane sono le più infelici  e (sessualmente) le più insoddisfatte d’Europa. Come possiamo essere soddisfatte con questi dati?

Ho dimenticato qualcosa?

Immagine: si tratta di un disegno creato da me, chiunque lo voglia usare è libero di farlo.

Mary

6 commenti

  • non so se hai dimenticato qualcosa. soprattutto sarebbe interessante avere dei dati anche su accesso all’epidurale durante il parto (so che pochissime strutture in Italia ne dispongono e pochissime donne riescono ad avvalersene) – però sarebbe interessante una collocazione nella classifica europea e sinceramente non la conosco. e anche per quanto riguarda la fecondazione assistita, sarebbe utile sapere qualche statistica in più. sono spunti per il futuro…
    invece non capisco cosa vuoi dire con: “Manca perfino un legge che consente il congedo familiare ai papà”, forse non ho capito cosa volevi dire, ma il congedo parentale (se è di questo che parli) è possibile per i papà perchè la legge dice (dal sito inps http://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=7151):

    Nei primi otto anni di età del bambino i genitori, lavoratori dipendenti, hanno il diritto di assentarsi dal lavoro, anche contemporaneamente:
    la madre può astenersi per un periodo, continuativo o frazionato, non superiore a 6 mesi;
    il padre può astenersi per un periodo, continuativo o frazionato, non superiore a 7 mesi;
    Le astensioni dal lavoro, se utilizzate da entrambi i genitori, non possono superare il limite complessivo di 11 mesi.
    il genitore solo può astenersi per un periodo, continuativo o frazionato, non superiore a 10 mesi.

    il punto è che la retribuzione è del 30% fino a 3 anni e 0 fino a 8 anni, e visto che – come anche tu evidenzi – è forte la disparità di stipendio fra uomo e donna, difficilmente a una famiglia converrà rinunciare a parte o tutto lo stipendio più alto, oltre al fatto che la mentalità che sia disdicevole per l’uomo assentarsi dal lavoro per stare con i figli è dura a morire.

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  • Veramente tristi i dati statistici :( (beh il termine “statistica” forse è un po’ sbagliato utilizzare in questo contesto, perché in fin dei dati matematici, dati che si sanno, dati che sono veri! ) :(

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  • Purtroppo sì. Hai dimenticato che il diritto al trattamento antalgico durante il parto qui in Italia è di fatto negato alle donne che lo richiedono. http://epidurale.blogspot.it/

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  • un bel lavoro – anche se questi dati fanno rizzare i capelli -, complimenti.

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  • Non sono a conoscenza di una legge chiamata “le dimissioni in bianco”.
    Vuoi forse dire che è una prassi abituale?
    Il licenziamento della madre entro un anno di età del figlio è vietato dalla legge.
    Mi scuso se non ho capito bene, sono d’accordo col tuo articolo e sono sconvolta dal quadro desolante che ne viene fuori.

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