Ecco come i media giustificano le violenze di genere

In questi giorni sono stati diffusi appelli per fare in modo che il femminicidio possa essere riconosciuto socialmente, ma durante questo tran tran è stata uccisa un’altra donna a Cuneo per gli stessi motivi culturali che mantengono la condizione della donna italiana a mero oggetto. Questa volta ad essere gelosa era la moglie ma lui l’ha fatta fuori perchè non tollerava il fatto che lei non fosse una donna paziente e sottomessa, insomma un altro delitto prettamente “di genere”, dove le donne sono viste da una parte come delle proprietà (come è successo nel caso Vanessa) e dall’altra come oggetti da rottamare, da sopprimere se troppo autodeterminate e se non tollerano quello che decide il “padre-padrone”.

I media riportano la notizia in questo modo (fonte LaStampa):

Nell’articolo si parla di accuse, dissapori, riducendo la vicenda a “normali” conflitti familiari. E non solo. In tutto l’articolo si presenta il femminicidio come fosse una specie di missione eroica, un dente dolente da debellare e l’assassino viene chiamato con vezzeggiativi e altre parole che rimandano ad un gesto di affetto, immedesimazione e comprensione verso quest’ultimo. “In fondo aveva problemi psicologici e malgrado questo la moglie egoista e rompipalle lo esasperava anziché assecondarlo o prendersi cura di lui, motivo per cui lui aveva l’amante”, questo è il messaggio che lancia questo articolo, dando una rappresentazione distorta della figura femminile, la quale dovrebbe essere paziente, dolce, sottomessa, assecondarlo e che inoltre se l’è pure cercata “riaccogliendolo in casa”. Il massimo che hanno fatto è chiamarlo “omicida”, appunto omicida non femminicida!

Malgrado le mobilitazioni del web è stato, i media continuano a giustificare la violenza contro le donne. Anzi, vi dirò di più, a loro non piace proprio parlare di “femminicidio” e piano piano sono affiorati articoli che si dimostravano contrari all’utilizzo del termine.

Ricordiamo però che le giustificazioni della violenza sulle donne non avvengono solo quando si parla di “femminicidio” ma anche quando si articolano episodi di stupro. Il primo elemento è l’inserimento di un’immagine (anche le immagini sono importanti) che riassume la complicità della vittima con l’aggressione, mediante l’aspetto fisico, l’abbigliamento e il viso coperto che indica “vergogna” della vittima (e non dello stupratore) per aver subito e denunciato una violenza o passività perchè potrebbe indicare anche un “pianto” che invoca la debolezza della vittima e la necessità di essere protetta o tutelata, anziché rappresentare la vittima per quello che è, cioè che ha avuto l’autodeterminazione di denunciare un gesto coraggioso in un Paese che se ne frega di dare giustizia alle vittime di violenza di genere.

Questo è l’articolo “più grave” perchè rappresenta la vittima come un’ “esca” anche se avevo una fila di articoli che mostrano le vittime come “femme fatale” o se coinvolgono ragazzine minorenni violentate vengono accompagnati da foto di sederi e altre parti del corpo ammiccanti (perfino materiale che appartiene veramente alle vittime, quindi pedopornografia vera e propria), se non fosse che li ho persi (e gli articolisti hanno rimosso l’immagine su mia richiesta) ma che tengo comunque a comunicarvelo.

La vicenda è quella di una signora che andava a fare spesa, molestata e quasi stuprata da un uomo se non fosse che ha allertato le guardie. L’immagine di apertura è quella di una modella in minigonna chinata per far intravedere che sotto non ha biancheria mostrando empatia con lo stupratore per quanto riguarda la considerazione delle donne. Il messaggio è anche questo: “le donne che vengono violentate se le vanno a cercare” oppure “bisogna capirlo poveretto, non sapeva resistere alla sua bellezza”. Tutto l’articolo mostra sentimenti di empatia con l’aguzzino, dando una descrizione estetica dettagliata della vittima (giustificando così la violenza), fornendo perfino le sue iniziali e dati personali, quindi trattandola alla stregua di una criminale (dal momento che di solito vengono pubblicati i dati degli aggressori), violando perfino la sua privacy e mettendo così a rischio la sua persona (dal momento che lui che è libero e potrebbe rintracciarla), mantenendo invece in segretezza il nome dell’aggressore.

Questo è solo uno di una serie di articoli che giustificano o incoraggiano gli stupratori o molestatori, sopratutto quando questi sono italiani. Troveremo una marea di articoli “scritti con i piedi”, i quali preciseranno che la vittima “era ubriaca”, scatenando nel lettore reazioni di scandalo verso e condanna verso l’atteggiamento poco prudente o disponibile della vittima, complice oppure da “ragazza poco seria” piuttosto che verso il violentatore. Spesso negli articoli si abusa della “presunzione di non colpevolezza”. Non è raro dare spazio alle testimonianze o a come i conoscenti o i parenti descrivono i responsabili (spesso positivamente) e poco ci si concentra sulla vittima se non alcune volte con toni che fanno intendere che lo stupro è falso.

Non mancano nemmeno articoli che informano sullo stato di ebbrezza dell’autore di stupro (ma anche di femminicidio come è successo nel caso di Vanessa Scialfa) che invece quando è uomo appaiono come attenuanti, per generare nel lettore sentimenti di giustificazione verso chi ha compiuto il gesto come “in fondo era ubriaco, non lo avrebbe mai fatto fosse sobrio”. Questi dettagli non vengono quasi mai menzionati quando gli autori sono stranieri, dove spesso appare la nazionalità di questi ultimi, incitando al razzismo, secondo il quale si dovrebbe essere solidali con le vittime solo quando lo stupratore è straniero, come senso di possesso verso queste ultime piuttosto che come gesto di tutela della libertà femminile.

Analisi più dettagliata (fonte ilgiorno):

Stupratori italiani: Nel titolo si usa il termine “presunto” , “accusati” e altri giri di parole che fanno passare la vittima come colei che potrebbe essersi inventata tutto (malgrado i segni che riporta). Le vicende che coinvolgono stupratori italiani vengono scelte dagli articolisti in base al luogo in cui si svolgono: sempre in luoghi dove le vittime si recano a divertirsi come bar, discoteche, aree aperte e quasi mai nelle mura domestiche (le poche volte che se ne parla, si cita spesso che si tratta di “famiglie degradate” o in stato di miseria, generando anche il classismo), dando spazio anche alle dichiarazioni della difesa che li assolve, il quale specifica che erano incensurati, sconvolti o innocenti e se non riportano le parole dei legali, vengono riportate le dichiarazioni di familiari e conoscenti, i quali specificano che “sono bravi ragazzi” sottintendendo che forse lei si è inventata tutto, all’età e stato civile: sempre giovane o giovanissima e single, descrivendo latteggiamento o aspetto fisico della vittima: in questo articolo si descrive la vittima come ubriaca, sola che aveva chiesto un passaggio, in poche parole che se è vero se l’è proprio cercata.

Gli stupri compiuti da stranieri vengono condannati a priori, sottolineando la nazionalità, fornendo nome, cognome (su stupri di italiani l’inserimento del nome e cognome dei responsabili avviene solo quando sono presenti le dichiarazioni degli avvocati di difesa) e fototessera. per essere scelte dagli articolisti, le vicende devono avere dei parametri: il luogo: sopratutto treni, chiese, piazze, parchi, generalità della vittima: giovane ma spesso sposata e madre (per sottolineare il senso di appartenenza ad un uomo) e l’ora del giorno: quasi sempre in pieno giorno e se accade di notte lei era con il fidanzato o marito. Ecco un’articolo del recente stupro dove a differenza di quello di Voghera, è scritto “bene”, non appaiono parole di comprensione ma di condanna:

Ora vi posto un articolo in breve piuttosto razzista. Senza fare caso agli errori di ortografia, noterete che viene sottolineata la nazionalità dei due aggressori e altre elementi che li identificano doppiamente criminali in quanto stranieri. il messaggio è “la violenza sulle donne dipende da certe culture ed è un fenomeno recente importato con l’immigrazione” oppure che “e’ solo un problema di sicurezza” perchè le violenze che fanno scalpore avvengono sempre fuori di casa e mai dentro, come se ancora lo stupro fosse un reato contro la morale pubblica e come se in casa fosse tollerato. Questo non rischia di diventare un messaggio che aiuta a stendere un velo omertoso verso tutte le violenze compiute da italiani tra le mura domestiche, diventando in qualche modo conniventi?

Perchè quando lo stupratore è italiano si usa la massima riservatezza, si specifica che erano incensurati o bravi ragazzi, facendo passare lo stupro con un’accusa che potrebbe essere anche falsa (malgrado i segni che riportano le vittime)?

Perchè nei femminicidi compiuti da stranieri si parla del patriarcato di certe culture, mentre quando un uomo italiano uccide la propria compagna si parla di “gelosia”, “conflitti familiari”, “depressione”? Insomma si tende a giustificare come se la violenza sulle donne non riguardasse questo paese e questa cultura e se accadessero fossero solo “cose che capitano” o comunque cose scaturite dalla disponibilità della vittima o dal contesto (come famiglie degradate, quartieri malfamati, spazi aperti come discoteche ecc).

E’ vergognoso questo. Io mi sono stufata di continuare a scrivere articoli su articoli su come la donna viene trattata nei massmedia ma lo faccio perchè voglio contribuire a cambiare lo stato di cose e lotterò con tutte forze finché non cambi la situazione, affinché i media non usino più un linguaggio sessista, di compiacimento, tolleranza e incitamento alla violenza sulle donne.

Cambiare linguaggio è già un passo avanti perché spesso una sola parola può portare a tollerare, quindi incoraggiare un fenomeno.

Ps: se volete contattarmi per opinioni ecco il mio contatto personale:

mary.comunicazionedigenere@gmail.com

Mary

10 commenti

  • Grazie Mary per tutto il lavoro che fai ogni giorno.

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  • sei molto brava. questo articolo riassume con precisione e sintesi la situazione del giornalismo italiano che riguarda la violenza sulle donne e il femminicidio. ho provato qualche volta a segnalare agli autori che avevano utilizzato immagini o linguaggio impropri e sono stata aggredita. quello che scrivi è semplicemente il ritratto di una realtà, e bisogna tartassare i giornali scrivendo il nostro sdegno, facendo notare anche il dettaglio più insignificante perchè devono rendersi conto che questa mentalità non è solo in chi commette omicidi o violenze, ma è anche nei mezzi di informazione, nella popolazione. davvero non sopporto più l’incompetenza con cui certi giornalisti fanno il loro mestiere.
    penso alla frase “ho fatto un guaio”, è la stessa che usa mio figlio di 3 anni e mezzo quando combina qualcosa come rovesciare un bicchiere d’acqua o far cadere un oggetto per terra.

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  • Ciao, premetto che mi accorgo da tempo delle sfumature linguistiche di cui parli in questo post, e apprezzo la tua analisi accurata. Qualche giorno fa sono rimasta a bocca aperta da questo articolo sul corriere. Per quanto i ruoli siano invertiti, rimane il trattamento della realtà come se fosse una fantasia da b movie anni ’70. Lo dobbiamo continuare a chiamare giornalismo? http://www.corriere.it/esteri/12_aprile_30/germania-ninfomane-seriale-colpisce-ancora_ce71e3f4-92d0-11e1-96f9-bbc2eef37e85.shtml

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  • Condivido tutto, tranne una cosa che sta divenendo ormai una consuetudine fra molti. Il termine “femminicidio” nella sua vera traduzione, non indica solo l’uccisione di donne in quanto donne, quindi, vittime di una cultura patriarcale che le oggettivizza. Il termine indica tutte le violenze compiute sulle donne in quanto donne, quindi, include ad esempio la violenza sessuale, ma anche pratiche come l’infibulazione e così via dicendo fino ad arrivare alla forma più estrema che è l’uccisione.
    Non vorrei passare per la “maestrina”, ma almeno tra noi sarebbe bene utilizzare bene i termini. Pensate ad esempio che una categoria analitica importantissima come “genere” per molti è diventato il sinonimo di “femminile”.

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  • Ancora:
    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_maggio_2/morti-rizzoli-coltellate-marito-moglie-2014540222.shtml
    “sembra che l’ex sarto da uomo in pensione di 65 anni soffrisse da tempo di un forte stato depressivo, forse determinato da una cardiopatia che gli era stata diagnosticata.”
    “Originari della Puglia, sembra che Umberto Passa – sarto da poco in pensione – volesse tornare al Sud, nel paese di origine, contro il parere della moglie.”

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  • Buongiorno!
    VI segnaliamo un nostro articolo sulla Psicologia del Femminicidio. http://www.stateofmind.it/2012/05/femminicidio-psicologia/

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  • Pingback: FEMMINICIDIO E COMUNICAZIONE

  • Ha fatto un ottimo lavoro, davvero, complimenti! Tutto ciò potrebbe far parte dell’ “oggettivazione della donna”, probabilmente.
    Vorrei chiederLe un parere: secondo Lei, da cosa è dovuto questo linguaggio sessista nei confronti della donna? Dagli stereotipi? Da un senso di razzismo (magari anche “inconsapevole”…) che il giornalista (uomo) ha nei confronti della donna? Oppure dalla cultura in sé, che si fa portatrice di un’idea di donna-oggetto?
    Io credo possa essere un’insieme di questi elementi, compresi sicuramente tutti i processi cognitivi che stanno dietro all’uso del linguaggio, agli stereotipi, ecc.
    Vorrei sapere il Suo punto di vista su questo.

    Complimenti ancora per questa minuziosa analisi!
    A presto.

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