La percezione mediatica e sociale del femminicidio

sangue

Nel nostro Paese la violenza domestica (o in generale sulle donne è tabù). Se è così facile parlare di fenomeni tristi e altrettanto molto frequenti come le “morti bianche”, “le stragi in strada”, “le vittime del maltempo”, “le vittime della droga”il razzismo”, l’”omofobia”, parlare di “femminicidio” e più in generale della violenza di genere è ancora tabù nel nostro Paese: l’unico fenomeno che non ha ancora un nome secondo i media, il Governo e l’opinione pubblica italiana.

Spesso i media e perfino il Governo l’opinione pubblica attribuiscono questo fenomeno alla nazionalità del carnefice, allo stato di ebbrezza, alla gelosia, compiendo una gravissima giustificazione e attenuante sociale ad un fenomeno che nel nostro Paese mette in pericolo una grandissima fetta di popolazione femminile.

Qualsiasi fosse la violenza sulle donne, le giustificazioni sono le stesse: lui aveva bevuto, si era drograto, l’amava troppo, era immigrato, lei portava la minigonna, lei lo esasperava, era depresso e via dicendo…

Abbiamo cercato di chiedere ai media di non usare linguaggi sessisti e di abbandonare la tendenza a giustificare la violenza sulle donne, unico fenomeno che nel nostro Paese o si giustifica o si fa passare nel silenzio più assoluto.

Le giustificazioni mediatiche sono pericolosissime, ti fanno pensare che la violenza sulle donne fosse compiuta solo da certe culture, accettata, tollerata, o addirittura meritata dalla vittima spesso quando lui è italiano.

Questa tendenza, non solo scoraggia le vittime a denunciare, ma incoraggerebbe i violenti ad esserlo perché oltre al “buonismo” mediatico, il nostro sistema giudiziario non condanna quasi mai duramente un uomo violento (a proposito, un’altra notizia triste: l’assassino di Simonetta Cesaroni è stato assolto) e nemmeno il Governo fa qualcosa per porre fine a questo fenomeno per non rovinare l’immagine della famiglia.

Quest’omertà è sintomo di come ancora oggi la violenza sulle donne venga accettata dalla nostra società, indipendentemente da che forme si esprima, non cambia se si tratta di uno stupro (l’ultimo efferato avvenuto ieri da  perte di due italiani: padre e figlio tanto per dire che il disprezzo per le donne spesso si apprende nelle famiglie italiane), di percosse o di femminicidio, il problema è sempre lo stesso. E’ come se nel nostro Paese fosse ancora presente il delitto d’onore, come se, malgrado la legge sia stata abrogata, continuasse a “vivere” nella mente di molti italiani, dai tribunali, dalle aule del Parlamento e nelle case degli italiani!

 E proprio questo il problema, l’Onu e l’Ue hanno chiamato il Governo a fare qualcosa come deterrente (come inasprire le pene, pubblicizzare e finanziare i centri antiviolenza che invece chiudono) ma anche per sensibilizzare la società affinchè venga arginato il fenomeno, perchè l’italia è uno dei pochi Paesi europei con un fenomeno di tale proporzione (il femminicidio e la violenza sulle donne, avvengono dappertutto ma in nessun paese europeo, specifico, sono mai stati registrati numeri così preoccupanti e così poca attenzione di fronte al fenomeno), ricordando che negli altri Paesi la denoninazione femminicidio è entrata nell’uso comune e ci sono Paesi che lo hanno inserito nel codice penale, tra i quali l’Argentina.  Assieme a questo, l’Onu ha chiesto all’Italia di contrastare gli stereotipi sessisti sui media, additati come la causa del Gap che relega l’Italia come l’unico Paese occidentale che figura in fondo alla lista dei Paesi per divario di genere sul Global Gender Gap, che contribuisce al mantenimento di una cultura stereotipata e una posizione subalterna delle donne, fonte di discriminazione e incoraggiamento alla violenza.

 Dopo la vicenda di Vanessa, si stanno moltiplicando gli appelli in rete. Ora attendiamo la risposta del nostro Paese.

Immagine: da femminismo a sud

 Mary

9 commenti

  • icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  • Pingback: Vanessa. « Sud De-Genere

  • Il problema sai qual è? Che molti stentano ancora a vedere il nesso tra oggettivazione della donna in pubblicità e violenza sulle donne e anzi, sminuiscono la piaga dicendo che un innocente cartellone pubblicitario non può indurre un uomo a stuprare una donna o a considerarla un oggetto di sua proprietà.
    Uno, più che farglielo capire, che deve fare? Boh, a me cadono le braccia.

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    • e magari sono gli stessi che picchierebbero volentieri la propria moglie o violenterebbero una ragazzina se gli capitasse l’occasione…

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    • Sono pienamente d’accordo con te.La gente non trova un nesso perchè è difficile immaginare che una pubblicità possa avere questo potere (e magari fosse solo una al giorno) ma sono le stesse persone che ti dicono che loro non vengono assolutamente condizionati da uno spot. Sono sempre più sicura che cambiando la linea comunicativa pubblicitaria si possano fare passi da gigante a livello sociale.

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    • RR, fammi capire.pure io sono contro la pubblicità sessista ma non sono così sicuro che senza non ci sarebbero stupri, se un uomo cresce con una sana capacità di relazionarsi con l’altro sesso non stupra a dispetto di tutta la pubblicità

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      • Paolo il problema è proprio che non siamo tutti sani! Un messaggio violento tu lo percepisci in un modo totalmente diverso da un altro, è per questo che la pubblicità (e i media in generale) dovrebbe totalmente rinnovarsi.Una società in parte violenta (e in parte ignorante) non andrebbe assolutamente alimentata con messaggi sbagliati.

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      • Ok, Bibi riguardo alla pubblicità anch’io auspico un cambiamento. Fermo restando che la responsabilità dei crimini resta di chi li commette, scusate la banalità

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