Stupro di Pizzoli, il ginecologo: “mai visto nulla del genere”

violenza

Riporto quest’articolo da il manifesto per solidarietà alla ragazza violentata lo scorso mese fuori da una discoteca a Pizzoli, dove malgrado lo stato in cui è stata trovata, le ferite riportate e lo schock subito una trasmissione televisiva ha invitato l’avvocato difensore del ragazzo che l’ha violentata affermando cose aberranti, degne di un paese che stupra in silenzio. Noi abbiamo scritto alla trasmissione e pare abbia accolto le nostre richieste perchè sono tornati su quell’episodio e hanno invitato un medico che ha fatto delle dichiarazioni schoccanti sulla salute della ragazza che confermerebbero la violenza, smontando le difese dell’avvocato al ragazzo imputato. Intanto vorrei pubblicare l’articolo che descrive i gravi danni fisici riportati dalla vittima d quella brutale violenza. (i grassetti sono miei):

In Italia i media e l’informazione non sono sempre corretti quando trattano di violenza di genere e di solito tendono a urlare la notizia, a cercare lo scoop, e a ricalcare modelli culturali sulla donna molto pericolosi e dannosi per le stesse vittime e per le donne in generale perché svilenti per chi subisce violenza (come l’insistere su particolari morbosi) e accomodanti per chi la pratica (era un bravo ragazzo, di brava famiglia, è stato un raptus, era troppo innamorato quindi l’ha uccisa). Un linguaggio e un background culturale che nei tribunali viene usato per sostenere ipotesi in difesa di stupratori e autori di violenza che sottintendono stereotipi pesantemente maschilisti e misogini (se l’è cercata, è lei che lo ha provocato, l’uomo è cacciatore, all’istinto non si comanda, era consenziente), per cui le vittime di violenza diventano spesso offender e sono costrette a dimostrare “la violenza” subita, sopportando pressioni psicologiche che si aggiungono a quello che già hanno vissuto.

Troppo spesso inoltre, lo stupro viene considerato un reato di serie B e le donne si sentono talmente poco tutelate da preferire il silenzio alla denuncia, perché sanno che durante il processo potrebbero non sopportare il peso di un’altra violenza, quella psicologica e verbale.

Su quello che è successo tra l’11 e il 12 febbraio nello stupro alla discoteca di Pizzoli, vicino L’Aquila, dove una ragazza di vent’anni è stata trovata sulla neve, seminuda, coperta di sangue per l’emorragia che le lesioni della violenza subita le avevano provocato, è stato scritto e detto molto. Anche troppo. Di questo reato è stato accusato un militare, F.T. di 21 anni, e per lui il giudice, a differenza di altri procedimenti in corso in questo periodo su reati di stupro, ha disposto la custodia in carcere. La famiglia del ragazzo ha chiesto scusa alla famiglia della giovane stuprata, ma l’avvocato difensore, Alberico Villano, ha tranquillamente pronunciato il nome e il cognome della ragazza durante uno show televisivo con grave violazione della privacy ma soprattutto violando la riservatezza sulle norme di sicurezza cui la ragazza è sottoposta.

Oltre al reato di stupro, a carico del militare c’è l’ipotesi di tentato omicidio, in quanto l’uomo è stato fermato mentre si stava allontanando dalla discoteca, sporco di sangue, lasciando la ragazza in fin di vita sulla neve: un mancato soccorso che sarebbe costata la vita della studentessa se non fosse interventuto il personale della discoteca che l’ha soccorsa. La ragazza, uscita dal’ospedale ma ancora in convalescenza in un luogo segreto, non ricorda esattamente i fatti avvenuti perché lo shock è stato troppo forte, ma in una fase della sua ripresa in ospedale avrebbe detto: “Quelli mi volevano uccidere”, perché in realtà fuori dalla discoteca, oltre al militare inquisito, erano stati fermati anche altri due commilitoni del 33esimo Reggimento Artiglieria Acqui, insieme alla fidanzata di uno dei due.

L’avvocato del militare ha sostenuto in maniera convinta che il rapporto sessuale che ha subito la studentessa era un “rapporto amoroso consensuale”, sostenendo che l’uomo avrebbe provocato le ferite con “la mano”, malgrado i 48 punti di sutura che la ragazza ha dovuto subire per ricostruire le parti interne lese. Alla domanda sulla gravità delle ferite della giovane, che fanno pensare senza dubbio alcuno (e senza possibilità di dimostrare il contrario) a una violenza inaudita, il legale ha risposto che “non sono state provocate da un atto sessuale non voluto”, e che “la ragazza non è stata costretta”.

Secondo il legale: non ci sarebbe stato nessun corpo estraneo nell’atto sessuale; i due giovani commilitoni e la giovane non sono intervenuti in nessuna fase del fatto; e il giovane militare, “molto impaurito”, quando ha visto il sangue, è rientrato nella discoteca per chiedere aiuto. Non solo, perché la ragazza, secondo l’avvocato, “Dovrà spiegare il perché e il motivo per il quale è uscita fuori dal locale con il freddo e la neve insieme al suo giovane coetaneo”. In poche parole la ragazza dovrebbe rispondere al fatto che non solo era consenziente a farsi provocare quelle ferite ma anche che lei la violenza se l’è cercata. Su questo caso si è parlato di “pratica estrema”, del diametro di una mano chiusa a pugno considerando possibile che quelle ferite potessero essere state prodotte da un rapporto, “consensuale”, con l’uso di una pratica sessuale che si chiama fisting e che viene esercitata con il pugno. Un quadro davvero deprimente, vergognoso, schifoso, che su una vittima di stupro approfondisce quelle ferite che non guariranno mai.

Ma la vita è generosa anche nella tragedia, perché dalle dichiarazioni fatte in una trasmissione su Canale 5 ieri dal dottor Gabriele Iagnemma, il ginecologo dell’ospedale che ha “ricucito” la ragazza stuprata, si capisce che non può essere stata né una mano né un rapporto consenziente. Dichiarazioni che dovrebbero spazzare via tutte le elucubrazioni di dubbio gusto rimettendo al centro la vittima che ha subito una violenza terribile e il suo diritto ad avere giustizia, e quindi il riconoscimento assoluto di quello che ha subito, e anche a individuare l’autore di una violenza efferata che forse è pericoloso anche per la società:

“In trent’anni di attività non avevo mai visto nulla del genere – ha detto il dottor Iagnemma – quando è stata portata all’ospedale dal 118 e scortata dai carabinieri, è arrivata ricoperta di sangue in condizioni di incoscienza e in un grave stato di shock emorragico dovuto alle gravi lacerazioni che aveva. Lacerazioni che interessavano oltre che l’apparato genitale anche altri organi. E’ stata portata immediatamente in sala operatoria, dove ho chiamato subito il collega chirurgo e insieme, l’abbiamo operata. Un intervento di oltre un’ora nel quale sono stati ricostruiti l’apparato digerente e l’apparato genitale”. La ragazza sarà sottoposta a ulteriori controlli ed esami “soprattutto per verificare la funzionalità di alcuni organi, perché dal punto di vista anatomico è guarita, ma non sappiamo se lo sia dal punto di vista dell’apparato digerente che è la parte più colpita”.

Secondo gli inquirenti nello stupro è stato utilizzato uno strumento metallico e anche per i medici le ferite riportate non sono affatto compatibili con un rapporto senza violenza. L’amore, il sesso estremo, l’avventura di una notte, qui non c’entra: è solo violenza.

Informo che un’altra ragazza è stata violentata brutalmente e quasi uccisa. E’ accaduto in Ucraina e ricorda molto quanto è accaduto a Pizzoli e a tratti il massacro del Circeo. La ragazza è miracolosamente viva ma oltre allo schock ha riportato delle ferite gravissime perchè è stata arsa viva dai due autori che dopo averla violentata e picchiata hanno tentato di ucciderla corspargendola di alcool e dandole fuoco. La ragazza si chiama Oksana ha quasi 19 anni, ha perso due gambe e un braccio e presenta usctioni in quasi tutto il corpo. Tutta l’Ucraina è scossa da quanto accaduto, sopratutto dal fatto che gli autori, tre ragazzi ricchi, non si sono per nulla pentiti di quello che hanno fatto. Basta con la violenza contro le donne!

Mary

9 commenti

  • Io vieterei per legge che argomenti di questa entità si possano discutere fuori dallo studio di un avvocato e da un’aula di un tribunale. Andrebbe denunciato e diffidato anche il medico che è andato a raccontare – a canale 5 (pietà) – i particolari di un intervento chirurgico del genere come se una cosa del genere si potesse equiparare ad un lifting o al rigonfiamento di un paio di tette.

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  • In realtà non mi piace affatto, non l’articolo in sè (sia chiaro), ma leggere di crimini così efferati e di persone che hanno ancora il coraggio di dire che una donna questa cose se le cerca.
    Durante la lettura dell’articolo sono stata sopraffatta da diverse sensazioni, una di queste è la nausea verso gente di questo stampo, verso il gusto per la violenza, l’orrido, l’accanimento verso la carne, l’odio. Non riesco a concepire come ci possano essere persone nella nostra società, che hanno il coraggio, davanti l’evidenza, di sostenere e difendere gli stupratori, adducendo scuse e prove, facendo sentire la vittima una provocatrice e il carnefice un povero uomo abbindolato, che agisce solo in base alle sue voglie sessuali, come un animale in calore… poverino! Magari, il bravo avvocato vorrà anche la risposta alla sua domanda del secolo (cito testualmente): “Dovrà spiegare il perché e il motivo per il quale è uscita fuori dal locale con il freddo e la neve insieme al suo giovane coetaneo”. Ma dico io!!!! Ma una persona non è libera di uscire dal locale con un coetaneo, per ragioni che noi neanche minimamente conosciamo, che subito uno pensa: “evvai, questa ci sta, allora la violento”? Può essere uscita volontariamente o convinta da lui, con una scusa banale, oppure la proposta sarà arrivata da lei, ma da qui a dire tutto il resto ce ne vuole. Oppure è uscita direttamente con lo strumento metallico per far capire al povero, ingenuo partner che voleva godere proprio con quello? Certo! Perchè lui, poverino, dove avrebbe mai potuto reperire un oggetto simile, visto che era accecato d’amore per lei? Considerato che le lacerazioni “non sono state provocate da un atto sessuale non voluto”, e che “la ragazza non è stata costretta”, vogliamo anche trovare il modo di dimostrare che ha fatto tutto sola e che gli altri 3 o 4 guardavo?
    Scusate ma prima che io inizi a straparlare, ammesso che non l’abbia già fatto, concludo dicendo che è una vergogna, con tutta la libertà sessuale che c’è al giorno d’oggi e con tutta la disponibilità di sesso gratuito e non, sentire che esistono persone giovanissime che continuano a usare violenza sui propri simili. Persone che non agiscono per ignoranza, per sottocultura o altro, ma solo per il semplice presupposto che “se non ottengo una cosa, ho il diritto di prendermela, vuoi o non vuoi”, avvallati anche dal fatto che commesso il fattaccio, dopo un po’ di anni, con una scusa o un’altra, vengono assolti.
    E menomale che qualche giorno fa, come ogni anno, abbiamo pubblicato frasi d’amore e di rispetto verso le donne… Ma il rispetto ancora non lo vedo!

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  • Che schifo di mondo..certa gente meriterebbe di esser punita in un’unica maniera:con la legge del taglione. Le violenze così efferate contro chi è più debole e non può difendersi sono le più orribili e chi le attua è semplicemente inclassificabile come essere umano.

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  • da brividi…..

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  • Reblogged this on Caygri and commented:
    Non siamo bambole

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  • Darei il carcere duro a vita allo stupratore delinquente ed essere schifoso ed aberrante, 30 anni di carcere ai compagni commilitoni e alla tizia che nulla hanno fatto per fermare il bruto e farei sparire dall’albo dell’avvocatura il difensore dell’animaloide che nulla di meglio sa fare che calunniare la vittima.
    Ai tre ucraini (non oso chiamarli nè ragazzi nè persone) riserverei l’identico trattamento che hanno usato alla ragazzina 19enne.
    Orribile: non ci sono altre parole.

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  • Reblogged this on Su Seddoresu.

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  • “Dovrà spiegare il perché e il motivo per il quale è uscita fuori dal locale con il freddo e la neve insieme al suo giovane coetaneo”…

    Uhm… magari per una sigaretta, per fumare in compagnia?

    Magari per due chiacchiere?

    Magari era un ragazzo carino e voleva pomiciarci e chiedergli il numero di cellulare?

    Magari SEMBRAVA gentile e lei non pensava che era un pezzo di merda umana?

    Certe cose non si fanno neanche ai cani, quella ragazza è stata trattata peggio di un cane.

    Il suo torturatore stupratore violentatore assassino E’ UNA MERDA UMANA ed è pure capace di intendere e di voler [fare del male al prossimo suo].

    Ma io piuttosto di fare da avvocato ad una MERDA UMANA, vado a spalare merda vera.

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