Scarpe e dintorni

Qualche volta capita di vedere come alcuni pubblicitari raffigurino il corpo maschile con gli stessi stereotipi con il quale è stato relegato da sempre quello femminile. Forse sarà perchè in atmosfera “festa della donna” ormai si usa invertire quei ruoli imposti culturalmente come spesso accade nelle società sessiste per far credere alle donne di essere emancipate come gli uomini?

Il ragazzo ha lo sguardo basso come gesto di sottomissione. Sul petto del modello nudo che stranamente appare villoso e barbuto (sarà perchè indirizzata ad un pubblico femminile o per conservare alcuni aspetti maschili e quindi portare ad accettare la “mercificazione” ormai associata sempre al corpo femminile?) e tatuato (forse per enfatizzare l’associazione alla scarpa in pelle) si legge il claim “accessori per donne” indicando esplicitamente che l’uomo è un accessorio. Dopo anni di sottomissione femminile e di donna-oggetto in pubblicità potrebbe sfatare uno stereotipo e sembrare rivoluzionario ma a me non piace per alcuni motivi:

a) E’ associato ad un paio di scarpe con il tacco, prodotto considerato femminile per eccellenza!

Vi immaginate un uomo oggetto in una pubblicità di automobili o di siliconi? Praticamente impossibile, si sà quelli sono prodotti maschili guai a chi li tocca (ovviamente sono ironica).

b) non siamo per la parità allo svilimento!

c) questa pubblicità sembra una sorta di contentino che funge da sfottò a tutte quelle donne che protestano ogni giorno contro la donna-oggetto in pubblicità.

Per questo la reputiamo sessista e chissà se è volutamente provocatoria o se si rifà goffamente all’aforisma di Coco Chanel “Un uomo può indossare ciò che vuole ma resterà sempre un accessorio della donna”, insomma! fantasia pubblicitaria veramente spiccata, questi pubblicitari italiani ci stupiscono ogni giorno di piu’! Noi non siamo becere come i maschilisti quindi rifiutiamo questi modelli perchè non consideriamo gli uomini come degli esseri inferiori!

Nel caso vogliate segnalare allo Iap vi informo che la marca delle scarpe è la Osey, con sede a Nola (NA).

Immagine qui

La seconda pubblicità è questa:

Regia svedese (Strano vero?), produzione tedesca. L’attore dello spot è alla ricerca di solidarietà maschile ed è esasperato da una moglie con un chiodo fisso: le scarpe. Mica tutte ci possiamo permettere vagonate di scarpe, sopratutto in periodo di crisi, dovremmo diglielo a ‘sti pubblicitari.

La ditta si chiama Zalando.it e risparmio ogni commento perchè già sapete cosa penso di questo spot: ruoli stereotipati, donne ochette e “shopaholiche” con la fissa di apparire ad ogni costo.

Mary

8 commenti

  • Sono veramente due pubblicità tristissime, una peggio dell’altra. Entrambe sfruttano l’immagine dell’uomo per offendere quella della donna. Un meccanismo quasi diabolico.
    L’uomo viene dipinto come semplice succube della donna, incapace di tenerle testa di fronte al suo irrefrenabile bisogno di shopping. Proprio come dici tu, una donna “shopaolica”.
    Il primo è un uomo rassegnato, triste, con la testa verso il basso, in segno di vera e propria arresa e sconfitta di fronte all’avversario “scarpa”; il secondo, peggio ancora, è addirittura disperato.
    Poi, non è che passare dallo sfruttamento dell’immagine della donna a quella dell’uomo sia una soluzione. Ciò che tutte/i auspichiamo e vorremmo dai pubblicitari “creativi” è una PARITÀ…un sogno che sembra irraggiungibile nel mondo della pubblicità, purtroppo.

    Mi piace

    • ma poi evitare lo sfruttamento commerciale dell’immagine maschile o femminile in pubblicità è impossibile: la pubblicità è commercio, è marketing. Quanto allo spot Zarlando penso volesse essere spiritoso ma qualsiasi sit-com americana è migliore come umorismo
      Che poi donne (e credo non solo) a cui piace lo shopping e che lo fanno esistono (anche se con la crisi bisogna stringere la cinghia) davvero.
      Quanto allo “shopalcolismo” credo l’abbia raccontato meglio Sophie Kinsella che è una scrittrice

      Mi piace

  • il fatto è che non capisco cosa c’entra un nudo (maschile o femminile) con pubblicizzare le scarpe, in riferimento alla foto

    Mi piace

  • penso che la prima pubblicità si rifaccia all’immaginario erotico maschile di una donna ‘dominatrice’, oppure al feticismo (maschile) per i piedi/scarpe col tacco, con l’aggiunta di una frase volutamente ambigua per rimanere più impressi, credo.
    Quello che trovo più triste in assoluto è che se questa tipologia di pubblicità sessista all’inverso prende piede non ne sentiremo più la fine… Ogni volta che cercheremo di spiegare perché una pubblicità con pezzi di donna usati per pubblicizzare prodotti che non ci azzeccano nulla è sessista, ci verrà detto candidamente ‘ma anche gli uomini sono utilizzati come oggetti per promuovere prodotti femminili!” (mi è già capitato di sentirmi rispondere così).

    Mi piace

    • Che orrore! Sempre peggio! D: Sto leggendo uno ad uno tutti gli articoli del blog che mi sono persa (per ora ne ho già letti due) e volevo aspettare di terminare il tutto per commentare, ma proprio non ce la faccio! D:

      Si, se magari avessero voluto fare una pubblicità rappresentato il rapporto dominatrice-sottomesso sarebbe stato un conto, nessuno vieta di rappresentare un gioco consenziente, ma questo non lo rappresenta, secondo me (non è che sia molto informata sull’argomento, ma secondo me non lo rappresenta ><' poi potrei sbagliarmi), mi sembra solo offensivo, verso gli uomini e le donne.

      Verso gli uomini perchè è tristissimo essere rappresentati nudi per pubblicizzare una scarpa (e spero che molti di quegli uomini che non se ne rendevano conto vedendo le stesse immagini con donne nude umiliate, comincino a capire il perchè ci dia fastidio!), con sguardo rassegnato e aria di chi sta per scoppiare a piangere. Insomma, non sembra un uomo, ma un manichino! D: Nessuna di noi pensa minimamente che l'uomo sia un accessorio, che cosa disgustosa! D:

      Verso le donne, invece, perchè vogliono offendere l'immagine degli uomini solo per poi poter dire che "si, offendiamo le donne, ma anche gli uomini!" e dunque ci offendono due volte. -.- Chi la vuole la "parità d'offesa"? XD Me lo spiegate? Chi mai l'ha chiesta! D: Noi tutt* vogliamo soltanto avere rispetto, sia uomini che donne.

      Le pubblicità, come dice Paolo, sono spot commerciali, dunque devono vendere, ma non per questo devono essere offensive. Sono stufa di vedere corpi ridotti a manichini privi di volto e personalità, come sono stufa di vedere pubblicità razziste che spuntano come funghi! DX Non se ne può più!

      Mi piace

  • Anche io non sono d’accordo nel merito, ma credo che pubblicità come queste possano servire a una cosa: gli uomini più sensibili potranno rendersi conto di come si sente una donna quando è raffigurata come un grazioso e sottomesso oggetto. Bisogna pure che una parte del mondo maschile assaggi la propria medicina per capire quanto è amara.

    Mi piace

    • Sono d’accordo con Alessandra sul fatto che pubblicità così forse possono servire agli uomini “più sensibili” a rendersi conto di cosa si prova e come ci si sente a veder strumentalizzata la propria rappresentazione di genere.
      Temo, però, che il rischio maggiore sia quello che ha detto maria, ossia che si diffonda sempre più l’opinione che strumentalizzando anche gli uomini, le donne non possano più criticare e lamentarsi…mentre l’obiettivo dovrebbe essere non strumentalizzare alcun genere (né maschile né femminile), ma rappresentare entrambi in maniera dignitosa, ironica e stravagante, ma non offensiva e sempre e solo oggettivizzata.

      Mi piace

  • dammicinqueminuti

    Reblogged this on Dammi cinque minuti and commented:
    Io quoto assolutamente.

    Mi piace