Rivoglio l’8 marzo!

Di ritorno a casa, durante il viaggio in treno mi ritrovo seduta con delle ragazzine, credo intorno ai diciotto anni o giù di li. Le sentivo discutere sulla festa della donna. Eh già… l’8 Marzo si avvicina e te ne rendi conto dalla grande quantità di manifesti in giro per le strade di vari locali che offrono cene a prezzi vantaggiosi e spettacolini di vario tipo (per lo più spogliarelli maschili).

Erano esaltatissime e dopo aver discusso in lungo e il largo il vestiario, trucco e parrucco ecco arrivare il programma della serata: prima cena e a seguire  ballo scatenato  nella speranza di beccare un locale con qualche streep tease maschile!

Sono stata zitta, volevo farmi i fatti miei ma quando hanno iniziato a raccontare la festa dell’anno precedente le parole mi sono uscite da sole dalla bocca poiché io sono fermamente contraria a quello che è diventata questa festa oggi, ovvero un’occasione per vendere fiori ed essere autorizzate a guardare spogliarelli maschili senza che nessuno ti punti il dito contro dandoti della “malafemmina”.

Ho posto loro una domanda semplicissima alla quale però non mi hanno saputo rispondere, si sono guardate un po’ con l’espressione alla “che cacchio vuole questa ma perché non si fa i fatti suoi” e ridacchiando mi hanno detto “si festeggia la donna”.

La domanda?

“Sapete perché si festeggia l’8 Marzo la festa della donna?”

Mi rendo conto come attualmente si sia perso il vero significato di questa giornata e come per le nuove generazioni sia una festa per divertirsi  ed essere autorizzate a indossare una falsa emancipazione che fa avere degli atteggiamenti che nella vita di tutti i giorni probabilmente qualcuno critica pure.

L’8 Marzo è un giorno della memoria, è una data che vuole ricordare 129 operaie dell’industria tessile Cotton di New York morte, nel 1908, a causa di un incendio scoppiato nella fabbrica presso la quale lavoravano in condizioni pessime, condizioni che le avevano portate a protestare e scioperare. Fu in ricordo di questa tragedia che Rosa Luxemburg propose di istituire questa data come giornata di lotta internazionale a favore delle donne.

Anche se secondo alcuni  si farebbe in realtà confusione con un’altra tragedia verificatasi a New York, quando il 25 marzo 1911 morirono 146 lavoratori  durante l’incendio della fabbrica Triangle. Altri dicono che l’evento prenda invece spunto dalla repressione della polizia di una manifestazione sindacale di operaie tessili tenutasi nella medesima città ben prima, cioè nel 1857. ( fonte 1, fonte 2  )

 

L’otto marzo nel tempo è sempre stata una data per scendere in piazza e ricordare i diritti che a volte qualcuno si dimentica che ci appartengono, prendiamo alcuni esempi (da wikipedia):

  • L’8 marzo 1972 la manifestazione della festa della donna si tenne a Roma in piazza Campo de’ Fiori: vi partecipò anche l’attrice americana Jane Fonda, che pronunciò un breve discorso di adesione, mentre un folto reparto di polizia era schierato intorno alla piazza nella quale poche decine di manifestanti inalberavano cartelli con scritte dove chiedevano la legalizzazione dell’aborto , la liberazione omosessuale e che fosse la donna ad avere il diritto di amministrare l’intero processo della maternità. Ma chissà perché quelle scritte non furono ben viste dalla polizia che caricò, manganellò e disperse le manifestanti.
  • Il 1975 fu designato come “Anno Internazionale delle Donne” dalle Nazioni Unite e l’8 marzo le organizzazioni femminili celebrarono in tutto il mondo proprio la giornata internazionale della donna, con manifestazioni che onoravano gli avanzamenti della donna e ricordavano la necessità di una continua vigilanza per assicurare che la loro uguaglianza fosse ottenuta e mantenuta in tutti gli aspetti della vita civile. A partire da quell’anno anche le Nazioni Unite riconobbero nell’8 marzo la giornata dedicata alla donna.
  • Due anni dopo, nel dicembre 1977, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione proclamando una «giornata delle Nazioni Unite per i diritti della donna e la pace internazionale» da osservare dagli stati membri in un qualsiasi giorno dell’anno, in accordo con le tradizioni storiche e nazionali di ogni stato. Adottando questa risoluzione, l’Assemblea riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe l’urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese.
  • A San Pietroburgo, l’8 marzo 1917, le donne hanno manifestato per chiedere la fine della guerra. In seguito, durante la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, che si è svolta a Mosca il 14 giugno 1921, è stato scelto l’8 marzo come Giornata internazionale dell’operaia.

 

Nel tempo quindi  è diventata una data importante a livello mondiale che voleva(e uso il passato) ricordare da un lato le conquiste sociali e politiche e dall’altro sia le discriminazioni che le violenze che molte donne subiscono in varie parti del mondo.

L’8 marzo in tutto il mondo i movimenti femministi hanno manifestato per ricordare l’importanza dell’uguaglianza dei diritti tra uomini e donne.

Perché ridurlo oggi ad una serata con le amiche? Perché accettare degli auguri e delle mimose quando i telegiornali sono strapieni di fatti di cronaca nera dove i soggetti delle uccisioni sono donne? Perché festeggiare la festa della donna quando in Italia essere donna è difficilissimo?

Vorrei che questa giornata continuasse ad essere un giorno della memoria: memoria di tutte quelle donne  vittime di femminicidio e di violenza, memoria per i tanti diritti per i quali giorno dopo giorno dobbiamo lottare.

Delle mimose io non so che farmene e per favore evitate di farmi gli auguri: fare gli auguri ad una donna per l’otto marzo  è come andarli a fare ad un reduce di guerra durante la giornata dei caduti! (se consideriamo le origini di questa festa e l’attuale situazione che viviamo in Italia)

Auguriamoci un cambiamento invece, auguriamoci un’Italia migliore che non sia al 74esimo posto nella classifica che misura il divario di opportunità tra uomini e donne in 134 nazioni.

Cogliamo l’occasione di questa giornata per far sentire nuovamente la nostra voce!

Subiamo tutti i giorni discriminazioni di vario genere solo perché siamo donne, riconosciute spesso solo come dei pezzi di carne e oggetti sessuali in una società profondamente maschilista e patriarcale.

Non accettate mimose, pretendete un cambiamento affinché la liberazione della donna non duri solo un giorno.

In Italia essere donna non è per niente facile, la mimosa ipocrita lasciatela sull’albero perché non cambierà le cose!

fonti: qui

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7 commenti

  • SONO ASSOLUTAMENTE D’ACCORDO CON TE!!!!!!!!!!!!!!!!

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  • L’8 marzo non è la festa, ma la giornata della donna, fu proposta nel 1910, in un Convegno internazionale.
    Nella percezione comune è sentita, e pubblicizzata, come festa, e non come giornata di lotta, e via con celebrazioni, sempre più improntate al consumismo; mentre nel dopo guerra e per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta è stata considerata una iniziativa di parte, socialista e comunista, comunque dell’UDI e non generale.
    La sua popolarità è effetto del diffondersi del femminismo negli Settanta, e della vivacità del movimento delle donne.
    Eppure le femministe, non tutte, ma in buona parte, l’hanno avuta spesso in antipatia, anche se non hanno rinunciato a essere presenti nei vari luoghi dove sono state richieste di parlare, proprio per quel portato di emancipazionismo acritico e quella sfumatura di modernizzazione dei costumi di cui l’andavano tingendo i mezzi di comunicazione di massa, impegnati a celare in questo modo i contenuti di lotta che aveva espresso e continuava, loro malgrado, a esprimere.
    C’è un libro, che è stato ripubblicato pochi anni fa, intitolato 8 Marzo . Una storia lunga un secolo, di Tilde Capomazza e Marisa Ombra, Roma, Iacobelli, 2009, che riprende una pubblicazione degli anni Ottanta delle stesse autrici.
    Il libro è un’accurata ricostruzione storica dell’origine internazionale della giornata dell’8 Marzo, spazza via i miti che l’hanno circondata, a partire dall’episodio che l’avrebbe ispirata : l’incendio di una fabbrica a mano d’opera femminile (con cifre di vittime varianti da 29 a 129) scoppiato a New York, piuttosto che a Boston o Chicago; inoltre è ricco di documenti, italiani e di altri paesi, sulle motivazioni che spinsero le donne a promuoverla, sulle trasformazioni delle manifestazioni che si sono susseguite nel corso del tempo e sugli obiettivi di lotta di volta in volta individuati.
    Non che gli incendi non ci siano stati, ce ne erano molti.
    Questo libro chiarisce di molto le cose, è un’accurata ricerca storica condotta su fonti nazionali e internazionali, orali e scritte, sull’origine dell’iniziativa, sulle questioni che agitarono donne dell’UDI e partiti della sinistra, PSI PCI sull’iniziativa; sullo sviluppo in Italia dal dopoguerra all’Ottanta, e all’estero, soprattutto Usa e Europa, sulle modificazioni culturali e sociali che l’hanno accompagnata e hanno dettato gli slogan, e è anche un quadro stimolante della progressione della coscienza e delle conquiste delle donne.
    Particolare di colore: la mimosa è un’invenzione tutta italiana, perché quando nel 1946 si affacciò l’idea di fare di un fiore il simbolo della giornata, gli un ici spontanei e quindi a buon mercato erano le mimose a Roma, ben lontano dal business di oggi.

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  • Bellissimo articolo…
    tocca a noi riprenderci l’8 marzo, andando contro un marketing che imprigiona le donne con mille catene diverse. Tocca a chi ha coscienza fare in modo che fra qualche anno qualche ragazzina sappia cosa significa questa data.

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  • umilianti gli spogliarelli, anche perchè non è che una è emancipata perchè Solo l’otto marzo l’è permesso di fare quello che fanno gli uomini tutto l’anno e ancora peggio che ciò possa essere giustificato perchè è la festa della donna (poic’è chi ci da delle troie uguale http://ilficcanasotv.blogspot.com/2007/03/festa-della-donna-2007-lo-strip.html e fanno i moralisti come se loro non andassero nei night e non frequentassero prostitute nei viali ogni giorno. I bambini li mettono davanti alla tv a vedere nudi femminili e si scandalizzano per questo che è la stessa cosa?). Una volta ho partecipato ad uno strip quel giorno ma adesso penso che l’otto marzo non dev’essere ridotto ad uno spogliarelo ma ad un giorno di lotta. E poi pensaimoci, il fatto che ci sono strip maschili e non anche femminili per sole donne, significa che si tratta di una festa eterocentristica dove le lesbiche vengono discriminate e il corpo femminile è oggetto di desiderio solo maschile.
    A parte il discorso sugli spogliarelli, secondo me se una vuole vederli è libera di farlo ma per l’amor del cielo non l’8 marzo perchè non vuol dire che sei emancipata solo perchè in un giorno all’anno fa quello che solo agli uomini è concesso di fare e poi gli altri giorni torni ad essere costretta a fare coste esclusivamente da donna! No!
    Molte ragazzine (ma anche donne) non sanno nemmeno che l’8 marzo non è una festa ma una commemorazione e festeggiarla è umiliante x le donne perchè sarebbe come festeggiare ogni volta che una donna viene stuprata o uccisa.
    Si potrebbe discutere sui diritti femminili nel lavoro (visto che la giornata è pertinente) e delle discriminazioni che siamo costrette a subire in silenzio. Mi piacerebbe che l’8 fosse come il 25 novembre, anche se ritengo che il 25 dovrebbe essere più sentito dai media e da tutti.

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    • appunto che ognuno si veda gli spogliarelli che preferisce i giorni che preferisce.
      Comunque personalmente ritengo anch’io che siccome l’otto marzo nasce come festa operaia e socialista sarebbe il caso di parlare dei diritti delle lavoratrici con tutto il rispetto per le preferenze di tutti/e

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    • Se una donna si va a vedere uno spogliarello e non è l’otto marzo credo che per prima cosa venga vista come una cosa assurda e secondariamente il soggetto in questione etichettato come una poco di buono dalla nostra “stimatissima” società. Qua il problema è un altro però, a me non interessa chi va a vedersi lo spogliarello, ognuno è libero di fare ciò che vuole nel rispetto altrui, anche se personalmente non ci andrei mai. Il problema è che l’otto marzo è diventata la festa dello spogliarello, dove si festeggia una donna che in Italia non si rispetta!
      Inoltre ci tengo a sottolineare che è una giornata per ricordare delle operaie morte bruciate vive in una fabbrica!
      è come dici tu mary è una commemorazione! non c’è nulla da festeggiare…. e stra quoto nel momento in cui scrivi “….è umiliante x le donne perchè sarebbe come festeggiare ogni volta che una donna viene stuprata o uccisa.”

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