L’appello verso la consegna alla Direzione Generale RAI

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Ha raggiunto più di 350o firme l’appello lanciato dall’Associazione Pulitzer contro il servizio del TG1 del 25 gennaio che è stato definito come un gioco non solo daidue conduttori ma anche nelle varie trasmissioni che ne hanno discusso. Ora è arrivato il momento della consegna, indirizzata alla Direttora Generale della Rai, Lorenza Lei. Ecco il comunicato:

“L’appello alla Direttrice generale della RAI Lorenza Lei fino ad oggi ha raccolto oltre 3600 firme. Associazione Pulitzer in rappresentanza delle associazioni che hanno sostenuto l’iniziativa, di tutti i firmatari e delle donne italiane che non si riconoscono nell’immagine che di loro la tv restituisce, consegnerà oggi lunedì 13 febbraio, all’alba dell’inizio di una nuova edizione del Festival di Sanremo, le firme raccolte alla Direzione generale della RAI. Natascha Fioretti, coordinatrice Pari Opportunità di Associazione Pulitzer, incontrerà Milena Minutoli, addetta stampa della Direttrice generale della RAI Lorenza Lei, nella sede romana dell’azienda.
Un gesto simbolico per dire che le firme raccolte e il nostro grido d’allarme hanno un valore e un significato importanti che non devono finire nel nulla ma attecchire e sortire un effetto preciso: un rinnovamento della cultura e della comunicazione del femminile nella tv del servizio pubblico e nei media in generale. Per questo nell’incontro da noi voluto oggi perchè la consegna avvenisse prima dell’inizio del Festival di Sanremo, chiederemo un secondo incontro con la Direttrice generale della RAI Lorenza Lei per discutere insieme quanto sollevato e chiesto nell’appello: un “risarcimento di immagine” a nome di tutte le donne italiane. In particolare, citiamo l’appello, chiediamo che:
– la Direttrice generale della RAI Lorenza Lei prenda pubblicamente posizione contro questo umiliante servizio prodotto dalla sua azienda e che il TG1 delle 20.00 offra uno spazio adeguato ai giornalisti che lo hanno realizzato ed ai due conduttori per scusarsi pubblicamente con le donne italiane;
– vengano immediatamente poste in essere tutte le iniziative necessarie perchè vengano rispettati standard giornalistici degni di un servizio pubblico, nel pieno rispetto dell’immagine e del ruolo della donna.
Soprattutto dopo le dichiarazioni rilasciate dai tre protagonisti del prossimo Festival canoro, Gianni Morandi, Rocco Papaleo e Ivana Mrazova, tutti d’accordo nel liquidare la faccenda con un banale “è stato solo un gioco”. Perdendo di fatto una grande occasione, quella cioè di prendere le distanze e disconoscersi da un modo sessista, maschilista e stereotipato di fare televisione, di intendere e promuovere il ruolo femminile sullo schermo. Così facendo si è dimostrato ancora una volta che non c’è una precisa volontà di voler cambiare una certa cultura televisiva ma anzi di incarnarla perfettamente.
Le uniche scuse registrate sono quelle del giornalista Vincenzo Mollica che in un’intervista su Kataweb qualche giorno fa aveva detto: “Nessuna intenzione da parte del Tg1 e mia personale di offendere le donne se qualcuno si è sentito offeso per questo servizio mi scuso. Io sono sempre stato attento e non vorrei scatenare alcuna polemica”. Il Festival inizia domani, martedì 14 febbraio. Lo guarderemo nella speranza che il nostro appello abbia prodotto qualche visibile risultato nel decidere quelle che saranno le modalità della conduzione dello spettacolo e che dai tre autori possano ancora arrivare delle scuse per il servizio mandato in onda al TG1. Scuse che ripetiamo farebbero onore ai conduttori e farebbero anche bene all’immagine e alla credibilità dell’azienda RAI in fatto di pari opportunità e rispetto per le donne, in particolare ora che al suo timone può vantare una donna.
Nel frattempo noi andiamo avanti, anche con la raccolta delle firme, perché crediamo che una nuova, diversa e rispettosa comunicazione del femminile oggi sia possibile”.
Associazione Pulitzer Coordinamento per le Pari Opportunità

Natascha Fioretti

One comment

  • ciao, non so dove segnalare questa cosa, ma la comunicazione della swiffer mi sembra molto brutta. già me la ricordo la campagna dell’anno scorso, c’era uno spot dove un grumo di polvere si presentava alla porta di casa con tanto di valigia e il lui della situazione, tutto sorridente, diceva “cara, è per te”.

    in questa un gruppo di ragazze in miniatura vestite di grigio e marroncino (i colori della polvere) passeggiano tra le fughe delle piastrelle di un pavimento, si lamentano della scopa che le ha fatte cadere lì, quando all’improvviso vengono tirate su dal panno antistatico.
    a me personificare lo sporco sottoforma di persone tratteggiate concretamente (e non il grumone di polvere personificato ma senza identità specifica) sembra una cosa bruttissima. il risultato non cambia se ci fosse stato uno o più ragazzi, ricordo ancora la bruttissima campagna “sauvons les hommes” di kookai

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