Anche il 2012 è appena iniziato ma…

sessismo

Riprendiamo quest’immagine, scattata da un’utente del gruppo “La pubblicità sessista offende tutti”. Questa pubblicità, oltre ad essere sessista è la dimostrazione di quanto la pubblicità italiana abbia raggiunto livelli infimi arrivando ad un sessismo tale che ormai è difficile rappresentare la donna come una persona e non come un mero oggetto per l’esclusivo godimento maschile, dal momento che della donna non si vede il volto  (mentre dell’uomo si nota chiaramente che sta godendo) ed è messa nella posizione del missionario.

Ho subito pensato: e se fosse un’immagine equivocabile che alude allo stupro? Ci sarebbero tutti gli elementi per pensarlo. La maglia con la scritta “Guardami e sorridi” fa pensare che la donna sta piangendo o che non sia molto contenta del rapporto sessuale.

Il 2012 che noi speravamo iniziasse bene, si è rilevato anche peggiore. In 15 giorni sono state già ammazzate 12 donne e immaginiamoci se in questo clima di pubblicità sessiste non possono proliferare reati simili frutto del disprezzo delle donne da parte dei media.

Perchè oltre a questa “geniale” iniziativa lanciata da BLOMOR che non a caso è una maglieria italiana, ce ne sono tantissime, come quella apparsa nel magazine Wired, denunciata da Francesca Sanzo, apaprtenente alla rivista Toilet Paper che si definiscono artisti ma non lo sono affatto dal momento che hanno avuto la brillante idea di rappresentare la donna in questo modo:

Insomma, la moglie ideale, la donna elettrodomestico da usare per le faccende e per il letto, niente di più oltraggioso per la figura femminile sopratutto quando chiediamo ogni giorno rispetto!

Poi ecco un nuovo spot della serie child-killer:

La bambina tutta in rosa, cerca di giocare con le macchinine ma non le riesce bene perchè è femmina, mentre il maschietto è un genio della tecnologia.

Poi c’è FIAT che continua con il solito binomio di donna e motori:

Prima eravamo Escort ora Mini, giocando con il binomio minigonna e Mini (auto).

Mi sono chiesta se qualcuno ha pensato di dare una svolta e iniziare a rappresentare i generi in maniera corretta, qualcuno lo ha fatto. QUALCUNO.

Donna in carriera accudita dal marito che l’aspetta a casa e non il contrario. I ruoli stereotipati sono stati sfatati.

Poi ce ne una della Findus dove stavolta è il marito che cucina per la moglie e gli fa assaggiare i suoi filetti. Pare notevole il salto in avanti dalla rappresentazione femminile di Quattro salti in padella ai filetti di merluzzo.

Mary

5 commenti

  • Come si può uscire da questa prigione? Come si possono cambiare le cose?
    Non dobbiamo arrenderci a questa pressione che dura dalla nascita dei primi media…
    Però… che si fa per non crollare?
    PS: Poco tempo fa 4 salti in padella diffondeva l’immagine di donna anni ’60, obbligata a cucinare e a servire l’uomo e impossibilitata ad uscire di casa a causa del suo “dovere” di cuoca/casalinga… (Eccone una frase: “..E poi vi chiedete perché non uscite fuori a cena?” o una cosa simile… perché sta donna cucinava i ravioni 4 salti in padella, e quindi non usciva di casa per colpa sua… ). Ovviamente questo ci fa capire che nel 2011 le cose non sono affatto cambiate. Infatti questa società più vuole rinnovarsi e più cade nel passato… mah… sarà un processo naturale di crescita?!…

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  • Vi segnalo una lucida intervista a Lidia Menapace su Noi Donne, su una questione apparentemente distante dal tema trattato qui, ma poi mica tanto. Si tratta della consapevolezza -che purtroppo sembra mancare- nelle donne protagoniste delle lotte di questi ultimi tempi (beni comuni, No Tav, Dal Molin, donne vesuviane…) della dimensione patriarcale, intrecciata con il capitalismo. Finché non si diffonderà tra molte donne questa coscienza, la cultura resterà la stessa e i comportamenti sociali anche, anzi peggioreranno in tempi di crisi.
    http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=03846

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  • Annamaria Arlotta

    Ciao. Il mio gruppo è intervenuto sulla pagina FB della ditta di abbigliamento Blomor. Abbiamo segnalato i manifesti individualmente allo Iap, e non volendo entrare in discussione per non perdere tempo ed energie con la Blomor, ci siamo limitate a scrivere un paio di frasi sulla loro bacheca e a comunicare che abbiamo scritto allo Iap. Azione di disturbo, insomma, e di denuncia. Se volete farla anche voi, vi lascio il link della pagina FB della ditta. Per vedere i nostri commenti e quelli che eventualmente aggiungerete voi occorre prima cliccare su “tutti” in alto a destra della pagina della loro bacheca.
    http://www.facebook.com/Blomor?sk=wall

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  • Fatto. Ho riportato la vostra segnalazione

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  • Ciao, sono una vostra “affezionata lettrice”.
    Volevo dirvi che secondo me per quanto riguarda “Toilet paper” avete preso una cantonata. TP, mi pare di capire, è un magazine d’arte fondato dal fotografo Pierpaolo Ferrari e dal noto artista Maurizio Cattelan. Quindi la foto in questione, secondo me, va inquadrata come vera e propria “opera d’arte” e non come pubblicità, per quanto abbiano senso categorizzazioni del genere (non esiste e mai è esistita, a mio avviso, “un’arte per l’arte”, ma questa è un’altra storia). E’ una provocazione che può piacere o meno: io la trovo interessante perché, come avete giustamente rimarcato voi, ben rappresenta la visione corrente di donna-elettrodomestico-giocattolo sessuale che ci viene propinata.
    Faccio un esempio: molt@ artist@ nelle loro opere hanno rappresentato nei minimi particolari la degradazione degli/lle internat@ nei campi di sterminio, ma non certo allo scopo di mostrare la “bellezza” e/o “l’utilità” dei lager stessi, ma al contrario per rimarcarne l’orrore. Questa fotografia, appropriandosi dei canoni tipici delle foto di moda, quindi attraverso mezzi che dovrebbero servire ad esaltare la “bellezza” di soggetti e ambienti, per paradosso fa emergere prepotentemente tutto l’orrore insito nell’oggettificazione della donna. Quindi, vi dico…posto che posso aver commesso un errore di valutazione…non sparate sull’artista :)

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