La misoginia di chi sostiene la pubblicità sessista

Alcune donne sono andate a protestare sulla pagina dell’azienda che ha commissionato il Workshop. L’azienda che in precedenza ha realizzato una campagna per pubblicizzare i suoi condizionatori con l’immagine illustrativa (!!!) di una modella di spalle seminuda con addosso un perizoma, tacchi e una giacca a vento di color verde-azzurro che cammina affianco ad una Vespa con una cassetta attrezzi in mano dello stesso colore, mostrando il suo lato B. Uno dei sostenitori della Minus Energie, un “minus habens” (che poi scopriamo essere uno dei personaggi che ci da’ la caccia e clona le nostre pagine) ha aggredito le utenti che lamentavano l’uso delle donne in pubblicità ricevendo insulti di una misoginia inaudita, desiderando perfino le carceri per quelle che non stanno al loro posto accettando di essere rappresentate in quel modo, insomma un modello sociale molto simile ai Paesi arabi con l’unica differenza è che lì le carceri sono aperte contro le donne che si tolgono il burqa (ma tra nudità forzata e burqa il passo e breve, sono due facce opposte della stessa medaglia!).

Poi spunta questo gruppo troll. Chi monitora le nostre proteste? Troll a parte, la cosa interessante è che certe “persone” ci mettono la faccia, nome e cognome per insultare tutto il genere femminile che si è rotto di vedersi sempre valorizzata in quelle qualità che tanto piacciono a quei maschilisti che ci vedono buone solo a letto.

C’è una bella differenza tra la libertà di svestirsi e quella di apparire come oggetto, l’ultima è diventata ormai una dittatura a morte chi non ci sta, una repressione che ormai ha dato coraggio a certi individui di mettere prue la loro faccia. Mettiamoci pure la nostra per dire no, perchè mettere la faccia è un atto rivoluzionario contro chi ci vede solo
culo e tette.

Mary

11 commenti

  • icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  • Sono con te Mary, e complimenti come al solito per il post, immagino che trovarsi a leggere quelle cose vi abbia dato la stessa sensazione di nausea che ha dato a me, dunque mi complimento ancora di più per la pacatezza che hai usato nello scrivere questo articolo, ancora una volta pieno di voglia di cambiare, nonostante le critiche di alcuni troll privi di vita sociale. :)

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    • Io non mi stupisco e tiro un respiro di sollievo perche’ ho scoperto che fa parte del ghetto di maschilisti che clonano le nostre pagine e che scrivono sui forum sostenedo i padri separati e criminalizzando le donne. Nn e’ un caso se poi e’ apparsa la pagina troll

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  • Annamaria Arlotta

    E guerra sia! Anzi, WEB GUERRILLA. Molte ditte che fanno pubblicità sessiste hanno una pagina FB. Nel nostro tempo libero nessuno ci impedisce di fare una bella azione di disturbo…a tappeto!

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  • Non sarei sicuro che si tratti di misoginia, anche se essa probabilmente è usata come segno di riconoscimento, bandiera da opporre a quella opposta del femminismo.
    Infatti riterrei perlomeno riduttivo e grossolano ridurre le vostre iniziative come “femministe” in quanto esse attengono a valori ben più elevati di un mero riconoscimento di parità (o predominio) su base sessuale.
    Gli esempi che riportate sono solamente la punta dell’iceberg di un sistema che tende a relegare le donne a ruoli di comprimarie, e lo fa sottilmente e capillarmente. Mi capita talvolta di incocciare nella pubblicità teevisiva di un noto istituto bancario, spot nel quale il cliente, circondato da un ambiente tempestoso e ostile (la crisi economica), vede apparire sulla sua via un portale (roba da fantascienza), vi entra e si trova in una banca nella quale una gentile signorina lo accoglie e si fa consegnare il soprabito, un’altra gli porta un caffè bollente, e finalmente arriva l’impiegato (il maschio alfa della banca) con il quale discutere di affari. E’ ben più insidiosa questa configurazione standard di tutti i culi in bella vista.
    E’ solo per puro caso che la combinazione “tette-culo” è così richiesta in ambiente pubblicitario, in quanto essa si basa sul rudimentale quanto primitivo processo endocrino-ormonale del maschio. Se esso fosse scatenato invece, che ne so, dai calcagni, ci troveremmo di fronte a un invasione di immagini di donne scalze o con le calze bucate.
    La vostra protesta pertanto non si limita alla critica dello sfruttamento del corpo femminile, ma essendo questo parte di un “corpo” più vasto, quello dell’umanità dal punto di vista fisico, e quello della società dal punto di vista culturale, essa intende denunciare qualsiasi abuso della persona perpetrato in nome del sesso, della religione, della tradizione, e del business.
    Per questo motivo non mi sentirei di ridurre a semplice quanto nefasta misoginia gli atteggiamenti di chi vi contesta in maniera così gretta.
    E’ ovvio che certi corrosivi commenti fanno male, stupiscono quasi per la loro rozzezza, ma se fossero più elaborati e raffinati mi suonerebbero strani.
    Noto che chi vi ha attacca incontra più di qualche difficoltà con la sintassi e il vocabolario. Il motivo forse risiede nel tipo di letture di questi esemplari misogini. Queste sono preferibilmente le telecronache (di calcio), eventi nei quali i nomi propri e i sostantivi settoriali vengono assemblati frettolosamente coniugando i soliti quattro verbi al presente e al passato prossimo. Stop.
    Direi di più. L’italianese con il quale detti elementi esternano le loro invettive sono quasi un marchio di fabbrica, un’ostentata rozzezza maschile da contrapporre a una sofisticheria femminile.
    E siccome la dietrologia non mi fa difetto, potrei persino sospettare che questi figuri siano solamente dei quaquaraquà che recitano su un copione predisposto da altri, per fini che essi non sono in grado di comprendere.
    Il motivo?
    Le vostre critiche attaccano una certa visione consumistica ed edonistica della società, maschile e femminile, un sistema di valori che da più di qualche anno ha messo sul piedistallo il successo a ogni costo, l’apparire, il denaro e l’individualismo sfrenato, elementi che portano inevitabilmente a prevaricazione e sperequazione. In una società dove il PIL è l’unico faro, attaccare la pubblicità, che è l’anima del commercio, è, come commentava tale Stefano, atto deprecabile meritevole della prigione.
    Esagero?
    Il gruppo che si scaglia contro le femministe afferma che queste “puzzano”. Non vi ricorda niente questo assioma? Fate uno sforzo di memoria, chi ha detto che quelli di sinistra non si lavano e puzzano? Vedete, il bersaglio è cambiato ma l’arma è la stessa, e magari anche chi la sta impugnando…
    Per farla breve, non siate tanto sicure che chi vi sta attaccando sia un “minus habens”, sarebbe un grave errore di sottovalutazione, sia dei singoli che della loro strategia.
    Auguri

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  • Mary, io la faccia ce la pure metterei, ma sai cosa succede con queste teste di cazzo? Che potrebbero fare un uso improprio delle tue foto.

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  • c’è gente che parla e gente che rutta…

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  • Segnalate le pagine a FB!!!!

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  • La notizia bella è che non c’è più l’immagine della donna col sedere di fuori, la notizia brutta è che non ci sono più nemmeno i vostri commenti di disapprovazione.

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  • Ho segnalato le pagine….. certooooooooooo che le ho segnalate!!!!!!! E dovrebbero segnalarle tutte le donne che hanno letto queste oscenità , queste schifezze indicibili affinchè queste pagine orrende vengano eliminate da facebook!! Altro che disapprovazione….a me viene solo il volta stomaco e un immensa rabbia. Maledetti bastardi, crepate. Siete la nostra rovina

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