L’oggettivazione sessuale

Questa pubblicità sessista è stata ritirata dallo Iap, poichè il claim recitava “sono Giulietta, prima di parlare di me provami” seguita da immagini sessiste: parti del corpo femminili, donne che si inginocchiano per avere rapproti orali, inctitazione a stupri,violenze ecc…:

Ora vorrei invitarvi alla lettura di un importante intervento di Chiara Volpato, docente di Psicologia Sociale Università Bicocca di Milano e autrice del libro “Deumanizzazione” trovato in questo link (http://www.socialnews.it/ARTICOLI2011/ARTICOLI201108/sessuale.html) che parla dell’oggettivazione sessuale del corpo femminile. (i grassetti sono miei)

Le ricerche mostrano che l’esposizione a modelli idealizzati ed irraggiungibili di corpo femminile correla, nelle donne, con diminuzioni dell’autostima, disturbi dell’umore, sintomi depressivi, disturbi alimentari. Anche la salute fisica risente negativamente della sessualizzazione: le ragazze insoddisfatte del loro corpo tendono, per esempio, a fumare di più.

La mercificazione è una forma di deumanizzazione. Riduce la donna ad oggetto, merce, strumento del volere e del piacere altrui, negandole la possibilità di realizzarsi come persona capace di decidere ed agire in modo responsabile ed autonomo. Nella società contemporanea, sempre più spesso il corpo femminile è usato come strumento per vendere, o diventa esso stesso oggetto in vendita. Dalle forme più esplicite, costituite dalla prostituzione e dalla pornografia, alle forme più sottili di oggettivazione mediatica, il fenomeno invade la quotidianità in modi tali che è impossibile eluderlo. Proprio la sua pervasività lo rende difficile da concettualizzare e contrastare. I mass media giocano un ruolo decisivo nella cultura dell’oggettivazione sessuale, dato che propongono immagini femminili e maschili che assurgono a modelli dell’agire sociale. Come hanno mostrato numerosi studi, le donne vengono sessualizzate dai media in modi quantitativamente e qualitativamente diversi rispetto a quanto succede agli uomini. Le immagini pubblicitarie, per esempio, si concentrano sul corpo femminile, o su alcuni suoi elementi, in una sorta di gigantesca sineddoche, in cui una parte è sufficiente per indicare il tutto. La mercificazione del corpo femminile è penetrata anche nell’ambito politico, come hanno dimostrato i recenti scandali sessuali che hanno rivelato il fenomeno della donna-tangente. Il concetto di “utilizzatore finale”, impiegato dall’avvocato Ghedini per spiegare l’incontro tra il leader di governo ed una “escort”, resterà negli annali della letteratura psicosociale come definizione sintetica ed efficace del rapporto asimmetrico tra un uomo soggetto ed una donna oggetto.

Un altro punto estremo, nell’oggettivazione della donna in politica, è stato raggiunto nella primavera del 2011, quando, in alcune città venete, sono comparsi dei manifesti che esibivano, fianco a fianco, una donna procace, a seno nudo, eretta a simbolo di un federalismo fattivo, ed una donna piegata dall’anoressia, simbolo, invece, di un federalismo inconsistente. Poco importa che i manifesti siano stati sconfessati dallo stesso Movimento Veneto Libero, sotto la cui sigla erano comparsi. Ciò che conta è che, con la loro affissione, si è valicata un’ultima frontiera: la deumanizzazione dell’immagine femminile nella propaganda politica è stata spinta fino a strumentalizzare la sofferenza estrema, mediante l’esibizione dell’immagine di Isabelle Caro, deceduta proprio a causa dell’anoressia. La mercificazione non riguarda solo le donne, ma anche uomini, adolescenti, maschi e femmine, bambini e bambine. Sono sempre maggiormente diffuse le campagne pubblicitarie che mostrano piccoli di pochi anni in atteggiamenti adulti. Veicolano al pubblico più giovane messaggi sessuali prima che venga sviluppata la capacità di farvi fronte dal punto di vista cognitivo, emotivo e fisico. La fascia di età in cui più pericolosa risulta l’esposizione alla mercificazione del corpo è l’adolescenza. Si tratta di un periodo delicato, durante il quale si verificano profonde trasformazioni fisiche che incidono sull’identità degli adolescenti, rischiando di comprometterne sicurezza ed autostima. Nella pubertà, il corpo delle ragazze diventa “pubblico”, viene guardato, valutato, commentato, fatto segno di richieste e, spesso, molestie. Le adolescenti imparano presto che molti, troppi, intorno a loro, le valutano esclusivamente per il loro aspetto fisico. Vengono così iniziate alla cultura dell’oggettivazione sessuale, nella quale sono costrette a nuotare, come i pesci nell’acqua, secondo l’efficace immagine di Catharine MacKinnon.

Le conseguenze psicologiche e sociali della mercificazione del corpo

La mercificazione dell’immagine femminile comporta pesanti conseguenze per la vita delle donne, come spiega la teoria dell’oggettivazione sessuale, proposta nel 1997 da Barbara Fredrickson e Tomi-Ann Roberts. Secondo le autrici, oggettivare significa ridurre le donne ad oggetti di consumo, uguali, interscambiabili, privi di individualità. L’oggettivazione si esprime in una grande varietà di forme, che lasciano però trasparire una malinconica monotonia di fondo: alle donne vengono richiesti pochi atteggiamenti stereotipati, ruoli limitati, corpi e volti identici. Quando sono oggettivate, le donne interiorizzano la prospettiva dell’osservatore e si considerano oggetti il cui valore dipende dall’aspetto fisico. L’auto-oggettivazione è il processo chiave mediante il quale donne e ragazze imparano a pensare a se stesse come ad oggetti del desiderio altrui. Storicamente, l’auto-oggettivazione è legata al ruolo subordinato delle donne nella storia, ed al fatto che la bellezza fisica è tradizionalmente stata uno dei pochi mezzi disponibili al genere femminile per acquisire potere e mobilità sociale. Fare attenzione al modo in cui ci si presenta agli altri ed interiorizzare lo sguardo altrui è una strategia antica che permette di controllare le relazioni sociali nella speranza di migliorare la qualità della propria vita. Si tratta, però, di una tecnica che induce a focalizzare pensieri e comportamenti sull’aspetto fisico, sottraendoli ad altri possibili interessi. Se l’oggettivazione può essere stata funzionale nel passato, quando le donne vantavano ben poche possibilità di sottrarsi ad un ruolo precostituito, risulta penalizzante nella società attuale, come illustrano vari studi sull’impatto negativo della sessualizzazione sulle prospettive di carriera. I costi più alti dell’oggettivazione sono quelli che incidono sul benessere psico-fisico: l’oggettivazione conduce all’auto-oggettivazione, che scatena emozioni negative, rende difficili le prestazioni cognitive, riduce le esperienze motivazionali di picco, abbatte la consapevolezza degli stati interni. Questa catena di relazioni contribuisce alla diffusione degli stati depressivi, delle disfunzioni sessuali, dei disordini alimentari. La prima conseguenza dell’auto-oggettivazione è l’aumento delle esperienze emozionali negative legate al corpo. Nella società contemporanea, le donne sono continuamente esposte a modelli irraggiungibili di corpi femminili levigati e perfetti. Il confronto con tali immagini provoca sentimenti di ansia, vergogna, disgusto per la propria inadeguatezza. Tali emozioni generano tensione, analisi ossessiva del proprio aspetto, desiderio di sfuggire allo sguardo altrui, stati confusivi caratterizzati dall’incapacità di pensare ed agire con chiarezza.

La sessualizzazione provoca, inoltre, effetti negativi sul funzionamento cognitivo. Pensare ossessivamente al corpo, confrontandolo con gli standard culturali dominanti, lascia poche risorse cognitive disponibili per altre attività mentali e fisiche. La sessualizzazione contribuisce quindi ad abbassare interessi, risultati scolastici, aspirazioni di donne e ragazze nei campi più impegnativi, limitando le opportunità di formazione ed affermazione professionale. Altra conseguenza dell’auto-oggettivazione è la riduzione delle esperienze di stati motivazionali di picco, vale a dire di quei momenti, purtroppo rari, in cui si è completamente assorbiti da attività fisiche o mentali molto impegnative, che danno la sensazione di essere vivi, creativi, liberi dal controllo altrui. Il continuo richiamo all’aspetto fisico, esercitato da uno sguardo esterno o interno, interrompe la concentrazione e diminuisce la possibilità di provare tali esperienze. Le donne sperimentano una minore consapevolezza dei propri stati interni, che si traduce in una ridotta capacità di individuare ed interpretare correttamente le proprie sensazioni fisiche perché troppo concentrate sull’aspetto esteriore. Gli effetti negativi dell’oggettivazione influenzano negativamente la vita affettiva di donne e uomini. Quando una persona tratta un’altra come un oggetto, è difficile che provi per questa dell’empatia, sentimento necessario perché le relazioni intime siano soddisfacenti e stabili. Se donne e ragazze sono viste come oggetti sessuali, invece che come persone complete, dotate di interessi propri, talenti, specificità, uomini e ragazzi incontreranno difficoltà a stabilire con loro relazioni diverse da quelle meramente strumentali. Come detto, le ricerche mostrano che l’esposizione a modelli idealizzati ed irraggiungibili di corpo femminile correla, nelle donne, ed in particolare nelle adolescenti, con diminuzioni dell’autostima, disturbi dell’umore, sintomi depressivi, disturbi alimentari. Anche la salute fisica risente negativamente della sessualizzazione: le ragazze insoddisfatte del loro corpo tendono, per esempio, a fumare di più. Altre conseguenze negative riguardano la sfera della sessualità. Il benessere sessuale necessita di intimità, fiducia in sé e nel partner, bassi livelli di stress. Diminuisce quando le donne guardano a se stesse con uno sguardo oggettivante. L’auto-oggettivazione è legata a minore assertività e maggiori comportamenti a rischio: le ragazze meno sicure di sé sono meno consapevoli dei loro desideri e fanno minor uso di mezzi anticoncezionali. A livello sociale, la mercificazione delle donne contribuisce al mantenimento dell’ineguaglianza tra i generi ed alla diffusione di atteggiamenti e comportamenti sessisti. L’esposizione ad immagini che oggettivano le donne influenza i giudizi sulle donne in generale e causa una più accentuata tolleranza degli stereotipi di genere, del mito dello stupro (la credenza che le donne lo provochino con il loro comportamento), delle molestie sessuali, della violenza interpersonale. L’esposizione ad immagini oggettivanti, infine, influenza le interazioni tra uomini e donne. Ad esempio, dopo aver visto contenuti oggettivanti, gli uomini sono spinti a pensare alle donne come ad oggetti sessuali, a trattarle di conseguenza e a non riconoscere il loro contributo allo sviluppo della società.

Chiara Volpato          

Professore Ordinario di Psicologia Sociale Università Bicocca di Milano

15 commenti

  • ok Mary ma un conto è eliminare le pubblicità sessiste, ma non è realistico pensare di eliminare la pornografia,i night club e le riviste soft-porno.

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  • finalmente un articolo di esperto psicologo che conferma quello che già sapevamo!

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  • @Alessio Sportaro: non mi pare siano stati nominati porno e night club.

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    • Emy non sono stati nominati ma vengono considerati mercificazioni della donna , ed essendo che si parlava di mercificazione e dei suoi effetti, e non tanto di cose specifiche come pubblicità , mode passerelle ecc. li o citati.

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  • Mary ma voi non considerate porno , night-club, e riviste soft-porno mercificazione femminile si o no?

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    • Non c’entra nulla con il post della Volpato. Comunque si trattadi mercificazione femminile alcuni porno solo ad uso e consumo maschili che sviliscono le donne e le riviste se intendi per uomini vanno bene basta che non discriminino le donne e non diffondono pregiudizi di genere come ha fatto il “papà” di Plaboy che ha affermato tempo fa che le donne sono oggetti.
      i night club, mai deto nulla basta che non siano luoghi dove si nasconde sfruttamento coercitivo della prostitizione.

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      • No Alessio. Io non sono d’accordo con il vietare lo strip tease. Se una donna è libera di spogliarsi lo è e non va demonizzata. Non bisogna vietare lo strip perchè in giro ci sono uomini che considerano le donne come oggetti. Un conto è lo strip, l’altro è la costante oggettivazione delle donne in tv e nelle pubblicità che è lesivo per la donna perchè veicola l’idea che è oggeto. Io quella leggela trovo esagerata e ingiusta. E’ vero che in Islanda c’è parità ma con questa legge se una decide di spogliarsi va in galera eprchè mercifica il corpo? Mi sembra fuorviante. E se lo fa un uomo non è vietato perchè non appare come un oggetto? Questa è discriminazione di genere. Magari l’uomo l’8 marzo si può spogliare perchè è concesso, la donna no perchè è viosta come un oggetto. vuoi vedere che chi ragiona così sono proprio quelli che inconsciamente vedono la donna come un oggetto e mi sembra un ritorno al maschilismo.
        Io quella legge la vedo finta-femminista secondo me è maschilista e la vedo alla pari di chi vieta alle donne di vestire come vogliono (vedi burqa). Io sono favorevole allo strip e le donne nude in tv e in pubblicità mi danno fastidio perchè i mass-media non riescono a proporre un modello femminile alternativo a quello e ci ritroviamo con quell’unico modello che fa maturare negli uomini l’idea di donna-oggetto o inferiore.
        Io mi sono sempre scagliata contro i sexy car wash non perchè ci sono donne che scelgono di spogliarsi ma perchè nel nostro contesto e più in particolare nel contesto sportivo (ambito motori) veicolare quel modello di donna èè sessista, sorpatutto in un paese convinto che tra donne e motori c’è un rapporto poco amichevole.
        Non ci vedo nulla di male sui locali di lap dance e simili se la stessa società promuove anche altre opportunità per le donne ovvio. Ma se in un locale lap dance si nasconde sfruttamento della prostituzione e donne costrette a prostituirsi (nella mia città ne hanno chiusi una ventina) allora sì ci vedo qualcosa di male.

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      • e non solo pure la pornografia è vietata e solo in Bielorussia (ultimo stato dittatoriale d’ europa) in europa c’ è una cosa del genere , questo per dirti che pure gli stati del nord ci sono cose che non vanno.

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    • alessio, ma voi chi? a chi ti stai rivolgendo?

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  • Un pezzo bellissimo. La mercificazione e svilimento dell’immagine femminile danneggia tutte le donne, anche chi non compra riviste patinate e non guarda la Tv, perché crea una percezione fasulla di cosa una donna può e deve essere in tutta la società, e nella società dobbiamo vivere tutte, non ci si può sottrarre.

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  • “Il parlamento ha votato una legge che vieta di fare un uso commerciale del nudo femminile”
    quindi anche vendere un quadro d’ arte con del nudo sarebbe vietato

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