Yamamay: il mio corpo è la tua casa e le bambine patinate

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Ritorno prima dalle vecanze perchè non mi posso permettere quest’assenza. Troppe segnalazioni che non posso ignorare vista la gravità dei loro contenuti. Leggo il blog femminismoasud che ci parla dell’ennesima violenza sessuale accaduta nel nostro Paese, alimentata da una cultura che ancora vede le donne come oggetti e giustifica un uomo perpetra una violenza contro il corpo delle donne, attribuendo il fatto a terzi (o alla vittima stessa) o a sostanze che assume.

Invece no, sono proprio le immagini lesive alla dignità femminile ad essere la peggior droga data in pasto all’opinione pubblica, radici su cui si fonda un opinione delle donne sbagliata che mette in pericolo la vita di queste ultime.

Il mio corpo è la tua casa, l’unico posto dove troverai la felicità” recita la collezione del catalogo Yamamay che al compimento di 10 anni ha deciso di dare il colpo di grazia alle sue clienti. Il messaggio è veramente lesivo: il corpo femminile rappresentato come un qualcosa che non appartiene alla donna ma come proprietà (privata) maschile e oggetto nel quale un uomo può accedere e farne quello che vuole, perchè a casa ci si puoi fare quello che vuole, come dice il proverbio “fai come fossi a casa tua”. Ed è anche per questo che la violenza contro le donne si consuma quasi sempre tra le mura domestiche.

Noi abbiamo sempre precisato che il corpo femminile può essere usato per pubblicizzare prodotti per donne, ma questa campagna non pare proprio rivolta alle donne ed è pure lesiva e pericolosa dato il contesto in cui viviamo, fatto di ordinanze contro gli aborti, medici obiettori che vogliono disporre del corpo femminile, stupri e violenze contro le donne e tanti altri abusi che fanno pensare proprio ad una società che considera ancora il corpo delle donne come una casa.

Si prosegue poi con la rappresentazione di una sessualità femminile stereotipata con frasi come ” “il mio candore è fatto di malizia, la mia innocenza di seduzione” che rimandano ad una femminilità infantile legata al valore virginale, fino alla vera e propria sessualizzazione delle bambine di sei anni patinate e photoshoppate.

E’ pericoloso ciò che veicola la nuova campagna Yamamay, credo che andrebbe segnalata (contattando anche l’azienda) ribandendo che il corpo appartiene a noi donne. C’è ancora molto da fare…e siamo a quasi 140 pubblicità sessiste segnalate!

Mary

42 commenti

  • Pure Frequencies

    ma… dov’è che c’è la frase “il mio corpo è la tua casa” etc etc ? sul sito non compare

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  • Alessio Sportaro

    mary penso che la frase “il mio corpo è la tua casa” si riferisse al rapporto donna-biancheria intimo, sul discorso sulle bambine sono perfettamente d’ accordo.

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    • Scusa Alessio, ma il discorso non torna. Se così fosse il concetto sarebbe che l’intimo è la casa del corpo e non il contrario…(a meno che non si voglia immaginare un ‘corpo dell’intimo’ che avvolge il corpo femminile, ma mi sembra una spiegazione un po’ contorta per una comunicazione pubblicitaria che invece mira dritto al bersaglio. E il bersaglio chi è? ‘Il mio corpo è la tua casa’? Ma tua di chi? Diverso (e bellissimo) sarebbe dire ‘Il mio corpo è la mia casa’ o ‘il tuo corpo è la tua casa’, ma così a chi si sta rivolgendo? Il mio ragazzo tempo fa sosteneva che i cataloghi di biancheria intima sono comunicazione per uomini, non per donne. Lo spot del raggiseno push-up intimissimi anche, era indirizzato a un pubblico maschile (e con la pubblicità della collezione uomo i nostri sono in un certo senso usciti allo scoperto). Ad ogni modo, il concept dietro tutte queste pubblicità è sembra essere ‘lui si eccita’ ergo ‘tu compra’ (se ti interessa che lui si ecciti). È sempre e comunque una sorta di desiderio eterodiretto, come se fossimo automaticamente reindirizzate al desiderio di qualcun altro. Io dico che tutte insieme bisogna formare un ‘cartello’ che risponda a questo ‘cartello’.

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      • Alessio Sportaro

        Renata se per questo potremmo dire che i cataloghi di intimo maschile sono per le donne , poi la biancheria intima serve anche per eccitare il propio parthner (indipendentemente dal sesso) ci sono certi brand di intimo che mettono al primo posto questo aspetto come agent provocateur.

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    • sulla stessa linea d’onda di Alessio …….

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  • Secondo me dobbiamo mobilitarci con una mail-bombing! Il mio corpo è la tua casa? Ma sono pazzi?Ma dico non vedono le notizie, non sanno dell’alto tasse di violenze e femminicidi!? Ma come si fa a passare sopra a tutto pur di vendere,vendere,vendere e incrementare!

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  • E parlare di invito alla pedofilia no? Ma le madri di quelle bambine?Si rendono conto di cosa stanno facendo?
    Sono esterefatta!
    Love
    L

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  • Il mio corpo è la tua casa è uno slogan sbagliato per le ragioni che sono state dette, se volevano puntare sulla seduzione (perchè un certo tipo di intimo può anche avere quella valenza) c’erano altri slogan migliori oppure semplicemente potevano non scrivere nulla

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  • @Mary, aspettavamo il tuo post, l’unica difficoltà è provvedersi di un catalogo Yamamai da cui scansionare l’obbrorio, per lo Iap. Però “luminal” di femminismo a sud ci da’ anche un link utile http://www.youtube.com/watch?v=C_lRdYDJvuc
    @Renata, 1) non avevo dubbi sul fatto che Massimo fosse un uomo intelligente :)
    2) facciamo cartello.
    per il resto, scusatemi se questa volta copio e incollo il commento che ho già postato su femminismo a sud, non lo faccio mai ma questa volta me la passerete “Personalmente ritengo con Maria che una tale frase sia un’istigazione allo stupro; sarà perché sono stata adolescente all’epoca dell’”io sono mia”, ma se il concetto espresso è che il mio corpo è a tua disposizione, significa che io non ne dispongo più, tu ne divieni il titolare, proprio come di una casa, e non io. Bel traguardo. Mi spiego: un conto è se io dico questa frase in una poesia amorosa rivolgendomi
    alla donna o all’uomo che amo, un’altra è se la scrivo come slogan di un’immagine pubblicitaria di biancheria. Il contesto cambia completamente il senso della frase. Nel primo caso sarà l’espressione volitiva di una mia attitudine contingente nei confronti di una persona, nel secondo caso, invece, diventa un dettato comportamentale, un modo di vedere i rapporti tra tutte le donne potenzialmente rappresentate da quell’immagine e tutti gli uomini che ne divengono rappresentati come fruitori. Dettato che viene proposto in assoluto a tutte le donne compratrici come modello generale e universale di attitudine che si confà alle donne nei confronti degli uomini.
    Più diretto il commento di Bruna, che vi invito a leggere http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2011/08/21/stupri-in-famiglia-il-mio-corpo-non-e-la-tua-casa/#comment-13486

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  • “il mio corpo è la tua casa” = la mia vagina è la tua casa?… Oggi il corpo delle donne è sempre un oggetto = “buco”: una vagina a disposizione dei maschi… qualcuno ha letto l’ultimo numero di Focus l’articolo sul sesso?… il titolo: lui e lei, pene e vagina: gli organi genitali esterni femminili NON esistono per Focus: hanno chiamato la vulva con il termine vagina!!! Focus è il mensile più letto d’Italia: credo che tutte le donne (passate parola!)dovrebbero indignarsi e protestare scrivendo email a Focus chiedendo di rettificare e scusarsi per l’errore (dovuto a ignoranza o maschilismo?). La riappropriazione del proprio corpo da parte delle donne deve iniziare dalla VULVA, e le violenze sesuali si possono prevenire solo con una corretta divulgazione della anatomia e sessualità femminile…

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  • Sono contro queste pubblicità lesive nei confronti delle donne e delle bambine ma trovo che se un medico è obiettore di coscienza vada rispettato. Magari sarà ipocrisia ma io che lo sono li capisco e non sento che disponga del mio corpo a piacimento perché sono contraria all’aborto. Per me la vita inizia dal concepimento e l’embrione è un essere vivente come noi.

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    • Quello che non capisco dell’aborto è come una donna possa andare così contro il suo istinto naturale della maternità da poter uccidere il proprio figlio.

      Ci sono ovviamente molti casi in cui l’aborto ha senso, per fare un paio di esempi: madre troppo giovane che ha fatto una cazzata da adolescente; contraccettivo che si è rotto o non ha funzionato; padre ignoto (anche li però bisogna che le signorine si diano una controllatina); stupro; deformazioni genetiche varie.

      Ma trovo che in altri casi l’aborto sia agghiacciante, Ad esempio ho letto di donne adulte sposate che decidono di avere un figlio; poi a metà gravidanza cambiano idea pensando che è meglio dedicarsi alla carriera, e abortiscono.

      Per quanto riguarda la frase del catalogo yamamay: semplicemente chi legge un catalogo di biancheria di quel genere sta già pensando di utilizzare il proprio corpo come oggetto per il piacere di qualche uomo, quindi la vostra reazione è esagerata. Mica quella frase l’avete letta su un depliant rivolto a donne che vogliono avere una carriera!

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      • Stefano, se una è indotta ad abortire per la carriera è colpa della società che la costringe a portare a termine una gravidanza..Sai quante donne vengono licenciate solo perhè hanno un figlio? la colpa è della società che costringe le donne a scegliere tra carriera e maternità…ma sono proprio vergognosi i tuoi commenti…

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  • @Alessio Sportaro: mi sembra che il commento di Renata mirasse ad evidenziare come il tipo di comunicazione usata nella pubblicità dell’intimo femminile, e non solo, utilizzi un immaginario che pare unicamente destinato all’uso e consumo maschile. Le donne infatti sono rappresentate raramente come soggetti della propria sessualità, in un’ottica di seduzione consapevole finalizzata (anche) al proprio piacere, ma solitamente come personaggi passivi, perennemente in pose estremamente eroticizzate e ritratte con un’espressione preorgasmica che sinceramente ormai trovo ridicola e stantia.
    Se dai un’occhiata ai cataloghi maschili troverai invece uomini che spesso sorridono, in posizioni normalissime atte a sottolineare la comodità e praticità dell’indumento, oltre che la validità estetica, e che a tutto sembra stiano pensando tranne che ad essere oggetti del desiderio altrui. Se vai sul sito di Intimissimi nella collezione maschile manca persino il fotomodello, sono presentati solo i capi!
    Il messaggio “il mio corpo è la tua casa” di Yamamay è chiaramente un esempio di questa politica comunicativa sessista, che in questo caso a mio avviso diventa fortemente maschilista, in quanto alla donna viene negata la proprietà del proprio corpo, che parallelamente viene riconosciuta ad un secondo soggetto, presumibilmente l’uomo.

    @Laurin42: il richiamo alla responsabilità andrebbe fatto ai genitori, non esclusivamente alle madri.

    @Francesca: non voglio andare off topic, ma è bene non fare confusione tra definizione di persona, essere vivente, e cellule. Se può essere utile, un libro che affronta la questione lucidamente, con distacco e rigore scientifico è Manuale di bioetica, di Maurizio Mori, io l’ho trovato chiaro e scevro da pregiudizi di natura ideologica.

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    • A me pare che pure i modelli di intimo siano fortemente “eroticizzati” o comunque in pose convenzionalmente ritenute sensuali (pensa a Luca Argentero o a Sergio Muniz) e non ci vedo nulla di male trattandosi di indumenti intimi, sensualità non vuol dire sottomissione,..comunque non si può negare che molti capi intimi abbiano anche degli espliciti scopi seduttivi nei confronti del partner e la pubblicità ci gioca (certo alcune volte in maniera ridicola)..una donna adulta che compra un push up o un certo tipo di mutandine o vestaglie per sollazzarsi col proprio partner (maschio o femmina che sia) a me pare molto consapevole..o comunque non mi permetterei mai di dire che non è consapevole
      Personalmente non m’importa di come la mia compagna (se l’avessi) vuole vestirsi per far l’amore tanto ci spogliamo.
      ritengo come ho detto che lo slogan del corpo/casa sia sbagliato per i motivi già detti, se proprio volevano giocare con la seduzione e l’eros potevano scrivere “questo corpo è la mia casa e ti invito alla gioia” oppure “mi sento pronta per l’amore”..del resto credo che in una relazione d’amore ognuno debba essere non proprio una “casa” ma comunqyue “accogliente” per quanto possibile verso la persona amata.
      Anch’io penso che modelli e modelle debbano sorridere di più (ma evidentemente nella moda sono convinti che il broncio, che hanno pure i modelli maschi, sia sexy) e trovo molto grave che il catalogo maschile di Intimissimi non preveda modelli mentre quello femminile sì.
      ricordo poi che in un altro blog avevo proposto spot di intimo in cui la modella indossava mutandine e reggiseno mentre leggeva un libro o suonava la chitarra ma mi è stato risposto che sarebbe stato irrealistico.

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  • un’altra cosa sull’aborto: ma secondo voi non deve esistere nessuna circostanza in cui la donna acconsenta ad offrire il proprio corpo a fini riproduttivi, obbligandosi a portare a termine il concepimento a meno che non ci siano cause che mettano in grave rischio la sua incolumità fisica? Dite che le donne debbano avere sempre il controllo totale sul proprio corpo in ogni tipo di circostanza immaginabile? Che possano promettere al marito un figlio e poi abortire perchè han cambiato idea?

    Sono curioso di sapere cosa ne pensate

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    • Il corpo è delle donne ed è ovvio che noi abbiamo il diritto assoluto di interrompere una gravidanza anche se l’altro non è d’accordo…io la penso così..

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      • Alessio Sportaro

        mary ma se due parthener si mettono d’ accordo sul avere un figlio lei rimane incinta ,e poi decide di abortire sicuramente si lascieranno.

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    • No, non si può obbligare in nessun caso. se per motivi suoi la donna vuole portare avanti la gravidanza la porta avanti altrimenti non la puoi obbligare indipendentemente da cosa ti ha “promesso”, le donne italiane hanno il diritto di abortire nei termini della legge 194 Punto negare la validità della legge significa negare alle donne la padronanza del proprio corpo.
      Comunque non credo proprio che se una donna vuole un figlio cambi idea con tanta facilità…se tu frequenti donne così incoerenti non è un buon motivo per mettere in discussione l’autodeterminazione sul proprio corpo

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  • scusate lo spam, ma quello che voglio dire quando dico che devono esistere delle circostanze in cui la donna si obbliga a offrire il proprio corpo per la riproduzione fino a concepimento ultimato, ovviamente come conseguenza in cui si rifiuti (dopo aver acconsentito) non dico che la donna debbe essere arrestata, ma ci devono essere conseguenze come divorzio, ostracizzazione sociale, multe e così via.

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    • Si obbliga ad offrire il proprio corpo? MUlte e ostracizzazione sociale??? ma cosa stai dicendo..??

      Ragazze chi ha approvato tale commentatario?

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      • sto dicendo: secondo te non deve esistere un tipo di contratto, sociale o meno, in cui la donna acconenste a portere a termine il concepimento? O la donna deve avere sempre il controllo totale sul suo corpo e decidere di abortire in ogni momento semplicemente perchè ha cambiato idea?

        E se una donna abortisce in modo seriale o per motivi futili, perchè non ostracizzarla socialmente?

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      • un tipo di contratto??? ma tu come vedi una donna???
        come un contenitore???
        divorzio e ostracizzazione??? spero davvero che tu stia scherzando…ma non mi meraviglierei se proponessi lapidazione in pubblica piazza…
        MA PER FAVORE!!!

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      • Pina, è necessario tenere le sue provocazioni e rovinare il nostro blog?

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      • mary ti ho risposto per email…

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      • Scusate se rispondo a Ste ma proprio non resisto: correggetemi se sbaglio, ma mi risulta che in base alla legge 194 la donna non può assolutamente abortire” in ogni momento” ma solo nei primi tre mesi di gravidanza, dopo ci vogliono motivazioni gravi come pericolo di vita della madre o un feto affetto da malformazioni gravissime.
        oltretutto la legge dice chiaramente che l’aborto NON è un metodo contraccettivo, quindi i famosi “aborti seriali” che secondo me esistono soll nella mente di Ste, ma se esistessero sarebbero il risultato di una mancata informazione sulla contraccezione e di una pessima applicazione della legge

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      • non ti sbagli Paolo, pure io sapevo queste cose…il fatto che io una mattina al nono mese di gravidanza mi svegli e voglia abortire non esiste proprio, non ti permettono di fare ciò,e se un medico lo fa si caccia nei guai con la legge! poi se una si faccia operare da uno sciamano non iscritto all’albo dei medici…non lo so… O_O

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      • “Se voglio sposarmi per mettere su una famiglia, non voglio che mia moglie si senta libera di poter abortire in un qualsiasi istante solo perchè magari ha “cambiato idea” e ha deciso che vuole concentrarsi sulla carriera. Secondo voi è giusto, ipoteticamente parlando, che mi subordinassi completamente al capriccio di mia moglie, o posso avere qualche sicurezza o diritto anchio? Almeno la facoltà di poter divorziare nell’istante stesso in cui prende una tale decisione?”

        certo che puoi divorziare..quello che non puoi fare è obbligarla a portare avanti la gravidanza..comunque ognuno è libero di dire quello che vuole ma secondo me un uomo o una donna che non è mai stata incinta dovrebbe evitare di chianare “capriccio” la decisione di abortire che è sempre difficile. ma permettimi, ci si sposa e si mette su famiglia per amore io credo, e perchè si condivide lo stesso progetto di vita..ora per quale ragione un uomo che vuole dei figli dovrebbe sposare una donna che non li vuole? (perchè altrimenti non abortirebbe per “la carriera”), perchè sposare una donna con cui non hai un progetto comune di vita?
        Quanto agli aborti seriali che a tuo dire sarebbero diffusi in America, a me pare al contrario che ci siano molte ragazze madri in USA come anche in Inghilterra.

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      • paolo, l’ipotesi era di una donna che mi dice di volere figli, poi durante la gravidanza cambia idea. Ti sembra un comportamento normale e non riprorevole?

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      • X Ste
        bisognerebbe capire per quale ragione ha cambiato idea, non credo che una donna che vuole dei figli cambi idea con facilità.
        Se poi hai sposato una bugiarda che t’ha fatto credere che li voleva e non era vero..bè mi dispiace per te ma vale quel che ho detto: puoi divorziare ma non obbligarla a portare avanti una gravidanza

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  • ho una domanda: ma yamamay e intimissimi sono la stessa marca? sono confusa…
    Comunque la frase il mio corpo è la tua casa è fin troppo esplicita: scavalca le donne per rivolgersi direttamente agli uomini. Ma perché? A me interessa la vestibilità e comodità di un capo, nonché l’estetica, non me ne frega nulla se per un uomo il mio corpo vestito della vostra biancheria è la sua casa… Dovrebbero essere i MIEI desideri a comparire sul catalogo visto che la biancheria è rivolta a me in primis, così come fa intimissimi con una donna vestita con mutande da uomo: la biancheria è rivolta agli uomini e ne rappresenta i desideri (per quanto stereotipati).

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    • no, non è la stessa marca.
      La frase del corpo/casa di Yamamay è sbagliata anche secondo me, se volevano puntare sull’ eros (che per un certo tipo di intimo tipo i push up ci può pure stare) c’erano altri slogan meno beceri, un paio gli ho pure suggeriti..oppure per suggerire una relazione di coppia potevano metterci anche un modello maschio.

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    • Alessio Sportaro

      si maria ma pensano giustamente che una donna possa comprare biancheria intima anche per far eccitare il propio parthener , e scusami questo non mi sembra una cosa maschilista,gli uomini si curano sopratutto per piacere all’ altro sesso prima che per loro stessi.

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      • E’ maschilista l’attribuzione della proprietà dei corpi delle donne agli uomini, soprattutto in un contesto dove stupri e omicidi e violenze ai danni del genere femminile sono all’ordine del giorno,
        è maschilista imporre un’unica rappresentazione delle donne che sembra il set delle commediole sexy trash di decenni fa, è maschilista proporre pervasivamente un’immagine di donna unicamente preoccupata ed occupata a sedurre l’uomo,
        è maschilista far passare il messaggio per cui si deve essere sempre e comunque sessualmente appetibili (e disponibili) aderendo a modelli femminili stereotipati e svilenti.
        Neanche io trovo che ci sia nulla di male nell’ acquistare un capo sexy per far felici noi stesse ed il/la nostro/a partner, ma non mi sembra questo il punto della discussione.

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      • Alessio Sportaro

        neanche io trovo che ci sia nulla di male nell’ acquistare un capo sexy per far felici noi stesse ed il/la nostro/a partner, ma non mi sembra questo il punto della discussione.

        a me sembra propio questo il punto della discussione,resto convinto che il messagio che volevano far passare e che yamamay é la casa del corpo delle donne riferendosi all’ intimo , ma di certo il messagio non era rivolto agli uomini.

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      • beh forse sarò un po’ egoista ma a me piacerebbe che almeno nelle pubblicità rivolte alle donne mostrassero un nostro desiderio diverso da quello di compiacere il partner, mica noi donne pensiamo solo a piacere agli uomini, per quanto sia difficile crederlo :)

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      • Alessio Sportaro

        “mica noi donne pensiamo solo a piacere agli uomini, per quanto sia difficile crederlo :)”
        lo so benissimo ma qui parliamo di intimo femminile quindi il discorso sulla seduzione c’ entra poi speicifica quando dici “donne mostrassero un nostro desiderio diverso da quello di compiacere il partner” vorresti vedere una donna abbraciata a molti uomini in cui lei è il soggetto.

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      • è chiaro che le donne (etero) non pensano solo a piacere agli uomini,Maria, però se passa il messaggio che mostrare la seduttività e la sensualità è avvilente pure quando pubblicizzi biancheria intima di un certo tipo…voglio dire qua non si parla del solito corpo di donna usato per pubblicizzare un automobile o un cellulare, Yamamay ha sbagliato lo slogan, questo è chiaro

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      • @ste: uff che noia ma qui non si può dire una cosa senza che te la rigirano in tutti i sensi più assurdi! Innanzi tutti calmati, non c’é bisogno di andare in maiuscolo, non ti ho mica insultato XD
        L’unica cosa che mi tocca pure ribadire, è che per me c’é troppo focus sulla donna che si fa bella (dai vestiti al trucco alla biancheria) per gli altri… Ce n’è talmente tanto che ci si dimentica che la prima cosa a cui una donna pensa è al proprio piacere, a piacere a sé stessa, anche senza partner approvante accanto. Tutto questo focus crea la classica ansia che hanno le donne di essere belle e sentirsi approvate, a costo di sotterrare i propri desideri… Per questo dico che un po’ di sano egoismo, un po’ più di pubblicità che parlino dei nostri desideri personali, e non di quelli condivisi col partner, farebbero un gran bene all’immaginario comune.
        Prendiamo ad esempio la pubblicità degli assorbenti nivea, quella con i sederi in primo piano: magari se ci mettevano anche le facce delle donne era meglio, ma comunque quella pubblicità parla dei nostri bisogni e desideri, del voler stare comode durante il ciclo, indossare comunque biancheria bella e non i mutandoni della nonna…
        Chissà se mi sono spiegata bene. Comunque dopo questo a qualunque girata di frittata futura io non rispondo, sono stanca di combattere contro i mulini a vento U.U

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      • Maria, non sai quanto mi piacerebbe avere una partner con cui condividere dei desideri..vabbè..comunque mi colpisce molto il tuo parere favorevole a due spot molto criticati come quello degli assorbenti Nivea coi culi in primo piano e quello di Intimissimi con la modella in mutande da uomo..sei decisamente una voce fuori dal coro e ti ringrazio anche se ritengo discutibile la scelta di far pubblicizzare ad una donna qualcosa che riguarda il corpo degli uomini

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