Un amore di porta

La  segnalazione di oggi riguarda una ditta di porte Ripor, segnalatami da una mia lettrice. Le immagini utilizzare per l’apertura del sito sono le seguenti:

Ho notato che il linguaggio non è privo di stereotipi di genere. Ritengo opportuno concentrarci sui claim “Alle donne piace Forte” e “L’uomo la vuole su misura“.

Prima di tutto concentriamoci sul primo claim. La forza in questo caso viene accostata ad una caratteristica prettamente maschile che dovrebbe essere prediletta dalle donne come sintomo di virilità e protezione. Il claim parla al plurale sottolineando che a tutte le donne piacerebbe forte.

Il claim usa il plurale e rafforza il luogo comune secondo il quale tutte le donne sono uguali, spersonalizzate e con gli stessi desideri.

Diverso è il claim rivolto all’uomo (“l’uomo la vuole su misura”) che rafforza lo stereotipo del maschio dominante, quello che non deve chiedere mai. Il verbo volere appunto è sinonimo di potere e della voglia di soddisfare a tutti i costi ogni desiderio. Non è un caso se  “l’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del Re“.

L’aggettivo “Su misura” inoltre, accostato alla donna riduce quest’ultima ad oggetto che dev’essere perfetta in ogni centimetro dando  l’idea di una donna meramente accessoria nata solo per adattarsi alle esigenze maschili..insomma  “come lui ti vuole“.

Il messaggio è differente anche perchè si rivolge al singolare dando al maschile maggiore qualità, rendendolo un “essere unico e irripetibile“.

Ora tocca alle immagini. Il modello è ritratto di spalle, con torso nudo. Palese è l’allusione sessuale ma il protagonista non guarda in faccia l’interlocutore ma viene posto in posizione semi-frontale con lo sguardo rivolto dentro la stanza.

Se il modello fosse stato fotografato di spalle in posizione eretta potremmo il messaggio sarebbe diverso e darebbe l’idea di passività sessuale. Stessa cosa se il modello fosse rivolto in posizione frontale con lo sguardo verso l’interlocutrice o fuori dalla stanza (perchè sembrerebbe che conceda a lei il primo passo).

La modella è rivolta in posizione semi frontale con lo sguardo rivolto a destra. Non guarda direttamente l’interlocutore ma lo sguardo pare si rivolga a chi dovrebbe recarsi in quella stanza.

E’ chiara la differenza tra la prima immagine e la seconda. Nella seconda, la modella pare stia comunicando all’interlocutore la propria disponibilità sessuale o come se non fosse sola.

8 commenti

  • è vero, ottima analisi :) il tizio anche se mezzo nudo da comunque un’idea di azione, di essere soggetto della scena, sembra che stia entrando nella camera dove c’é la partner che lo aspetta.
    La ragazza invece ha la faccia da coniglietto sperduto, non sembra molto attiva nel suo desiderio, impressione rafforzata dalla frase che non solo paragona la donna a una porta, ma la paragona a un prodotto componibile, ”su misura”, un oggetto da usare e basta…
    Insomma, anche quando per evitare le accuse di sessismo si sviliscono entrambi i sessi, le donne ne escono sempre infinitamente peggio, il che è indice di quanto pesi qui in italia la decennale rappresentazione del corpo femminile come oggetto di consumo… Penso che se i pubblicitari si impegnassero un po’ di più sull’oggetto da pubblicizzare e un po’ meno sui corpi umani di contorno sarebbe già un passo avanti…

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  • hai dimenticato la mano sulla gamba come per dire “sto per tirarmi su il vestito”..

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  • A me sembra che nè lui nè lei manifestino particolare desiderio, lei è inespressiva, di lui si vede solo un occhio, ma non ha molta espressività, sembrano dei manichini.
    Comunque è uno di quei casi in cui il sesso non c’entra nulla col prodotto pubblicizzato quindi ogni allusione è quantomeno fuori luogo, oltre agli slogan idioti e sessisti.

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  • Io mi soffermerei sulle caratteristiche delle analogie fra il modello/a e la porta. La porta della prima immagine è di un colore chiaro, senza fronzoli, perché ciò che preme sottolineare qui è l’idea di solidità. Di qui la scelta, secondo me di ritrarre il modello di spalle e a torso nudo, evidenziando l’analogia fra la robustezza di quell’uomo e quella della porta.
    Diversissima l’immagine 2 in cui si evidenzia non l’aspetto ‘costruttivo’, ‘essenziale’, ‘funzionale’ bensí quello ‘decorativo’. Associato non a caso alla donna, che, sempre non a caso, è in posizione statica (mentre nell’uomo c’è un’evidente torsione del busto). La donna è vestita, non foss’altro perché l’abito deve richiamare le caratteristiche ‘decorative’ della porta in questione.
    Confesso che la contrapposizione sfondo chiaro – corpo nudo – posizione dinamica / sfondo scuro – corpo vestito – posizione statica mi aveva fatto pensare ad ‘Amor Sacro e Amor Profano’ di Tiziano. Forse è solo un collegamento bislacco, o forse no.
    Passiamo alle scritte. A parte i dettagli acutamente sottolineati da Mary (massa vs. individuo / piace – vuole etc.), la cosa curiosa é che le scritte si pongono in contrapposizione con un altro luogo comune, secondo il quale gli uomini, nel fare un acquisto, sarebbero più attenti agli aspetti strutturali, privilegiando funzionalità ed essenzialità, mentre le donne sarebbero guidate soprattutto da criteri di carattere estetico e si rivelerebbero più aperte alle sperimentazioni in forme e colori. In realtà anche le due immagini vanno in questa direzione.
    Come interpretare allora le frasi, al di là dei doppi sensi idioti? Secondo me la frase serve – attraverso un piccolo choc semantico – a confermare la reificazione del soggetto ritratto (come se fosse lui/lei in vendita), al fine di esaltare per contro le caratteristiche dell’oggetto da vendere.
    È sempre quello il concetto, no? Reificare gli esseri umani per rendere la merce oggetto di culto. Esagero?

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  • al di là degli slogan idioti sono le figure umane che mi hanno inquietato: lei sembra quasi un automa mentre lui mi ha dato subito l’impressione di un animale in caccia (esaminando l’immagine ho capito da dove derivava: forte chiaroscuro, figura “dinamica”, l’espressione sul viso che non mi pare neutra quanto quella della collega, e il dettaglio esasperato della mano).

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