Decisivo passo avanti?

8

Dopo anni di segnalazioni, denunce, e proteste da parte delle donne che hanno risvegliato una coscenza critica contro migliaia e migliaia di pubblicità sessiste che sembrano non finire mai per il gran numero di aziende che adottano la stessa prassi da tempo, ecco che spunta un’ iniziativa molto interessante che sarà forse destinata a limitare il numero di pubblicità sessiste (lo spero).

Si tratterebbe di un’intesa siglata tra aziende e le associazioni dei consumatori aderenti al  Consumers’ Forum, che hanno sottoscritto per la prima volta un accordo per una pubblicità che rispetti l’immagine femminile. La “Carta degli impegni” rispetta i principi sottoscritti dal famoso protocollo di intesa con lo Iap sottoscritto un mese fa dal ministro delle pari opportutità Mara Carfagna, volto a ridurre gli stereotipi di genere nella comunicazione commerciale e il divieto di utilizzare il corpo femminile in modo offensivo o tale da incitare la violenza sulle donne.

Le aziende che hanno firmato l’accordo con il Consumers’ Forum aderiscono anche al “Manifesto responsabile dell’immagine femminile“, lanciato dal Comitato Pari o Dispare. il Manifesto raccoglie e rilancia raccomandazioni e risoluzioni più volte espresse dalle Nazioni Unite e dal Parlamento europeo.

 “C’è un problema di discriminazione di accesso al mercato del lavoro e una distribuzione del welfare che è a carico delle donne. La politica ha una responsabilità in più rispetto agli altri settori – e questo non è certo un periodo in cui dà grandi esempi – afferma Emma Bonino deputata e presidente onoraria dell’associazione Pari o Dispare – Gli ultimi anni hanno rappresentato un’aggravante rispetto a una situazione che viene da lontano. Negli ultimi dieci anni, poi, si è aggiunto un dato di sguaiatezza, di volgarità, di stereotipi, a una situazione già patetica di per sé”.”

Specchio di un Paese maschilista –  “Se le donne avessero maggior peso politico e sociale i media le mostrerebbero in modo diverso” afferma la scrittrice e creativa Annamaria Testa– “La pubblicità è “comunicazione persuasiva”, che “si aggancia a simboli e valori già esistenti interpretandoli e amplificandoli”, e “ogni volta che rappresenta un comportamento, un simbolo, un valore, lo rinforza“.

 Che può peggiorare“Spesso i modelli proposti sono discriminatori e degradanti e vengono recepiti anche dai più giovani, che stanno costruendosi una propria immagine interiore e una propria rappresentazione degli adulti e dell’ambiente circostante. Una volta che tali stereotipi vengono assorbiti, diventa poi difficile innescare un processo virtuoso che favorisca l’evoluzione culturale della società. Viceversa, una pubblicità creativa e innovativa può contribuire all’evoluzione sociale nella direzione di una visione della donna più attuale e di una compiuta parità di genere“. E’ questa la conclusione dopo il convegno “consumo dell’immagine della donna” che si è tenuto a Roma nella sede della Federazione nazionale della stampa, aziende, associazioni dei consumatori, istituzioni, esperti di comunicazione e pubblicitari confrontano sul tema della pubblicità offensiva, basata ancora su una visione stereotipata dei rapporti di genere.

Un Premio -“Per questo ci impegniamo a promuovere il rispetto delle norme di autoregolamentazione e a valorizzare i messaggi commerciali corretti”. Veroli annuncia anche l’istituzione di un premio per la migliore pubblicità dell’anno, che non solo non diffonda immagini volgari e offensive, ma che rifletta la modernità e la varietà del mondo femminile” come spiega Sergio Veroli, presidente di Consumers’ Forum.

Leggi anche —————–> il post di Giovanna Cosenza, il manifesto deontologico di alcuni pubblicitari e “Pubblicità: il manifesto deontologico dell’art directors club italiano” di Giorgia

2 commenti

  • Non lo so Mary, tendo a pensare che le carte di “impegni” servano a poco, non sono dissuasive. Ci vorrebbe il blocco delle pubblicità sessiste, delle sanzioni pecuniarie, qualcosa di più serio. Devo informarmi su come funziona in altri paesi.

    Mi piace

  • danzatriceorientale

    Per me l’istituzione di un premio di pubblicità migliore e meno offensiva dell’anno è un controsenso, dato che alla fine i creativi competitivi vi si adatteranno non per rispetto della dignità femminile, ma per vincere il premio (mio punto di vista, ribadisco: non mi faccio portatrice di verità assolute; ci tengo a specificarlo perché sembra che dia questa impressione).
    Se però è l’unico rimedio affinché la piantino con spot offensivi, ben venga: a mali estremi…

    Mi piace