il post-porno

Ho parlato molto di sesso in questo blog e la carenza nei media e nei programmi scolastici o più in genereale nell’educazione dell’individuo, di un approccio alla sessualità che rispetti anche la donna.

Che cos’è il post-porno?

Ho trovato un interessante e dettagliato post su AutAut che non poteva passare inosservato da un altro genere di comunicazione:

C’è vita al di là del mondo normalizzato” – Beatriz Preciado

Nella storia della lotta delle donne per la liberazione sessuale alcune problematiche hanno sempre provocato difficoltà di analisi e grandi imbarazzi. Tra queste la più controversa è indubbiamente quella sulla pornografia.

L’industria pornografica contemporanea, caratterizzata da una produzione seriale e una distribuzione su larga scala, nasce negli anni ’50 negli Stati Uniti. Nel 1953 Hugh Hefner lancia una rivista nuova, dedicata agli uomini. Nel primo numero di questa rivista compare la foto a colori di una giovane donna seminuda destinata a diventare una diva erotica del XX secolo. La ragazza è Marilyn Monroe, la rivista Playboy.

In piena guerra fredda Playboy, trasformandosi nella rivista maggiormente distribuita negli Stati Uniti (alla fine degli anni ’60 era arrivata ad avere un pubblico maschile di più di sei milioni di lettori), apportò un contributo eccezionale al cambiamento del panorama culturale e dell’immaginario sessuale maschile. Nascono con Playboy nuovi miti erotici: la ragazza della porta accanto, la coniglietta, la cameriera, la segretaria… Lo sguardo dell’uomo si insinua in una artificiosa intimità per spiare le vite surreali di donne giovanissime, chirurgicamente rimodellate e apparentemente prive di una ricerca del piacere non funzionale a quello maschile. I corpi nudi che vengono mostrati sono frutto di una ricercata architettura di genere, i canoni estetici rappresentano l’esasperazione di ciò che è considerato “femminile”: il risultato è un paradosso. Il mondo dell’immaginario pornografico è popolato di superfemmine che svolgono azioni quotidiane, come passare l’aspirapolvere o battere a macchina, e che con espressione di sorpresa e accondiscendenza soddisfano le voglie del maschio di turno.

E’ proprio questo immaginario sessuale, che ha popolato le fantasie degli uomini per decenni, ad aver contribuito alla costruzione di un modello sociale fortemente etero normativo, ossia di imposizione della eterosessualità come norma, dove la divisione tra il maschile e il femminile era stabilita e rappresentata da corpi esasperatamente sessualizzati e da ruoli ben definiti.

 Inoltre, la pornografia era, e prevalentemente rimane, un prodotto di uomini per gli  uomini. La ricerca del piacere, che non sia quella del maschio, non è immaginata, tagliata fuori da ogni narrazione e rappresentazione. Sebbene l’industria pornografica si sia con gli anni allargata, cercando di aprirsi a nuovi me rcati, come al pubblico omosessuale, il punto di vista che prevale è sempre quello dell’uomo. E con uomo intendo quello che è stato definito il grado zero di normalità nella società eteropatriarcale capitalista: il maschio bianco occidentale eterosessuale di classe media. Con queste premesse è comprensibile la critica mossa da molte femministe all’industria pornografica, accusata quindi di commercializzare i corpi delle donne, svilirne la sessualità e creare stereotipi e modelli lontani dalle persone reali con ripercussioni violente sulle loro vite. Meno comprensibili sono alcune scelte politiche di alcuni gruppi femministi che, soprattutto negli Stati Uniti degli anni ’80, hanno mosso una guerra alla pornografia in quanto tale.

L’oscenità della pornografia sta nel collocare al centro ciò che è considerato intimo e privato. La sessualità è infatti considerata un fatto personale. L’industria pornografica rompe questo tabù, non con l’intento di liberare la sessualità degli individui ma imponendogli un modello e arruolando un esercito di maschi addestrati a “marciare a tempo”. Il meccanismo funziona così bene che non è un caso che televisione e pubblicità ci bombardano di corpi e ammiccamenti a sfondo sessuale. L’allusione viene recepita perfettamente da sensibilità sovra stimolate e sovra eccitate. In questo panorama a dir poco inquietante, nascono nuovi progetti e nuove forme di lotta. Se la sessualità è un fatto personale allora, come ha teorizzato Kate Millet, è anche una questione politica. E altrettanto è la sua rappresentazione. Dal rifiuto alla pornografia mosso dal femminismo degli anni ’70-’80, si stanno aprendo nuovi orizzonti nella lotta alla normalizzazione sessuale agita dall’industria pornografica. Nasce il postporno nelle sue molteplici forme e pratiche. Tra le anticipatrici di questo movimento c’è indubbiamente Annie Sprinkle, che da attrice porno diventa regista e performer con l’intento di smascherare il maschilismo della pornografia fino ad allora realizzata. A lei si deve l’inizio del Do it Yourself postporno. Iniziano a circolare lavori realizzati da donne per un pubblico femminile, si girano i primi “porno per donne”, e i video porno femministi come la più attuale raccolta di cortometraggi “Dirty Diaries” della svedese Mia Engberg o i film della regista Erika Lust. Progetti ancora legati al circuito commerciale ma che inseriscono comunque elementi di rottura all’interno dell’industria pornografica. Nascono laboratori di postporno creati da gruppi e collettivi queer o femministi, completamente autogestiti, dove alla riflessione teorica si affianca la pratica di produzione e sperimentazione di nuove forme di desiderio.

Il postporno non vuole togliere la rappresentazione della sessualità dalla scena pubblica, quindi dal piano politico, ma vuole intervenire per sovvertire e dare voce all’immaginario di tutti quei soggetti esclusi, marginalizzati, umiliati dalla pornografia maschilista funzionale al mercato e alla riproduzione della divisione binaria dei generi. Il postporno si rivolge alle persone e le sprona a smettere di subire i modelli sessuali imposti e diventare le proprie personali pornostar. La sua azione non è semplicemente dare voce (e gemiti) a chi non si considera il pubblico della pornografia mainstream, ma quella di inventare nuove forme condivise, collettive, visibili, aperte. Il postporno è il copyleft della sessualità che supera le barriere imposte dalla rappresentazione pornografica dominante e il consumo sessuale normalizzato. Il suo obiettivo è modificare la sensibilità e la produzione ormonale attraverso un movimento politico che costruisca in maniera liberata e partecipata ciò che è considerato privato e vergognoso. Perché ci piace? Perché scardina le dinamiche di genere, è insubordinazione, divertimento e desiderio. È la nostra rivoluzione sessuale.

lafra

Per approfondire l’argomento utilissima questa raccolta di link, bibliografia e video realizzata da Slavina.

10 commenti

  • Io ho visto alcuni trailer di questo genere di porno. Li ho trovati qua >>> http://courtneytrouble.com/
    A me come idea piace.
    Anche se ho ancora dei dubbi, perchè io per esempio non lo farei mai… Mi piacerebbe capire il perchè si vuole fare la pornostar, ovviamente in un circolo come questo del post-porno, che non ti sfrutta, ma di cui sei il vero protagonista della tua sessualità.
    Voi fareste mai un video porno, che poi diventerebbe pubblico?

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  • Il post-porno dimostra comunque che “un’altra pornografia è possibile” non per cancellare quella finora esistente che è legittima e chi se la vuol vedere se la veda, ma per aggiungere qualcosa di diverso.
    Comunque Marilyn è stata molto più che una “diva erotica” era una grande attrice.
    Qui comunque non è questione di cosa faremmo noi, ma di lasciare che ogni adulto si esprima col proprio corpo come ritiene..anche col porno..post o meno.
    Sul mondo del porno USA tra gli anni 70 (il decennio di Gola Profonda,una “pietra miliare” di questo tipo di cinema) e consiglio anche il film di P.T. Anderson Boogie Nights

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    • Beh, insomma dire che la pronografia patinata stile Playboy sia legittima mi sembra una cazzata, perchè allora non ci sarebbe bisogno del post-porno, perchè non è offensiva. In realtà lo è, perchè offende tante persone.
      Inoltre avevo letto un’intervista tratta da un documentario che parlava dello sfruttamento dietro il porno, anche di chi lo sceglie liberamente. Mi ricordo che c’era una donna che diceva che era un lavoro stancante, doloroso, e che passava il giorno a farsi di clisteri e a stare a letto, prima di andare sul set.
      Poi mi ricordo che alla domanda “Di che cosa hai più paura?”, delle ragazze rispondevano “di diventare nulla.”
      Questa intervista era di undocumentario era scandinavo, ma non l’ho più trovato. E’ un peccato perchè mi piacerebbe rileggerla.

      Comunque io invece ritengo che sia anche una questione di cosa faremmo noi, perchè comunque si tratta di sessualità, anche se è virtuale. E ci sono sempre in gioco più persone, alcune nello schermo, altre fuori.

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      • Aha! L’ho trovata! Eccola>> http://mrlem.giovani.it/diari/2941572/verit_scioccante.html

        Non ho mai visto il documentario, devo guardarmelo.

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      • Beh nel porno lo sfruttamento è anche del corpo maschile, ho sentito di molti attori porno che usano strumenti per farselo ingrandire o per tenerlo eretto. L’unica cosa positiva del porno è che le donne guadagnano più degli uomini..forse l porno è l’unico mestiere dove le donne guadagnano. Io credo che il sessismo sta qui. Per molti sembra un vantaggio per la donna, ma pensare che in occidente gli unici lavori redditizi per una donna sono quelli che prevedono la mercificazione del proprio corpo e per il resto guadagniamo meno degli uomini, fà tristezza.

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  • X CocoValenttine
    Tanti lavori sono stancanti e usuranti. Credo che lavorare in miniera sia molto più stancante e pericoloso per la salute che girare un porno Francamente faccio fatica a considerare gli attori porno (che per me sono solo attori con un tasso di esibizionismo sopra la media necessaria per esibirsi) più sfruttati di un minatore.
    il fatto che “offende tanta gente”: se ti offende non comprare le riviste e non guardare i film..il post-porno è positivo perchè garantisce pluralismo anche in questo campo, senza vietare quello che c’era prima
    oltretutto c’è gente che si sente offesa dal porno in sè..post o non post…quindi che vuoi fare? Quando si parla di sessualità evitare di offendere la sensibilità o il pudore di qualcuno, credo sia impossibile.
    “diventare nulla” penso sia il timore di chiunque si esibisca per un pubblico, di chiunque faccia carriera nello spettacolo…porno o non porno.

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  • Comunque che il mondo del porno abbia i suoi rischi e pure le sue brutture non ci piove..del resto le brutture possono trovarsi anche in ambienti più “morigerati”. in generale il mondo dello spettacolo e il porno in particolare non è un tipo di ambiente adatto a chiunque. Questo è evidente.

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  • A proposito di libertà di esprimersi: certo, tutte e tutti siamo libere e liberi di esprimerci, in teoria, in pratica lo sono soltanto i detentori dei mezzi di comunicazione di massa, grandi e piccoli, e coloro che producono oggetti ritenuti adeguati alle esigenze di mercato dei detentori medesimi. Io non ho la stessa libertà del padrone, o dei padroni, di Playboy, solo per fare un esempio vecchiotto. La libertà di non comprare qualcosa non è neanche lontanamente paragonabile alla libetà di produrla e metterla sul mercato: è evidente che la libertà del produttore in questo rapporto mi schiaccia come una formichina sotto la zampa di un elefante. Forse è qesto l’unico punto che mi sembra notevole dell’ideologia, la chiamo così per comodità di sintesi, post-porno, insieme all’intento di proporre oggetti che non si integrano nel modello proposto. Per il resto, vi dirò che assistere ad una scena intima di qualsiasi tipo, anche se artistica (anche qui per brevità) mi fa sentire di troppo, come se stessi guardando dal buco della serratura: è uno dei casi in cui non riesco a scindere la realtà dalla rappresentazione, dunque vedete che io non sono un targt neanche per il post porno, per rispondere a Coco ;)

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    • Non capisco. Se vuoi metterti a produrre film di tuo gusto (senza scene “intime” magari) puoi sempre provarci Se in Italia per gli esordienti è difficile potresti provare in USA dove, a quanto si dice, per gli esordienti di talento dovrebbe essere relativamente più facile. Poi se avrai successo o no questo dipende da una combinazione di fortuna e talento Scusa ma non capisco il senso della tua obiezione, la libertà di non comprare non ti basta? E allora che vorresti fare? Vietare tutto ciò che offende la tua sensibilità e il tuo senso del pudore comprese le scene intime dei film non porno? Questo sì che sarebbe contrario alla libertà di espressione.
      Guarda, non sai quante cose che passano in tv io vorrei censurare (quasi tutti i talk show), ma ho imparato che il prezzo della libertà (che non è mai perfetta nè acquisita una volta per tutte) è convivere con idee, concetti, espressioni artistiche che non ci piacciono. L’importante è garantire sempre un pluralismo di idee e rappresentazioni e il post porno serve proprio a portare rappresentazioni inedite nel mondo del porno.
      Tu hai tutto il diritto di provare fastidio davanti alle scene di sesso delle soap o dei film non porno (ma allora non guardarli), evidentemente hai un senso del pudore molto spiccato ma devi accettare che non tutti/e provano fastidio per le stesse cose.
      Scusate se appaio polemico ma i temi della libertà artistica mi stanno molto a cuore..se penso che qualcuno qui ha messo sullo stesso piano gli artisti e i pubblicitari mi vengono i brividi.

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  • “L’unica cosa positiva del porno è che le donne guadagnano più degli uomini..”

    quindi quando le donne guadagnano di più, la cosa è “positiva”?

    Comunque guadagnano di più perchè hanno una carriera più rischiosa (nel senso che gli attori maschili sono praticamente sempre gli stessi, mentre le ragazze ruotano a parte chi riesce a sfondare) e devono fare cose più umilianti e dolorose rispetto ai maschi. Naturale che guadagnano di più.

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