Altalenamenti

Ho una bella notizia: lo Iap ha reputato lo spot NGM segnalato da noi in contrasto all’art. 9/10 del codice di autodisciplina. L’ingiunzione si riferisce ad un’affissione e uno spot televisivo (ma non c’era anche quello radiofonico?) Ecco il testo dell’ingiunzione:

Il Presidente del Comitato di Controllo, visti i messaggi pubblicitari relativi al telefono “NGM Soap”, diffusi attraverso un telecomunicato sulle reti Mediaset nel mese di gennaio 2011 e un’affissione, rilevata nella città di Mantova, nel mese di gennaio 2011, ritiene gli stessi manifestamente contrari all’art. 10 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale. I messaggi promuovono le caratteristiche del telefono cellulare “NGM Soap” accostandole in modo improprio alla testimonial Nina Senicar. Lo spot si apre affermando: “Cosa hanno in comune Nina Senicar e il nuovo Soap NGM? Le curve!” e procede affiancando le immagini del prodotto pubblicizzato e della modella ammiccante verso la telecamera. Il messaggio continua con il confronto diretto affermando: “Mi conquista una carezza… come il tocco leggero sul touch screen” e “Sono sempre in linea… Soap di linee ne ha due” e conclude con “Peccato però Nina non la puoi avere… Ma il nuovo Soap NGM sì!“. L’affissione mostra la stessa modella sdraiata a pancia in giù circondata dalle immagini ingrandite del telefonino pubblicizzato con il claim “Touch me, touch my perfect curves“.
Non vi sono dubbi riguardo alla decodifica da attribuire ai messaggi, posto che il telecomunicato apertamente afferma che si sta svolgendo un confronto tra la donna e il telefono, per verificare che cosa abbiano in comune, alla stregua di due “beni fungibili“. La stessa decodifica si trasferisce inevitabilmente sull’affissione, nella quale il claim riprende l’improprio confronto. L’organo di controllo rileva pertanto come una simile comunicazione non possa che risultare offensiva della dignità della persona. Il corpo femminile, ingiustificatamente esposto al pubblico come in vetrina, viene equiparato alla merce che si pubblicizza. I messaggi trasferiscono sulla donna e il suo corpo l’appetibilità dell’offerta e la facile accessibilità all’uno e all’altra (esplicitata nel claim riportato nell’affissione), con una commistione di piani che conduce alla mercificazione della persona e al degrado della sua dignità. Tutto ciò in spregio a quanto espressamente previsto dall’art. 10 del Codice, secondo cui “la comunicazione commerciale deve rispettare la dignità della persona umana in tutte le sue forme ed espressioni”.

Un’altra ingiunzione che purtroppo non è andata a buon esito è quella della macchinetta di Nescafè. Nonostante il protocollo firmato con la ministra delle Pari opportunità, vedo che ci sono ancora delle falle sul giurì e ciò mi preoccupa un pochino.

Alcuni lettori mi comunicano ch “mi piace piccolo” sia piaciuto allo Iap.

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