Save the children: bambini che assistono alla violenza in famiglia

Il nostro è ancora fondamentalemente un Paese arretrato. Il Family Day e la sacralizzazione della famiglia lascia gli abusi all’interno delle mura domestiche nel sommerso più totale. Perchè l’ aumento della violenza dometica è direttamente proporzionale all’omertà del nostro Paese. Pubblico un indagine raccapricciante che è stata fatta da Save the children sul territorio italiano. Sono circa 400.000 bambini ad assistere agli abusi perpetrati contro la loro madre. Eccola qua:

 

I segni del dolore e della sofferenza sono meno evidenti e clamorosi ma non per questo non ci sono. E sono profondi e duraturi, impressi dall’aver assistito direttamente o indirettamente alla violenza sulle proprie madri.

Si stimano in almeno 400.000 in Italia i minori vittime della cosiddetta violenza assistita di genere 1, cioè di violenze, maltrattamenti fisici, psicologici, economici perpetrati sulle loro madri il più dalle volte dai mariti e partner, all’interno delle mura domestiche e di cui i bambini sono stati indifesi e vulnerabili spettatori.

 

 

A fare luce su questa realtà ancora poco nota Save the Children e il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio, in una Conferenza a Roma dal titolo “Spettatori e Vittime: i bambini e le bambine che assistono ad un atto di violenza lo subiscono”, un’iniziativa che si inserisce nel quadro del Progetto europeo Daphne III (Minori vittime di violenza assistita di genere in ambito domestico. Analisi dell’efficienza del sistema di protezione), coordinato dalla sezione spagnola di Save the Children.

“E’ ormai dimostrato che un bambino che assiste a una violenza su una persona per lui fondamentale come la madre vive un trauma e avrà delle conseguenze uguali a quelle di un bambino che abbia subito direttamente maltrattamento e violenza”, spiega Raffaela Milano, Responsabile Programmi Italia-Europa Save the Children. “E’ molto importante che questa consapevolezza raggiunga tutti i settori della società e non resti confinata fra gli addetti ai lavori e gli operatori. Intorno a questi bambini è necessario accrescere l’attenzione e rafforzare le reti e i servizi di protezione, cura, tutela, sia a livello nazionale che al livello di interventi regionali, come dimostrano anche i risultati dell’indagine che Save the Children con il Garante dell’Infanzia hanno svolto su Lazio, Piemonte e Calabria2 “.

“La conferenza di oggi nasce dalla consolidata collaborazione con Save the Children, con la quale già da alcuni anni condividiamo iniziative mirate a sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dell’infanzia”, spiega Francesco Alvaro, Garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio. “In questa circostanza abbiamo scelto di accendere un riflettore sugli effetti che l’assistere ad episodi di violenza in ambito domestico può produrre sulla crescita e lo sviluppo di un bambino. In una regione come il Lazio, dove convivono realtà metropolitane e situazioni di degrado sociale, infatti, ci è sembrato importante analizzare un fenomeno che è ancora oggi oggetto di scarso interesse e che, al contrario, merita di essere affrontato con la dovuta attenzione. La necessità di un adeguato approfondimento del tema è dimostrato anche dall’interesse che hanno mostrato gli adolescenti coinvolti nel percorso di consultazione per la realizzazione del video, che hanno evidenziato proprio l’importanza di aprire un dialogo con gli adulti. Considero questa esperienza l’inizio di un percorso di dibattito e discussione che possa portare a verificare le forme più adatte di azioni preventive del fenomeno, all’interno di un contesto generale di interventi normativi a tutela dell’infanzia”.

Si stimano in 6 milioni e 743 mila le donne fra i 16 e i 70 anni – ovvero il 31,9% delle donne in questa fascia d’età – ad aver subito nella propria vita una violenza: di tipo fisico (il 18,8%), sessuale (23,7%), psicologico (il 33,7%) o di stalking (il 18,8%) 3. Il 14,3% dichiara di averla subita dal proprio partner, si legge nel Rapporto “Spettatori e Vittime: i minori e la violenza assistita in ambito domestico. Analisi dell’efficienza del sistema di protezione”.

Tra le donne che hanno subito violenze ripetute da partner sono 690 mila quelle che avevano figli al momento della violenza. La maggioranza di esse – il 62,4% – ha dichiarato che i figli sono stati testimoni di uno o più episodi di violenza.
Si può dunque stimare dunque in almeno 400.000 il numero di bambini costretti ad assistere alle violenze sulla propria madre.

Nel 19,6% dei casi i figli vi hanno assistito raramente, nel 20,2% a volte, nel 22,6% spesso. Nel 15,7% dei casi le donne valutano che esista il rischio di un coinvolgimento diretto dei figli nella violenza fisica subita dalle madri, secondo la seguente suddivisione: raramente (5,6%), a volte (4,9%), spesso (5,2%).

Un aspetto molto delicato e critico relativo alle madri è che talvolta negano che i figli possano subire conseguenze dall’assistere alla violenza e tendono a difendere i partner sostenendo che con i figli non sono violenti. Così facendo si rende più difficile l’emersione della sofferenza e del disagio del minore e la possibilità di curarlo e aiutarlo. In realtà un bambino percepisce anche i segnali meno visibili delle violenza, anche il rumore di un piatto rotto, delle urla soffocate, o i silenzi terribili che seguono una lite”, prosegue Raffaela Milano.

Curare e assistere tempestivamente le vittime di violenza assistita è fondamentale per ridurre l’impatto di quanto vissuto, sul presente e sul futuro del bambino. L’esperienza clinica e le stesse indagini dimostrano che chi ha assistito a violenza da piccolo ha più possibilità di subirla da adulto. Si stima infatti che più della metà di donne che hanno assistito a episodi di violenza tra i genitori, da adulte sono state a loro volta vittime di violenze.

La violenza assistita nel Lazio, Piemonte e Calabria

 
Rispetto alla media nazionale, i dati regionali sulla violenza nei confronti delle donne evidenziano alcune differenze. Nel Lazio per esempio il fenomeno della violenza domestica femminile appare più accentuato con il 16,3% delle donne fra i 16 e i 70 anni ad aver subito violenza dal partner, a fronte del 13,9% del Piemonte e il 10,1% della Calabria 4. Il Lazio però è anche la regione in cui si fanno più denunce: dichiara di aver sporto denuncia dopo la violenza subita l’8% delle donne, contro il 5,8% in Piemonte e il 4,2% in Calabria.

Tutte e tre le Regioni manifestano un recente o rinnovato impegno nel settore della violenza contro le donne: a livello di tempistica, la Regione Lazio è stata la prima in assoluto a legiferare per fronteggiare il problema della violenza sulla donna, mentre Piemonte e Calabria hanno emanato il loro primo atto normativo (e per la Calabria anche l’unico) nel 2007.

Per quanto riguarda la considerazione dei minori che assistono alle violenze sulle madri, manca invece una decisa presa d’atto e conseguenti misure normative sulla violenza assistita, di cui vi è traccia solo in un atto legislativo della Regione Piemonte. Il Piemonte è infatti l’unica delle tre Regioni esaminate ad aver dato disposizioni normative, con Delibera di Giunta n. 42/29997 del 2000, a favore di minori vittime di abuso e maltrattamento. Attraverso questa delibera sono stati creati nuovi servizi, e potenziati quelli preesistenti, per contrastare la violenza nei confronti dei minori, compresa la “violenza assistita”.

Sul versante dei finanziamenti emerge una difficoltà comune a tutte e tre le regioni a garantire certezza dei finanziamenti e si assiste piuttosto ad una loro progressiva riduzione.

Save the Children, attraverso la collaborazione con il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio, intende rivolgersi alle istituzioni competenti e a tutti coloro a diverso livello impegnati nella tutela dei minori e delle donne vittime di violenze e maltrattamento, formulando alcune raccomandazioni e indicando alcune possibili soluzioni:

– I Ministeri competenti, le Regioni e gli enti locali stanzino adeguate risorse economiche per sostenere la rete dei servizi (operatori sociali, autorità giudiziaria, forze dell’ordine).
I servizi dovranno avere standard di struttura e linee guida di funzionamento definiti, affinché gli interventi siano armonici e possano raggiungere l’obiettivo di aiutare la madre e il figlio e quando possibile anche il padre maltrattante, a uscire dal trauma della violenza.

– Sul versante legislativo in Italia manca una normativa che faccia esplicito riferimento all’esposizione dei bambini alla violenza nelle sue varie forme come reato.
Per poter rafforzare la tutela e la protezione di minori vittime di violenza assistita è auspicabile richiedere un aggiornamento legislativo per il riconoscimento della condizione di vittime della violenza assistita.

Il Piano nazionale contro la violenza di genere e lo stalking


Viene accolto invece favorevolmente il varo del primo Piano nazionale contro la violenza di genere e lo stalking. Elaborato dal Dipartimento per le Pari Opportunità affronta in modo organico il problema del contrasto alla violenza e del supporto delle vittime.
E positiva appare anche la volontà di realizzare campagne di comunicazione sul tema della violenza di genere volte alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

Il video di sensibilizzazione su musiche dei Sigur Rós


Su questo versante la Conferenza tenutasi a Roma è stata l’occasione per presentare un video frutto della consultazione di un gruppo di ragazzi e ragazze di Roma, coinvolti da Save the Children e dal Garante dell’Infanzia.
Il video utilizza il tratto grafico del cartoon ma non per questo è meno esplicito ed efficace: un bambino guarda un cielo sereno dove due nuvole assumono i tratti di un uomo e una donna: mamma e papà. Lentamente le sagome cambiano posizione, il braccio del padre si alza sulla mamma. Il cielo si oscura e sul viso del bimbo appare una lacrima. In sottofondo Hoppipolla, canzone del gruppo islandese dei Sigur Rós che ne hanno gratuitamente concesso l’utilizzo.

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