Provocazione o modello?

abitare_bungabunga

Non si sa per chissà quale provocazione il Bunga Bunga diventa il claim di un negozio d’arredamento. La stessa provocazione che ha voluto Ruby come testimonial del libro di Marra?

E’ triste che anzichè scandalizzarsi per un premier che intreccia relazioni con minorenni e offende le donne ci fanno pure un claim. Classico di chi ha poca fantasia.

Non si capisce se questo sia uno sfottò verso gli elettori di Silvio che elogiano il premier o se quel mobilificio stia elogiando le gesta di Silvio, il modello dell’uomo di potere playboy circondato da minorenni tutte sottomesse al capo, invitando ad interlocutori maschi a seguire le orme del premier e andare a letto con più donne contemporaneamente perchè fa più macho,senza nemmeno capire che chi compra sesso è solo un puttaniere e chi compra sesso da minorenni compie un reato.

La campagna è stata ralizzata della Sandei communication di San Vito dei Normanni (Brindisi) e di un Paese dove le donne vengono considerate unicamente come oggetti, costrette ad adeguarsi ad un modello femminile poco reale , così come quello maschile  lontano dal modello di Berlusconi.

Credo che ci sia poco da ridere su questo scandalo che ci ha resi ancora una volta lo zimbello del mondo. Almeno in Italia su queste cose non si scherza, non c’è proprio nulla da ridere.

Immagine: da Spot Anatomy

Una vera offesa insomma o esagero?

26 commenti

  • Non ci credo. Addirittura arrivare a questo? Ma di quand’è questa pubblicità? A me sembra che, assieme a quella di Ruby, sia più una provocazione alla nostra manifestazione e a ciò che rappresenta. Perchè è strano che compaiano proprio dopo questa. O forse è proprio Berlusconi che sta pagando gente a destra e a manca perchè ha davvero paura di perdere il suo posto di comando, adesso. Anche se ho sentito fin troppe persone concordare con lui, anche un’intervista a un signore anziano che diceva che anche lui, se avesse potuto, sarebbe andato con una minorenne, che è naturale e chiunque lo avrebbe fatto.

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    • Come si vede dal nome sono una donna, e per di più sono una donna di SAN VITO DEI NORMANNI, paese in cui è stata ideata la pubblicità tanto criticata. Per questo motivo mi rivolgo all’autrice di questo articolo, la quale si è permessa di definire tutte le donne del mio paese come oggetti, senza probabilmente conoscerne nemmeno una. Con tutta onestà, sono totalmente disarmata davanti a tanta ignoranza, nonchè offesa per essere stata “catalogata” con tanta noncuranza. La signora che si è permessa di tacciarci come donne oggetto può essere libera di giudicare come meglio crede il messaggio della pubblicità (ed il mio parere personale è che la pubblicità si basa soltanto su pura ironia e sul fatto che per farsi riconoscere bisogna lasciare un segno, e far riferimento -aimè- anche a qualcosa che in un modo o nell’altro ci riguarda tutti), ma non credo che abbia il diritto di generalizzare offendendo in questo modo così fuori luogo delle donne che con il mondo di cui tanto si parla non hanno niente a che fare. La dimostrazione di questo è data dal fatto che la titolare dell’azienda che ha accettato la pubblicità…è una donna. Non mi dilungo, inoltre, nel fare l’elenco delle numerose donne di SAN VITO DEI NORMANNI, che si sono distinte in diversi campi, compreso proprio quello della politica. Concludo condividendo in pieno il pensiero espresso da Luter, che ha secondo me compreso nel modo esatto il significato della pubblicità, con obiettività e senza lasciarsi andare a giudizi gratuiti.

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  • danzatriceorientale

    Ti dico solo una cosa: il personaggio di Cetto La Qualunque, che prende apertamente per il culo Berlusconi, è stato abbracciato invece come modello e mito da una berlusconiana filofascista convinta, una di quelle per cui il premier è santo e la colpa è delle zoccole (parole sue) che lo vogliono rovinare: arrivati a questo punto, io direi che i lobotomizzati non capscono un cazzo, nemmeno le provocazioni o le denunce sociale e anzi, per loro qualsiasi critica è un complimento e credo che lo stesso valga per questa pubblicità.

    Ritorniamo poi al discorso che facco sempre sui film relativi alla mafia o zeppi di stereotipi, che vanno presi con le pinze in quanto vengono giudicati in base all’ottica di chi li guarda: in teoria dovrebbero essere film di denuncia sociale, in pratica i più, i lobotomizzati, vi si rispecchiano al punto di voler diventare i nuovi Vallanzasca.

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    • Evidentemente questa signora non ha un cervello funzionante che possa distinguere la realtà dalla finzione. Sarà che le peggiori malattie mentali (boh forse sarà un coinvidenza) gravitano attorno al centro destra alla destra estrema.
      Si hai ragione, purtroppo c’è gente che non riesce a prendere alcuni messaggi per come si presentano, si chiama mancanza di interpretazione.
      Perfino alcuni che hanno visto il documentario della Zanardo hanno detto che non esiste la mercificazione e tutte quelle cazzate che saltano fuori “eh ma mica le costringono….” , ma non diamo colpa ai film piuttosto a chi è incapace di interpretarli.

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      • danzatriceorientale

        Ovvio che la colpa è da attribuire a chi è incapace di decodificare i contenuti dei messaggi: a tal proposito lo stesso Berlusconi dice una cosa, l’unica con la quale concordi, è cioè che “Il cliente, il pubblico, è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente”.
        A giudicare dal suo pubblico, ci ha preso in pieno!

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      • Se riferito ai suoi elettori sicuramente….

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  • visto che mo il bunga bunga è diventato una sorta di ”icona” itaiana, ci lucrano sopra… c’é anche un altra azienza che ha chiamato uno suo prodotto, un olio da massaggio, ”bunga bunga”… sono tutte tattiche di marketing (tristi) per sfruttare l’ondata del momento… anzi che ancora non hanno chiamato qualcosa ”yara gambirasio” o ”sarah scazzi”…

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  • danzatriceorientale

    Mary, evidentemente il pizzaiolo ha voluto solo riprodurre solo le tette e l’ha fatto pure male, oltretutto, visto che a me quelle mozzarelle con olive nere sembrano gli occhi degli snorkies (hai presente? Era un cartone animato di tanti anni fa).

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  • Finché si limitano a riderci su mi sa che non se ne esce…

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  • segnalo questa pubblicità Ikea http://yfrog.com/h38f0nj: c’è differenza?

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  • non è uno sfottò, è umorismo di pessimo gusto e sfruttamento di un fatto di cronaca molo grave per fare pubblicità. riguardo alla pubblicità ikea, potrebbe essere la traduzione di una frase svedese, non è detto che in svedese quella frase abbia un doppio senso. è sicuramente contestabile e criticabile ma non è la stessa cosa.

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  • Per me esageri, per svariati motivi.
    Vado con ordine, seguendo il post:
    1. Non c’è da scandalizzarsi; schifarsi o disapprovare sono altre cose. (Peraltro non ricordo uscita di Silvio Berlusconi che, parlando di donne, non finisse con l’offenderle. Lo scandalismo del “oddio fa sesso a pagamento” andrebbe lasciato ai pochi cattolici credenti – cioè quelli che non lo votano.)
    2. Per me non è né uno sfotto né tantomeno un elogio: sfruttano il momento e fanno pubblicità alla pubblicità. Di questa io non ne sarei mai venuto a conoscenza non fosse per la citazione bunga bunghesca che le ha anche fatto avere un post qui.
    3. L’uomo di potere ha sì nell’immaginario – ma anche nella realtà – stuoli di donne ai suoi piedi, ma non è che siano tutte minorenni ed anche sulla sottomissione avrei da ridire: sono rapporti di convenienza, non ci sono vittime. (Nel caso si può allungare il discorso sul fatto che chi dà sesso sia in una posizione di svantaggio, ma che non richiede per forza sottomissione.)
    4. Non credo affatto fosse un invito agli uomini affinché seguano le orme di B. Certo che strizza l’occhio a certi comportamenti, ma francamente l’ideologia del maschio dominante l’hai messa tu.
    5. Andare a letto con più donne o più uomini contemporaneamente non mi pare sia una cosa censurabile. Non ci vedo nulla di male. Non sono solo i B. ad amare il sesso scisso dal sentimento.
    6. Definire un uomo che va con le prostitute un puttaniere è brutto, davvero. Come definire puttane le prostitute stesse. Non siate così categoriche: ci sono diversi uomini che pagano per il sesso e non per questo sono dei machisti, o sono uomini che disprezzano le donne.
    7. Le donne non sono considerate unicamente come oggetti, non sempre, non da tutti. Sì l’italia in quanto a misoginia pare un paese da terzo mondo – e non solo per il sessismo – ma bisogna fare attenzione a ciò che scrive, facendo di tutta un’erba un fascio. (Per altro mi dispiace notare che queste cose vengano fuori sempre per le pubblicità, poi i Gramellini vari possono scrivere ciò che vogliono e poche donne li trovano contestabili.)
    8. Quello della costrizione ad adeguarsi a modelli femminili è un mito. Tu ti sei adeguata? Non credo, quindi significa che hai avuto la possibilità di non farlo, non sei stata costretta. Hai usato la tua coscienza critica ed hai messo in discussione determinate cose, senza sentire il bisogno d’adeguarti.
    Ormai quello dell’adeguamento è uno slogan, come tutti gli slogan finisce con l’essere vuoto e significare poco. Bisognerebbe, invece di scagliarsi con slogan contro determinate cose, portare avanti un discorso più generico e più profondo proprio perché certi concetti non rimangano intrappolati nelle frasi fatte.
    Non mi piace nemmeno l’idea del “poco reale”, come se le belle donne fossero tutte rettiliane.
    9. Hai ragione quando dici che il modello maschile è lontano da Berlusconi, ti dimentichi però di dire che alla maggior parte degli uomini italiani manca la possibilità. Piaccia o non piaccia non si può continuare a sostenere cose tanto fallaci: se così fosse perché B. avrebbe tanto successo?
    10. Sì l’italia è lo zimbello del mondo, però c’è chi sa far ridere su questo. Riuscire a riderne non è in antitesi al riuscire a ragionarne.

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  • Secondo me l’ikea si riferiva alla favola della principessa sul pisello…

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  • Certo che si riferiva alla principessa sul pisello, è anche scritto in corpo piccolo sotto. ma l’allusione sessuale nel titolo rimane, no?

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  • Come si vede dal nome sono una donna, e per di più sono una donna di SAN VITO DEI NORMANNI, paese in cui è stata ideata la pubblicità tanto criticata. Per questo motivo mi rivolgo all’autrice di questo articolo, la quale si è permessa di definire tutte le donne del mio paese come oggetti, senza probabilmente conoscerne nemmeno una. Con tutta onestà, sono totalmente disarmata davanti a tanta ignoranza, nonchè offesa per essere stata “catalogata” con tanta noncuranza. La signora che si è permessa di tacciarci come donne oggetto può essere libera di giudicare come meglio crede il messaggio della pubblicità (ed il mio parere personale è che la pubblicità si basa soltanto su pura ironia e sul fatto che per farsi riconoscere bisogna lasciare un segno, e far riferimento -aimè- anche a qualcosa che in un modo o nell’altro ci riguarda tutti), ma non credo che abbia il diritto di generalizzare offendendo in questo modo così fuori luogo delle donne che con il mondo di cui tanto si parla non hanno niente a che fare. La dimostrazione di questo è data dal fatto che la titolare dell’azienda che ha accettato la pubblicità…è una donna. Non mi dilungo, inoltre, nel fare l’elenco delle numerose donne di SAN VITO DEI NORMANNI, che si sono distinte in diversi campi, compreso proprio quello della politica. Concludo condividendo in pieno il pensiero espresso da Luter, che ha secondo me compreso nel modo esatto il significato della pubblicità, con obiettività e senza lasciarsi andare a giudizi gratuiti.

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    • Cara valentina, dove hai letto tutto ciò?
      Se leggi bene ho scritto Paese con la P maiuscola che sta ad indicare l’Italia e non san vito dei normanni.
      Ok le critiche ma accusare ingiustamente senza nemmeno aver letto bene un post non mi sembra nemmeno giusto. Come mai questa rabbia?

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  • Forse non sei riuscita a scrivere bene quello che volevi dire, perchè non sono stata l’unica ad intendere quelle parole in quel modo. Non è rabbia la mia, ma volevo solo puntualizzare che generalizzare è sbagliato a prescindere,che si tratti delle donne di paese che non conosci o di un Paese con la P maiuscola.

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    • Accetto le critiche ma non i fraintendimentipuò darsi che mi sono fatta capire male ma vedo che altri lettori hanno compreso bene. Parlo spesso della situaizone italiana e sono italiana pure io e qui ci vivo. Quindi so perfettamente quale sia la condizione femminile italiana. Se dico che è precaria e che le donne vengono trattate come oggetti non è un offesa alle donne, è una realtà tipica del nsotro Paese Italia e semmai un offesa ai nsotri governi, al sistema publbicitario e agli uomini del nostro Paese, non tutti ma buona parte purtroppo sì.
      Io non generalizzo mi baso su dati statistici. Mi baso sull’indagine del global gender gap e su dove è collocato il nostro Paese e su queste immagini che vengono trasmesse in tv, sulle strade, dappertutto.

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  • @massimo cavazzini: sì, c’è molta differenza e se non la vedi sei in malafede.
    è brutto farlo, ma ti spiego questa campagna: il pay off (che è una frase che sintetizza l’intera operazione di campagna e in genere va sotto il logo) dice vivere contemporaneo. vuol dire che i mobili di abitare vivono nell’oggi e lo fanno in maniera. è una battuta che potrebbe fare, diciamo, dario vergassola.
    la prova del pisello di cui parli nella sostanza dice più o meno la stessa cosa, lasciando stare che non c’è nessuno nesso oggettivo, ma è una battuta che potrebbe dire massimo boldi o alvaro vitali.
    capito?
    se poi, le signore perbene non capiscono l’ironia, pazienza, ci sono per fortuna molte persone come valentina di san vito dei normanni.

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    • @patrizio, è curioso: siccome non viene apprezzata, sono in malafede. ma arrivi tu, salvatore della patria, a spiegare al popolino perchè quella pubblicità *deve* piacere e se non piace è mancanza di ironia. wow! io ribadisco che al pubblicità non fa ridere (ma in fin dei conti è soggettivo) ed è basata su una allusione sessuale trita e ritrita (questo, invece, è oggettivo). quella che tu chiami mancanza di ironia, è semplicemente buon gusto. usare l’allusione sessuale per attirare l’attenzione e vendere un mobile è un trucco di bassa qualità e, visto che siamo in tema di spiegazioni, lascia che ti spighi una cosa. la pubblicità deve piacere al pubblico, non ai copy

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      • A dir la verità anche il fatto che non faccia ridere è oggettivo, per quanto io non l’abbia trovata malaccio.
        Mi fa storcere il naso invece l’accostamento allusione sessuale-bassa qualità che dovrebbe sottintendere al cattivo gusto del volgo.

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