disattenzione?

cartellone

Alla faccia dei provedimenti del comune di Genova, le donne continuano ad apparire come oggetti nei cartelloni pubblicitari. Dopo la manifestazione delle donne organizzata per rivendicare la propria dignità e per abbandonare certi atteggiamenti italiani che riducono la donna ad oggetto, in pieno centro della città spunta questo 3×6 (forse anche di più).

Un marchio di abbigliamento, la Silvian heach, pubblicizza il suo prodotto con una modella che alza il suo vestito e scopre il suo sedere completamente nudo. (Un’altro fatto vergognoso è accaduto sempre a genova. Luca Delfino, uccise due donne, è stato di nuovo assolto) Ecco qua l’articolo:

Dal Corriere della….

Pubblicità, ancora donne oggetto
Il Comune si scusa e ritira il logo 

San Vincenzo, gaffe del Comune: “Una disattenzione, ritiriamo il nostro logo”. Beffa dopo la manifestazione In pieno centro un gigantesco fondoschiena

di MICHELA BOMPANI 

Un sedere grande, ma grande come una persiana, nel centro di Genova, fra via San Vincenzo e via Ricci, campeggia “a tutto tondo” su un cartellone pubblicitario. È partita ieri la campagna di marketing di un marchio di abbigliamento in ventisette città italiane, ma nel grande spazio promozionale tra via San Vincenzo e via Vincenzo Ricci, proprio sotto il sedere, c’è anche il logo del Comune di Genova.

Il giorno dopo la grande manifestazione “Se non ora, quando?” che ha portato nelle piazze di tutto il mondo un milione di persone, e cinquantamila in marcia a Genova, la novità alta come un palazzo non è piaciuta a molti cittadini che hanno tempestato la redazione di Repubblica di telefonate: “Basta. Lo abbiamo gridato in piazza, lo ribadiamo ancora, siamo stufi di vedere il corpo delle donne usato sistematicamente”, spiegano.

Il Comune cade dalle nuvole, tutta colpa di un cortocircuito casuale, spiega l’assessore alle Attività produttive, Gianni Vassallo, che annuncia: “Toglieremo il nostro logo da quella pubblicità”. Lo spazio fisso di marketing, sul fianco dell’edificio, infatti è diviso in due parti: in basso, fisso, c’è il messaggio del Comune “Io faccio shopping a Genova. Fiducia, sapori, comodità: tutto intorno a te”, con lo stemma di Tursi. Sopra, c’è una zona in cui vengono di volta in volta affissi cartelloni diversi. E proprio ieri mattina si è accampata una seducente figura femminile che, fotografata da sotto in su, solleva, strategicamente, la nera veste.

GUARDA Le immagini del manifesto

“Questa è la dimostrazione che esiste un salto temporale troppo lungo tra l’anima di un Paese, quella che era domenica in piazza, e le azioni di un Comune che ha annunciato di sgomberare dai propri muri immagini offensive delle donne – dice Valentina Sonzini, “Unione donne italiane – 25 novembre 2008″ – Tursi ha incassato denaro per questa pubblicità? Lo devolva a favore delle donne in difficoltà”.
“Occorre evitare anche il solo rischio di sovrapposizioni di messaggi diversi che però possono essere letti come contestuali – spiega Vassallo – la campagna “Io faccio shopping a Genova”, promossa da Tursi per sostenere il commercio di prossimità, è partita l’anno scorso ed è stata appena rinnovata, compare anche su molti mezzi pubblici, nei prossimi giorni da quello spazio in via Ricci il logo di Tursi deve sparire”.

ps: Anche la repubblica ha parlato di questo fatto, ma come dice il blog Vita da Streghe, ha dimostrato ancora poca coerenza.

Update: Per la fretta mi sono dimenticata di dirvi che ho contattato lo Iap ( e di copnsigliarvi di farlo anche voi), dal momento che il comune, malgrado abbia promesso di contrastare la pubblicità sessista, ha chiuso un occhio lasciando il certellone lì dovesi trova:

Salve,

vi segnalo un cartellone pubblicitario avvistato a Genova che ha avuto la brillante idea di pubblicizzare la “griffe” di abbigliamento silvian heach con una modella la cui posa è volgare e sessista, in quanto, la figura femminile appare come un “corpo” offrendosi come oggetto sessuale all’interlocutore, nonostante fosse un marchio di abbigliamento femminile.

Cordiali saluti

Potete anche scrivere al comune o all’azienda.

8 commenti

  • ma non è che il Comune di Genova deve ritirare il suo “logo”, deve proprio far ritirare la pubblicità sui muri della sua città.
    IAP IAP !

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  • danzatriceorientale

    Boh, quando leggo queste cose, l’unico quesito che mi pongo è: ma certa gente ci è o ci fa?

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  • Ho scritto al sindaco.

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  • ma dai, secondo me è una presa in giro… nel senso che i pubblicitari hanno preso in giro la manifestazione… La modella sembra proprio mostrare il culo con espressione divertita, come a dire ‘gnegnegne!’… Questo è il segnale che la voce del popolo non è ascoltata da nessuno, nè dai politici né da chi ci vende le cose e che teoricamente dovrebbe ascoltare la voce degli acquirenti…

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    • no, invece se l’hanno fatto proprio per provocazione, per presa in giro nei confronti della manifestazione, è la prova che ci hanno ascoltato e gli ha dato fastidio che in tanti ci stiano appoggiando. Continuiamo così e non arrendiamoci!! Aspetto con ansia la prossima manifestazione, e con me tutta la mia classe (ragazze e ragazzi :)), professori compresi ^^

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  • Secondo me si sta esagerando!! MA non il comune o chi crea queste cose… è chi si offende! La donna oggetto è nella mente di chi la crede così! State facendo passare il messaggio che il corpo della donna deve essere coperto per evitare che si consideri oggetto…ma siamo matti? Cioè, io non posso scoprirmi perché c’è in giro gente che mi considera oggetto? Facendo così date ragione a quelli e quelle che giustificano gli stupri se una decide di mettersi la minigonna!! Non è la pubblicità che deve cambiare ma la mentalità della gente! Finché ci sarà gente che crede che la donna sia ad uso e consumo dell’uomo (o di un’altra donna) allora anche se sarete vestite da suore, verrete sempre viste così!!! SVEGLIAAA!

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    • Cara Rossella,
      ma davvero non riesci a cogliere la differenza tra chi esce in minigonna ai cartelloni che ritraggono le donne sempre come oggetti?
      Lo sfruttamento commerciale del corpo femminile lo riduce ad oggetto proprio perchè ne fa uso commerciale.
      Non è la nudità che ne fa un oggetto, ma il messaggio.perchè per vendere un vestito bisogna assumere alla modella una posa di disponibilità sessuale?
      Cosa c’entra una che ha la piena libertà di uscire di casa vestita in minigonna?
      Invece in italia è proprio il contrario, mia cara rossella! Molti trovano più scandaloso che una esca in minigonna piuttosto che venga ritratta in quel modo in un cartellone…
      Sono queste immagini, mia cara lettrice, che alimentano il concetto di donna-oggetto, proprio perchè credono che l’immagine femminile debba essere sempre ad uso e consumo maschile, senza nemmeno potere d’acquisto.
      Si parla appunto di sessualizzazione del corpo femminile, come se la donna debba per forza apparire sessualizzata o comunque basare la sua vita in funzione dello sguardo altrui che allude a bassi istinti per poter essere considerata femminile.
      Non vuol dire questo essere donne, non è un caso se in italia, le donne vengono relegate ancora ai margini della società…e non è certo colpa nsotra, ma perchè ormai nella mentalità degli italiani è stato introiettato troppo a lungo il modello della velina.

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