Polemiche su Vogue

pedo

Un tabù si è rotto. Il servizio fotografico di Vogue fa scandalo e le polemiche arrivano a far dimettere la direttrice della rivista.

Una cosa che però dubito sarebbe successa in Italia. Comunque sia è bello vedere che la gente non rimane passiva davanti a certe cose. Ecco l’articolo del corriere:

MILANO – Il mondo della moda occhieggia alla pedofilia? È l’interrogativo che si pongono molti commentatori. Non ultimo un articolo sul quotidiano spagnolo «El Mundo» che racconta la storia di un servizio fotografico pubblicato nel numero di dicembre del mensile francese Vogue in cui appaiono fotografie di tre bambine di sette anni vestite ad imitazione di sensuali donne adulte.

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LA VICENDA – Il servizio, secondo quanto racconta «El Mundo» avrebbe però provocato degli effetti proprio nel mensile del gruppo Condé Nast. Xavier Romatet, presidente di Condé Nast France avrebbe rimosso infatti Carine Roitfeld, direttore del mensile (ha annunciato le proprie dimissioni nel dicembre scorso). Al suo posto le subentrerà, a partire dal prossimo 1 febbraio, Emmanuelle Alt. Secondo il retroscena di «El Mundo» decisiva in questo senso sarebbe stata una telefonata di Bernard Arnault patron del gruppo del lusso LVMH, che avrebbe ritirato i suoi investimenti pubblicitari se non avesse preso provvedimenti sul caso.
Uno dei «colpevoli», oltre alla direttrice che è stata rimossa, sarebbe stato individuato dai media nello stilista Tom Ford autore degli scatti, il cui ruolo però è al centro di un caso. Secondo chi difende l’operato del grande stilista Ford potrebbe infatti aver scelto queste immagini per sottolineare come la società, oggi, imponga degli status symbol inadeguati per le più giovani, con atteggiamenti che annullano l’innocenza e la spensieratezza delle piccole generazioni.

*Ps: E’ urgente il mio documentario lo so, ma nonappena trovo gli strumenti lo rimetto online. Intanto sto preparando un lavoro che  riguarda il mio blog e che gradirete, ma resterà top secret per un pò.

8 commenti

  • Ah, certo, lui voleva provocare, e magari denunciare pure, e noi che non lo abbiamo capito, forse perché ci hanno rese prevenute tutte le belle campagne pubblicitarie dello stilista medesimo, così amico delle donne…

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  • Una denuncia simile non la può estrapolare dal contesto. Il signor Ford dovrebbe portare almeno un esempio in cui una pubblicità commerciale sia riuscita ad incanalare sia un messaggio di vendita che uno di denuncia (ovviamente questo non è il caso di una campagna sociale). Se poi la denuncia è legata agli status symbol della società, riproporli per vendere diventa solo un’ulteriore partecipazione a questo tipo di sistema, e non un chiaro messaggio di dissenso. E’ come se per vendere un accendino io dica “guarda che schifo, è uno scandalo. Compralo!!” La vendita e la denuncia per logica non possono essere presentate insieme.

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  • danzatriceorientale

    Che tristezza però che i provvedimenti vengano presi non perché chi sbaglia si renda conto della gravità dei suoi errori (sui quali anzi tende sempre a “mettere la pezza”), bensì perché viene minacciato di essere colpito al portafoglio (avrebbe ritirato i suoi investimenti pubblicitari se non avesse preso provvedimenti sul caso). Vabbeh, se questo è l’unico mezzo che ci è rimasto per far valere i nostri diritti, ben venga.

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  • Troppo rumore per nulla! Come ho giá scritto altrove in rete (e che quí ripropongo con l’ausilio dell’immancabile ‘copia/incolla) il processo per ottenere un’immagine é ben diverso dall’immagine risultante. I fotografi professionisti non sono come quelli che si vedono nei film – con musica di sottofondo, che dirigono le modelle dicendo ‘Guardami, voltati, girati, cosí… sí, cosí no, eccetera…’, facendo scatti uno dietro l’altro. Al contrario, i piú grandi fotografi sono estremamenti tecnici: ti dicono di abbasare la testa di due millimetri, socchiudere gli occhi, voltarti di mezzo millimetro. Un solo scatto puó prendere diversi secondi, a volte anche minuti, durante i quali le modelle devono rimanere immobili in pose a volte scomode, se non addirittura fisicamente faticose (muscoli contratti, occhi sempre aperti senza poter neanche sbattere le palpebre un secondo, eccetera). Mentre scattano, i fotografi tirano fuori delle pose e delle espressioni di cui le modelle stesse, al momento, non si rendono conto. Ora, a parte i vestiti, non credo che queste bambine si siano rese conto di assumere pose equivoche e sensuali (ma poi, a mio avviso, neanche troppo). Durante il servizio fotografico, quindi, non sono state corrotte e smaliziate, non sono state inculcate in loro idee malsane. In quei momenti le bambine erano in posa e magari, per tirar fuori certe espressioni, il fotografo avrá chiesto loro di immaginare un gelato o una Barbie nuova o il fratellino pestifero. Poi, un po’ di trucco, un po’ di luci e il gioco é fatto.Mentre il processo fotografico é innocente, le immagini che sono state prodotte sono provocatorie e di denuncia. Come al solito, a volte si pensa che il colpevole, colui che ha commesso il crimine, sia in realtá colui che ha denunciato il crimine stesso: allucinante! E poi, scusate, ma secondo voi, queste sono bambine prese a caso? C’é tutta un’industria di baby-bambine professioniste, solo che se le si vede in manifesti che pubblicizzano le merendine o i grembiuli della scuola nessuno ci trova nulla di male; se uno si permette a fare una denuncia grafica di ció che accade, allora gli si da’ la caccia come se fosse una strega!
    Vorrei inoltre aggiungere (in maniera ‘originale’, senza piú copi/incolla) che spesso fotografi o artisti o chimateli come vi pare utilizzano la pubblicitá non come ‘scopo’, ma come ‘mezzo’. Soprattutto in tempi recenti, alcuni fotografi hanno trovato nella pubblicitá un mezzo per mettere in circolazione le proprie idee trasportate in immagine, grantendone una diffusione rapida e capillare. In questi casi, non é la fotografia al servizio della pubblicitá, quanto piuttosto l’esatto contrario (o, se si vuole, le due componenti vengono messe in un rapporto che non é piú di potere/subordinazione, ma piuttosto di sinergia). La stessa cosa avveniva, anni fa’, alle campagne fotografiche di Oliviero Toscani per la Benetton: la gente non capiva cosa c’entrassero immagini di denuncia al razzismo, o scene di tossicomani e emarginati della societá, con la pubblicitá di un maglione. Ribadisco che alcuni fotografi utilizzano lo strumento ‘pop’ della pubblicitá e a certe case di produzione o certe riviste va’ senza dubbio il merito di saper scegliere e appoggiare certi artisti e sono anche pronte a pagarne le conseguenze. Insomma, detto in soldoni, non penso che Vogue volesse fare una pubbliocitá a favore della pedofilia, ma tutto il contrario.

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    • danzatriceorientale

      Mi spiace, ma per me la pubblicità è fatta per vendere, non per denunciare, specialmente quando si tratta di immagini senza didascalia che possono pertanto dar luogo a equivoci.

      Per i lavori di denuncia ci sono i cronisti e, meglio ancora, le associazioni apposite: lasciamo che se ne occupino loro.

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  • Non è proprio il posto adatto, ma non sapevo dove scriverlo. Vorrei segnalare il canale di Disney Channel, si, proprio il tanto amato Disney Channel, per i suoi programmi sessisti. Le ragazze sono rappresentate, in film che propinano ai bambini e adolescenti, come veri e propri oggetti. I ragazzi non fanno altro che dire ” bella e stupida… ottima scelta!” e le belle ragazze sono, appunto, tutte stupide. Anche chi cercano di far passare per intelligente incarna i modelli del maschilismo. In ogni puntata del telefilm Zac e Cody e del telefilm Hannah Montana, ad esempio, non si vedono che ragazze oche e con un bel corpo, che i ragazzi protagonisti non fanno che vantare per la loro bella presenza e sopratutto per la loro stupidità. ” Mente assente e formosa Becky”.

    Una che invece viene considerata intelligente, in Zac e Cody, passa il tempo ad accettare commenti sessisti dal suo ragazzo e non solo, addirittura felice, ridendo con una risatina un po’ da oca. Il padre dei due gemelli ( Zac e Cody, appunto) è un sessista play boy di prim’ordine e tutti i personaggi popolari di quel telefilm e non solo sono mostrati come tali, prendendo quelli che mostrano un minimo di intelligenza sempre in giro e sottolineando quanto poco successo avranno nella vita.

    Un altro telefilm di Disney Channel è Quelli Dell’Intervallo. A parte il fatto che i personaggi sono tutti stereotipi tra cui compare ovviamente la bella oca, ci sono scene in cui tali personaggi presentano come dei film o dei programmi tv. In queste scene, i ragazzi hanno ruoli di presentatori, registi, scenziati, dottori, ecc… le ragazze, sempre di veline. In moltissime puntate sono appunto vestite da vallette e ricoprono tale ruolo ballando tra una di queste scene e l’altra. In Quelli Dell’Intervallo Cafè, invece, le ragazze/vallette, dopo aver partecipato al concorso Miss Intervallo, massima aspirazione di una ragazza secondo ogni film di Diseny Channel, vengono proposte, vestite da vallette, come intrattenimento di un signore, per far fare bella figura al locale.

    Nel telefilm Jonas, sempre la storia che una ragazza vuole solo essere bella, solo che il personaggio di Stella maschera molto bene questa superficialità, fino a Jonas LA, dove non fa che chiedere a tutti quanto è bella e pensare solo a questo durante tutto il giorno. Memorabile il discorso: ” Stella… tu sei bella, le ragazze belle truccano ragazze belle” ” davvero? davvero credi che io sia bella?”. Sessista anche la frase detta dall’altra attrice, no?

    Basta guardare un solo telefilm di Disney Channel per rendersi conto di quanto sessismo ci sia…

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