Sfatiamo anche questi luoghi comuni

Se nelle reti nazionali le pubblicità sessiste sono all’ordine del giorno, ancora peggio è lo schifo presente sulle reti locali:

Trasmesso addirittura durante la pausa pubblicitaria dai cartoni animati davanti agli occhi dei bambini.

Se nel contesto italiano una donna non può rivendicare la libertà di vestire come vuole, negli spot il nudo femminile diviene un mezzo da strumentalizzare per vendere ogni cosa.

Alla donna viene sottratta la possibilità di ogni scelta e le pubblicità veicolano che il corpo femminile nudo va bene soltanto per lasciare certi messaggi sessualizzati, rafforzando ancora di più la percezione negativa delle donne e ragazze che indossano una minigonna per uscire di casa.

La pubblicità sessista genera reazioni e rafforza modi di pensare sessisti:

Alla visione del modello della donna oggetto nel nostro paese ci troviamo di fronte ad alcune opinioni comuni:

1) E’ una gnocca, me la farei. (per usare termini più eleganti) gli stessi che vedendo una donna sbavare per il modello di turno esclamano ” sembra gay”.

Non ho niente contro chi dice che è una bella ragazza perché bella lo è, ma con chi usa termini che incitano lo stupro come “la sfondo”, “la smonto”, “la apro in due” o schiettamente “le strappo il culo”.

2) Chi la critica è bigotto, lei è libera di spogliarsi. Ogni pretesto è buono per dar contro a reazioni femministe. 

Pensiamo che questi hanno genitori o nonni che si opponevano alle manifestazioni femministe che si opponevano agli usi e costumi bigotti imposti alle donne.

Non è un caso se essi stessi sono ipocriti spesso nel valutare questioni mostrando un alto tasso di ipocrisia.

Bigotto è chi critica una velina, ma chi critica una prostituta o una donna libertina che utilizza il sesso a fini diversi dalla procreazione o dalla mercificazione pubblicitaria non è bigotto, perché la natura femminile è diversa da quella maschile.

Allora eccoli tirando fuori la storiella della chiave e del lucchetto o a snocciolare questioni irrisolte sulle differenze biologiche tra uomo e donna che hanno determinato diversi livelli di desiderio sessuale. Tutto questo senza essere nati donne. 

Vine da chiedersi come mai chi non accetta che la figlia esca in minigonna poi non ci veda nulla di male che la velina di turno vesta in modo succinto per presentare un programma televisivo. Ma il detto è lo stesso che usavano gli stessi nonni: tutte purché non si tratti di mia figlia. 

 3) Le donne che la criticano sono invidiose. Un altra tendenza italiana.

Le donne che criticano la tendenza italiana a percepire le donne in un dato modo viene etichettata come un invidiosa “possibilmente brutta e grassa“.

Come se le donne gradissero o dovrebbero gradire ad essere rappresentate in quel modo. Oppure come se le belle apprezzassero di diventare costantemente oggetto di desiderio da parte di morti di figa. 

La seconda accusa è quella di essere “frigida, acida che possibilmente non scopa da un pezzo“, come se compito e funzione sociale della donna è quella di aspettare il maschio di turno che la metta a 90 gradi e che la soddisfi. Come se la sessualità etero o il cazzo fossero unici mezzi per soddisfare le donne. 

 4) Le veline e le pupe sexy ad ogni spot sono troie. E chi ci sbava o il pubblicitario è un figo…Questo luogo comune è irritante e pericoloso, perché sembra voler far cadere la responsabilità solo sulle donne. Mentre la mercificazione del corpo femminile è invenzione maschile, le donne vi ci hanno aderito poco dopo.

Chi ci ha rapito dalle piazze per portarci negli schermi della Mediaset&co? Non ci ha costretto nessuno fin qui d’accordo, ma dietro questo c’è un lungo lavoro di manipolazione, come reazione al femminismo dilagante che si stava rendendo conto che la donna non aveva bisogno di un uomo per affermarsi.

Il risultato è questo: ci siamo spersonalizzate sia nel corpo che nella mente senza ricordare più chi siamo e che cosa vogliamo.

Ps: Ecco il sito, pieno di pezzi di carne femminili.

9 commenti

  • la frase “Le donne che la criticano sono invidiose. ” mi fa pensare anche che mentalità diffusa è anche quella che gli uomini che si disgustano delle notizie sulla vita sessuale del nostro premier sono in realtà invidiosi perchè ‘lui può’. del resto è quello che lui stesso sottintende quando dice frasi del tipo ‘che ci posso fare se mi piacciono le belle donne’, il senso è: ‘a chi non piacciono le belle donne (e se non ti piacciono sei gay e cioè la peggiore delle disgrazie)? e chi non vorrebbe essere al mio posto? ergo, se non approvi è perchè sei invidioso…’. è la stessa cosa, girata solo vero gli uomini invece che verso le donne. ma il succo è sempre che le belle donne devono essere sottomesse ai manici potenti di turno mentre gli altri possono solo invidiarli…

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  • Io sono magra (non per scelta) e odio quando mi dicono che dovrei vestirmi in maniera da far vedere quanto sono fi*a!!! A volte arrivo a odiare il mio corpo perché distoglie l’attenzione da quello che ho nella testa e nel cuore… e così vai di maglioni e pantaloni larghi…

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    • Monica ti capisco, anche a me mi appioppano sempre cose velinesche “ma perchè non provi a fare il casting per quello…o per quell’altro”! Più volte ho detto che in Italia la situazione è difficile per tutte, carine, meno carine, magre, in carne, alte,ecc ecc…..è la donna a 360° che è discriminata nel nostro paese….
      Comunque io me ne frego e mi vesto come mi pare, se coloro che pensano , che una siccome si cura o è carina non debba essere presa sul serio, beh è un problema della loro ignoranza e grettezza!

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  • danzatriceorientale

    Allora, per quanto riguarda il 1° luogo comune, ovviamente se lo pronuncia una donna è una ninfomane (per gli uomini, così come è una poco di buono quella che ci prova col ragazzo), ma è altrettanto raro che qualcuno la designerebbe come sessista… o sbaglio?

    Il secondo luogo comune solitamente lo si pronuncia quando a spogliarsi non è un membro femminile della propria famiglia: mi sento spesso dire che a casa che queste di spettacolo sono lbere di fare come vogliono, che la vita è la loro, però, chissà perché, ogni volta era una guerra quando indossavo mini gonne, mi truccavo ed indossavo bigiotteria… strano eh?
    Che siano grasse ho i miei dubbi, visto che una mia amica taglia 40 odia Belen (ma probabilmente è invidiosa delle sue tette, tranquilli che quando si parla di invidia, il pretesto te lo trovano sempre).

    Del terzo oramai si è detto di tutto e di più: a questo punto anche l’uomo che chiama gay quello al quale diamo del figo è invidioso? No, non sia mai, neanche a dirlo!
    Pensa che l’estate scorsa apparvero, a distanza di poco tempo, due notizie, una di una mamma che denunciò una ragazza che prendeva il sole in topless e un’altra inerente un tizio quasi linciato in spiaggia dalla folla perché si era denudato: ovviamente nel primo caso i “Brutta bestia l’invidia” alla signora si sono sprecati, mentre nel secondo ci fosse stato uno che abbia scritto “Gli uomini lo volevano linciare perché erano invidiosi del loro pene”.

    Per finire, che l’uomo che si arrapa con le veline sia figo è vero che è un irritante luogo comune, ma per fortuna ogni tanto mi capita di leggere anche uomini che danno degli sfigati a questi qua e allora mi consolo, anche se – e qui aggiungerei un quinto luogo comune – a sentire questi sfigati, i nick maschili che criticano le veline e chi ci sbava nascondono in realtà donne invidiose che si spacciano per uomini (ne ha di fantasia la gente, eh!).

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