La musica non cambia

sessista

Questa è un’altra segnalazione. E’ stata una delle mie lettrici a scoprire queste orrende pubblicità. Pubblicità che come al solito riducono la donna ad oggetto sessuale e oltre questo atribuiscono privilegi alla fama in base al numero di donne che hai.

Donne utilizzate ad uso e consumo maschile, tipici di una cultura che promuovono il mito del playboy, ossia l’uomo che non deve chiedere mai, quello che può avere tante donne ai suoi piedi grazie alla fama e i soldi.

Nelle culture maschiliste che esaltano il mito del latin lover o del dongiovanni, la donna è  dipinta come una sorta di puttana, un oggetto che si compra, che si usa e consuma per il piacere maschile.

La scuola di musica (brasiliana mi pare) che ha creato queste campagne è quella scritta sulle campagne. La campagna è nata per invogliare i ragazzi ad avvicinarsi alla musica. Penso che questa scuola venga frequentata anche da ragazze, allora perchè ha puntato su maschi e per giunta con messaggi così sessisti?

Il messaggio è chisaro “se diventi famoso avrai tante donne ai piedi“. Fans utilizzate a mero scopo erotico. Poi ho trovato anche una publbicità al femminile, sempre della stessa scuola.

A differenza nostra riescono a rappresentare una donna circondata da tanti uomini senza pregiudizi di genere e senza ridurla ad oggetto sessuale come nelle poche volte che capita nelle pubblicità italiane, ma il modo in cui sono rappresentati cambia eccome. Questi uomini circondati a Amy Winehouse sono completamente vestiti, non sono passivi, non stanno sotto i piedi della cantante e non stanno assumendo alcun atteggiamento sessuale. Quindi mi sembra troppo presto per poter dire che la scuola di musica non sia sessista. Lo è eccome.

8 commenti

  • wow … un vero oggetto di desiderio il figuro in effige: ispirato ai vari puttanieri (senza offesa per le prostitute) che ci propina la cronaca quotidiana? Per fortuna che il mio ultimo processo digestivo si è già concluso, altrimenti sarebbe stato gravemente compromesso.

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  • un paio di commenti alla pubblicità al femminile:

    “questo non è carino con le ragazze.”

    “ehi, non è divertente quanto l’altro”

    “interessante che la ragazza non abbia bisogno dei groupie nudi.”

    commenti che dicono qualcosa. 1) quando si invertono i ruoli emerge lo squallore (che c’è in entrambe le pubblicità, ma ormai per gli uomini ci siamo abituatissimi) 2) una donna non si sente figa e realizzata SOLO perché può ubriacarsi e fare tanto sesso di gruppo. 3) gli uomini mantengono un po’ di dignità, o perlomeno maglietta e pantaloni, anche quando fanno “i” groupie…

    beh: non so se ho fatto un’analisi giusta, ma questo è cio’ che percepisco.

    mi chiedo come sia possibile che l’uguaglianza venga realizzata solo in senso decadente… ci scambiamo i lati peggiori creando uomini complessati per l’aspetto fisico, uomini che pensano che pagare una cena sia la stessa cosa che pagare una puttana, donne che sbavano su un culo sodo, donne che ritengono più eccitante il sesso senza amore…

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  • Il figuro in effige è Keith Richards, un brutto ma famoso musicista, o come vuol dirci la pubblicità “if you sound good, you look good” se suoni bene sei/sembri più figo.
    se guardate bene c’è anche una terza immagine, con marilyn manson circondato come in questa immagine da tre ragazze capezzolo al vento http://adsoftheworld.com/media/print/viva_musica_viva_music_school_marilyn
    a questo punto davvero mi chiedo perchè solo amy casadelvino sia in compagnia di tre boyscout…!

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  • mi spiace per la musica di Keith Richards, ma non è una novità che la musica che va sotto la categoria di “rock” (all’ingrosso, va’) abbia veicolato e veicoli i peggiori stereotipi maschilisti spacciandoli per liberazione e trasgressione.

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    • Hai proprio ragione, tantissimi gruppi, come i Guns’n’Roses, gli AC/DC, gli Aerosmith, i Mötley Crüe, ma anche i più recenti si propongono come portatori sani di modelli alternativi e trasgressivi, quando in realtà non fanno che proporre quello che i loro papà borghesi conservavano e tramandavano già prima di loro.
      Io amo molto la musica, ci vivo dentro, e vedere che me la rovinano in questo, e altri orrendi mondi mi fa davvero male. La musica non è questo, perchè è un mezzo che io ho sempre concepito come metafisico.
      La musica può unire, empatizzare, può realizzare, approfondire, collegare al trascendente, ispirarti.
      Il potere è enorme, come in arte.
      Sicuramente non è questo raffigurato nel poster, lo scopo centrale della musica.

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  • legioiediparthenope

    Ciao!Mi permetto di dissentire!
    La prospettiva di valutazione è fortemente sessista, sono una donna…e la mercificazione della donna stessa…di certo non mi piace, ma il vittimismo di categoria…il cercar sempre e comunque…il lato oscuro di qualunque spot…mi disturba altresì.
    Musica=Liberazione=Trasgressione mentassariamente(non sessuale necessriamente) =
    LIBERTà di espressione e comunicazione!
    Le Gioie di Parthenope

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