Lo IAP funziona?

sessista

Nel mese di maggio su una testata nazionale appare una pubblicità veramente offensiva, che non solo veicola mercificazione del corpo femminile ma anche “brutale” violenza nei confronti della donna.

La ditta denunciata è la Pavesmac srl. Non disponendo di alcuna fotografia dovrò descrivere nei dettagli la pubblicità denunciata allo IAP (istituto dell’autodisciplina pubblicitaria).

La campagna è apparsa sul quotidiano” La Stampa”, in cui una modella sdraiata sul pavimento, in atteggiamento sensuale e passivo, è accompagnata dal claim: “Camminami sopra”. Un messaggio che incita violenza di genere. Un messaggio che nel nostro contesto si fa ancora più pericoloso data la percentuale di donne vilipese, umiliate, picchiate, stuprate e uccise nel nostro Paese (sono già più di venti nel solo mese di ottobre.- E non è nemmeno finito).

Lo IAP però non ha accolto subito la denuncia delle donne de Lofficina, una magnifica campagna che ho scoperto da poco, la quale denuncia gli stereotipi di genere nella pubblicità.

Solo il mese scorso si scopre che lo IAP abbia imposto all’azienda di ritirare la campagna. Ma solo da poco, tanto che la stessa azienda a settembre ha trovato modo di pubblicizzarsi con un altro messaggio svilente nei confrnti delle donne. Questo:

La seguente pubblicità è apparsa a settembre su “La Stampa”  con il claim “Così non lo avete mai visto“.

La pubblicità è stata di nuovo segnalata. Quanto tempo dovrà passare prima che l’unico organo che tutela i consumatori dagli abusi pubblicitari funzioni?

Update: proprio ora scopro che un’altra pubblicità segnalata allo IAP è stata dichiarata non in  contrasto con l’articolo 10, nonostante sia palesemente sessista.

L’azienda Zicaffè (sembra un sito porno gulp!) che si pubblicizza spesso utilizzando corpi femminili e allusioni sessuali potrà tirare un sospiro di sollievo e avere la licenza di ledere le donne. Grazie di cuore caro IAP.