Il Paese delle donne ricattate sul lavoro

molestie

Non siamo solo il Paese delle donne nude. Mentre perdiamo sempre più posizione al Global Gender Gap, scopriamo da un’indagine dell’istat di essere anche il Paese delle donne ricattate e discriminate sul lavoro. Ricatti sopratutto a sfondo sessuale.

Una donna su due (la metà), è una cifra spaventosa. Cifra  ancora più infelice se si pensa alla recente dichiarazione di un esponente del pdl che sembra banalizzi questo fenomeno e dia la licenza di molestarci tutte.

Le vittime ritengono che denunciare non serve a nulla. In un Paese dove si fa fatica perfino a credere una donna stuprata nonostante evidenti segni fisici e psicologici e dove ti inducono a sentirti in colpa in base a quello che indossi, denunciare è faticoso.

Paura di essere giudicate. “Giudicate da chi, perchè?” direbbero in un paese civile. Ma siamo nell’italia retrograda dove pare che un datore di lavoro abbia la licenza di molestare sessualmente una dipendente e se nel caso la vittima si azzardasse a trovare pure il coraggio di denunciare le farebbero notare subito l’abbigliamento poco casto.

Molte non lo fanno semplicemente perchè la cultura italiana tende a banalizzare le molestie, relegandole a semplici complimenti. Spesso chi non accetta “questi gentili complimenti” viene additata come acida, menosa, lesbica o puttana.

Proprio poche settimane fa abbiamo assistito ad una forma di molestia sessuale in diretta durante una manifestazione letteraria. Nessuno ovviamente ha reagito tranne Michela Murgia che è stata additata da Vittorio Sgarbi, come una capra (nonostante sia una letterata) invidiosa in quanto non conforme ai canoni di bellezza.

Rispetto alle altre, le molestie sessuali del datore di lavoro vengono tollerate, in quanto sono presenti ancora forti pregiudizi contro le donne che lavorano. Questi stereotipi sessisti dipingono le donne come quelle che spesso si concedono sessualmente in cambio di carriera.

Il problema è che in Italia pochi accettano che una donna lavori. Il fatto che le vittime sono spesso donne laureate è una chiara prova di come si faccia ancora di tutto per ostacolare le donne che vogliono fare carriera, poichè ciò significherebbe competere con gli uomini.

Non facciamo poi polemiche contro le donne che vogliono sfogarsi inventandosi un videogioco contro le molestie sessuali. In un Italietta che ci molesta e ci proibisce pure di difenderci, un videogioco del genere potrebbe essere utile a tutte.

Da La Repubblica

Ricatto sessuale per 842mila donne

La ricerca Istat sul mondo del lavoro

Negli ultimi tre anni, secondo i dati dell’istituto di statistica, 227 mila donne (l’1,6%) hanno subito violenza psicologica. Quasi nessuna delle vittime ha denunciato l’episodio alle forze dell’ordine

 

ROMA – E’ molto più ampio di quanto si possa credere il fenomeno delle molestie sessuali sul lavoro della richiesta, più o meno velata, di “disponibilità” a donne che devono essere assunte o che devono mantenere il posto o vogliono un avanzamento di carriera. Lo si comprende guardano i dati contenuti nel rapporto Le molestie sessuali e i ricatti sessuali sul lavoro, diffuso dall’Istat.

Dal quale emerge che le donne fra i 15 e i 65 anni che nel corso della vita sono state vittime di “pressioni” sono 842 mila: al 5,9% è accaduto sul posto di lavoro, all’1,7% quando dovevano essere assunte, all’1,7% quando si è presentata la necessità di mantenere il posto o fare un passo avanti nella carriera professionale. In tutto, le donne alle quali è stata chiesta una “disponibilità sessuale” al momento della ricerca del lavoro sono quasi mezzo milione, pari al 3,4%.

Negli ultimi tre anni, secondo i dati raccolti dall’Istat, sono state 227 mila (l’1,6%) le donne che hanno subìto ricatti sessuali; all’1% è stata richiesta la disponibilità sessuale al momento dell’assunzione (per un totale di 140 mila donne), lo 0,4% è stato ricattato per essere assunto (per un totale di 61 mila donne) e lo 0,5% per mantenere il posto di lavoro o avanzare di carriera (per un totale di 65 mila donne).

Ciò che caratterizza maggiormente le vittime di ricatti sessuali, è il fatto di avere un titolo di studio elevato: le donne che presentano il tasso //
di vittimizzazione più basso hanno, infatti, al massimo la licenza elementare (1,8% nella vita e 0,1% negli ultimi tre anni).

Nel 75,9% dei casi, la vittima subisce un solo ricatto dalla stessa persona, ma la frequenza è molto diversa a seconda del tipo di ricatto: tra i ricatti per assunzione, il 19,1% delle vittime ne ha subìto più di uno dalla stessa persona, mentre per le richieste di disponibilità, la quota delle donne che ha avuto più di un episodio è pari al 16,6%, contro il 43,3% dei ricatti sessuali per carriera o per mantenere il posto di lavoro.

Evidentemente, la vicinanza vittima-carnefice favorisce l’intraprendenza del secondo. Quando una donna subisce un ricatto sessuale, nell’81,7% dei casi non ne parla con nessuno sul posto di lavoro (80,2% negli ultimi tre anni). Solo il 18,3% di coloro che hanno subìto ricatti nel corso della vita ha raccontato la sua esperienza, soprattutto ai colleghi (10,6%).

Quasi nessuna delle vittime ha denunciato l’episodio alle forze dell’ordine. A questo proposito, la motivazione più frequente è la “scarsa gravità dell’episodio” (28,4%), seguita dall’essersela cavata da sole o con l’aiuto dei familiari (23,9%), dalla mancanza di fiducia nelle forze dell’ordine o dalla loro impossibilità di agire (20,4%) e dalla paura di essere giudicate e trattate male al momento della denuncia (15,1% ).

3 commenti

  • danzatriceorientale

    Lo sai qual è il problema di molti italiani? Il solito: credono che i problemi ce li abbiano solo le donne degli altri paesi e quindi si mobilitano per loro e alle connazionali non ci pensano.

    Atteggiamento tipico di chi pensa ai fatti degli altri per non pensare ai suoi, perché forse crede che, negando l’esistenza del problema, questi finirà con l’annullarsi automaticamente.

    Oggi, ad esempio, c’è stato il solito dibattito relativo al bambino che si è spaventato per il burqa: ora, i commentatori, che si sentono dei genitori modelli e che hanno dimenticato probabilmente di essere stati dei bambini e che il colore nero (non alludo alla pelle, ma al colore dell’indumento) fa paura ai bimbi perché associato al buio, hanno cominciato un “dagli all’untore!” dicendo che è colpa di genitori indegni che inculcano ai figki pregiudizi razziali.

    Poi, però, quando gli stessi figli chiamano puttana una donna che indossa la minigonna e le scollature, allora la colpa è dei mass media e non di pregiudizi inculcatigli da loro.

    Non vorrei sembrare razzista o una menefreghista che vuole sminuire la situazione delle musulmane, ci tengo a ripeterlo: semplicemente, siccome sulla questione velo/burqa nemmeno loro riescono a trovare un punto di incontro (ho letto pareri diametralmente opposti tra gli stessi musulmani!), cosa pretendiamo di argomentare, noi, totalmente ignoranti in materia?

    Pensiamo alle forme di razzismo e discriminazione nostrane come quella che presenti in questo post, piuttosto, nelle quali eccelliamo e sulle quali siamo abbastanza beninformati (purtroppo) da poter fare dell’autocritica, anche se comprendo che per molti faccia più comodo guardare la pagliuzza nell’occhio del vicino, che scherziamo?)!

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    • danzatriceorientale

      ps “gli stessi figli chiamano puttana una donna che indossa la minigonna e le scollature” > ma anche drogato un uomo che abbiua i tatuaggi, eh! Solo che per me viene prima di tutto la condizione femminile.

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  • danzatriceorientale

    Quanto a Vittorio Sgarbi, no comment: mi ricordo un video su youtube dove dava della grassona a una signora e le diceva che, grassa com’era, era impossibile che fosse stata vittima di stalking e che si era perciò inventata tutto. Da nausea proprio.

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