Ginocidio italiano

Il mio viaggio comincia tra i mezzi di comunicazione. Scopro che la Mediaset e  il servizio pubblico RAI, controllati dallo Stato umiliano ripetutamente l’immagine femminile.

Si alterna ogni tanto a umiliare la donna rappresentandola come un oggetto sessuale o censurando ogni personaggio femminile che rappresenti pienamentela vera essenza di donna.

La pubblicità esalta allo stesso modo della tv il corpo femminile  come attrazione molto spesso per pubblicizzare cose che nulla hanno a che fare con il corpo umano. D’altra parte invece propone gli stessi stereotipi che proponeva ’50 anni fa: lo stereotipo della casalinga e della moglie o della bambina modello che gioca a fare la mamma.

Pensiamo che solo internet ci rappresenti pienamente ma non è così. I socialnetwork non sono luoghi per donne. Qualcuno clona i nostri gruppi, Facebook censura gruppi che solidarizzano con le vittime di violenza maschile. Qualcun altro diffonde gruppi sessisti o misogini oppure fa cyberstalking alle donne impegnate alla lotta contro il sessismo.

Ci restano solo i telegiornali, che anch’essi non danno piena rappresentazione delle donne, ci comunicano fatti che accadono alle donne nel nostro Paese.

In Italia è in atto una vera e propria mattanza delle donne. Non c’è giorno che i tg non ci comunicano almeno un servizio che non riguardi una donna che subisce violenza fino alla morte.

L’ultimo  avvenimento di violenza sono raccapriccianti:

Una ragazzina di soli sedici anni è stata uccisa da un uomo di 31 anni perchè non accetttava che la storia fosse finita. Un uomo grande che figlio della cultura berlusconiana frequenta una minorenne è già di per sè scandaloso, un uomo che ammazza una ragazza così giovane è ancora peggio. Un uomo che ammazza una donna perchè ha avuto l’autonomia di interrompere la storia è ancora peggio perchè è roba da Medioevo.

Questi avvenimenti però sono molto diffusi nel nostro Paese, tanto che ieri un’altra donna è stata uccisa. Le donne vengono uccise perchè gli uomini non accettano un “no”. I motivo sono gli stessi quindi di quando ci stuprano o ci fanno stalking. Perchè quel “no” non è accettato.

Io però leggo Bollettino di guerra  dove sono raccolti tutti gli articoli dedicati alla violenza di genere. Un bellissimo lavoro nato per mettere le vicende in primo piano e sensibilizzare, cosa che le cronache delle nostre testate non fanno. Il blog raccogli la violenza di genere in  categorie:

Stalking

Percosse

Violenza psicologica

Femminicidio

Stupro

Minacce

Sequestro

Campagne contro

Leggi e provvedimenti

Sentenze

E tante altre. Il mio viaggio continua passando l’estate a contare  le donne morte. E’ una mattanza senza fine, che i giornali sminuiscono con l’arcaica definizione del delitto “passionale”. Mai come ora ci sono così tanti ginocidi.

In Francia hanno fatto una nuova legge contro la violenza domestica che conferisce maggiore tutela perle vittime, perchè non prendiamo esempio da loro?

Da noi invece alle vittime di violenza non solo vengono ignorate ma le vengono strappati i figli come fossero madri indegne.

In Italia l’humus della violenza è alimentato da questi fenomeni: non ci sono leggi che tutelano le vittime, il ruolo delle donne viene sminuito dai mass-media, le donne sono povere, sono discriminate nel lavoro e costrette a dipendere economicamente da un uomo, manca a differenza degli altri Paesi nelle scuole una materia di educazione al genere, c’è troppa oppressione ecclesiastica che sta ostacolando la piena autodeterminazione delle donne, ci sono le nuove leggi che vogliono introdurre i Pas, il TSO (con elettroshock) per le donne con depressione postpartum, i centri antiviolenza ricevono pochi fondi e sono stati sottoposti più volte da parte del Governo al taglio dei fondi, si parla poco di violenza e spesso viene banalizzata appioppandola all’immigrato. Quella cultura leghista che nasconde questa verità: gli uomini italiani e sopratutto padani sono violenti e ammazzano le donne, spesso anche straniere. Infine una cultura maschilista che sta prendendo sempre più piede sulla rete.