E’ nato il fronte “salviamo *brava giovanna*”?

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Da femminismo a sud

Vi ricordate della pubblicità Saratoga? Quella di “Brava Giovanna, brava”? Ne avevamo parlato QUI.

Oggi Valerio Mele ci segnala questo fatto:

Leonardo, uno dei blogger più frequentati da lettori di sinistra e assunto nel cielo dell’Unità di Concita Di Gregorio, tenta di rivalutare il già censurato spot “Brava, Giovanna!”...”

Così ci siamo lette il post di Leonardo e abbiamo tre cose molto semplici da dirgli:

Punto primo: non ci piace la censura in generale. Ci piacerebbe che le agenzie pubblicitarie avessero spontaneamente il buon gusto di usare il potere comunicativo che hanno per costruire culture antisessiste invece che fornire all’operaio medio la visione pornosoft di un mondo basato sulla sessualità etero/fallocentrica!

Punto secondo: non ci piace il porno soft. Come già scritto avremmo preferito un “coraggio” esplicito e meno ipocrita. Di ipocrisia da festini a base di sesso, nelle ville al mare, con o senza l’inferriata dipinta, che vengono celati dalla facciata del vedo non vedo, dio/patria/famiglia, e via così, ne abbiamo abbastanza. Lo spot oltre che sessista ci sembra anche un pochino catto-fascista.

Punto terzo: non esiste il “sessismo innocuo” (ci risparmiamo un commento sul “senza capezzoli”) così come non esiste lo stupro di “lieve entità”. Siamo sullo stesso piano. Costruire cultura sessista e/o dello stupro, che poi è sorretta da una economia dello stupro, da un marketing dello stupro, da un immaginario dello stupro, che trasferisce al ragazzo e all’uomo medio l’idea che le donne possano essere tutte come “Giovanna”, disponibili e vogliose, è soltanto una cosa economicamente vantaggiosa. Il sessismo fa vendere. I corpi delle donne, che ci spiace ma non si misurano in porzioni perchè non è macelleria, poco culo o tanto culo è esattamente la stessa cosa, fanno vendere. Si chiama papponismo, magnaccismo, pappocrazia.

Detto ciò precisiamo che toscani non ci piace per niente, che l’autoironia passa per le libere scelte delle donne. Che sia libera scelta e non una cultura onnipresente e imposta. Fino a quando non ci saranno le condizioni per riaffermare il diritto di vedere rappresentati i generi, donne, uomini, gay, lesbiche, trans, senza che vi siano le premesse per una libera scelta allora sarà utile opporre a quello che vediamo in tivu’ ogni tipo di strumento critico esistente.

Ps: noi non abbiamo scritto nessuna letterina!

Ri-pps: speriamo comunque in altrettanto sforzo intellettuale ogni volta che sarà censurato qualcosa che rappresenta la laicità perchè ritenuta “offensiva” per chi pratica religioni di vario tipo.

2 commenti

  • A me sembra un povero stronzo che vuole filosofeggiare e fare della sociologia su qualcosa di indifendibile, perchè di una scorrettezza semplicissima.
    spero che femminismo a sud abbia postato la risposta anche sul suo blog, che mi pare una signora risposta

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  • Letto il posto di Leonardo, mi chiedo perché in Italia sia sempre e comunque un uomo a mettersi a giudicare i livelli di accettabilità del machismo. Io non mi permetterei di dire a un extracomunitario se, quando e come debba sentirsi discriminato, secondo il mio privilegiato punto di vista.

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