Generazione Pixel

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Questa foto è stata scattata in una fotocopiteria a Roma da una delle mie amiche di Facebook.

Si tratta di una pubblicità della Imas Grafica, che invita a svilire le donne e ad incentivare la cultura dello stupro.

Nell’immagine la solita tecnica pubblicitaria che riduce il corpo femminile ad un pezzo di carne, censurando tutto quello che sta attorno al corpo della donna, al vero valore delle donne e la vera nostra essenza.

Inoltre noto che  il sedere è stato creato in pixel, quindi deduco che la rappresentazione femminile oltre ad essere svilente è stata privata anche della soggettività, riducendoci a immagini in pixel.

Questa pubblicità ha lo stesso impatto di quelle che hanno come strillo “ve la diamo gratis“, perchè si tratta di una donna trattata da proprietà, offerta al miglior offerente come un oggetto sessuale e irreale in quanto creata virtualmente.

A chi giustifica le pubblicità sessiste affermando che la colpa è principalmente delle donne che si prestano a questo scempio: pensate a questa, qui non è stata ingaggiata alcuna modella. Questa pubblicità vi farà capire che non è colpa delle donne visto che i pubblicitari saranno volentieri disposti a sostituirci con immagini pixelate il giorno che le donne apriranno gli occhi e non presteranno più fette di culo a nessuno.

E’ la cultura dei pubblicitari che deve cambiare. E’  colpa loro se l’immagine femminile viene violentata dalle loro “creatività” è loro la colpa se hanno manipolato le nuove generazioni alla dittatura del sessismo e dell’accondiscenza femminile a quest’ultima.

Questa cultura è stata inventata dagli uomini, le donne hanno acconsentito solo dopo. Ora questi “uomini” si serviranno della tecnologia taroccando il nostro corpo. Non basta dire “non presto più il mio corpo” pechè è sicuro che ci riproducono loro (non hanno tanti problemi che ci vuole a passare dall’era Photoshop all’era Pixel?) ma bisogna dire IO NON CI STO, quindi sensibilizzare, boicottare, e gridare che questo trattamento noi non lo gradiamo.

3 commenti

  • Anna Maria Giansante

    SONO SEMPRE PIU’ SCHIFATA …
    ADESSO ANCHE QUESTO ! BASTA!
    E USCIAMO DA CASA E DAI POSTI LAVORO, E DA DOVUNQUE SI SIA, METTIAMOCI DACCORDO PER MOLLARE STO COMPUTER E DISTURBIAMO , MA DAVVERO TANTO, TUTTI STI MALEDETTI SCHIFOSI BAVOSI REPRESSI MONOMANIACI MENTECATTI INSENSIBILI !
    B A S TA

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  • Ok, ma per mobilitarsi bisogna essere un numero più o meno consistente di persone che si mettono d’accordo su che cosa fare, dove e quando: un tempo queste decisioni si prendevano incontrandosi di persona, oggi, per questo, il computer va benissimo. Ma, soprattutto, una volta messa in atto una qualsiasi iniziativa, è necessario che questa venga comunicata, cioè resa visibile dai mezzi di comunicazione: sappiamo tutt* infatti he una cosa di cui non si parla non esiste. E questa mi sembra una questione decisiva: chi di noi pensa che una manifestazione di piazza abbia effetto di per sé, e non per il modo in cui viene comunicata, o ignorata, dai mezzi di comunicazione? Forse i modi per rendere visibile la nostra schifatura potrebbero essere altri, più efficaci, ovvero indipendenti dalle scelte di tutti coloro che detengono i principali mezzi di comunicazione. Ma quali potrebbero essere?
    Vogliamo tornare a scrivere sui muri e a controimpecettare i manifesti offensivi? Facciamolo pure, qualcun* passandoci davanti comincerebbe a farsi quache domanda. Si attendono proposte

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    • Anna Maria Giansante

      Pienamente daccordo con te, Paola.
      Qualsiasi cosa va bene, vecchia, nuova, da inventare…. a patto che abbia ripercussione sulla gente, in modo che si ricominci a pensare.

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