Come se non fosse mia

079_database

 

Una pubblicità apparsa sul web su questo sito. La pubblicità lede la sessualità femminile. La donna utilizzata come un oggetto, che la deve dare via come se fosse una sorta di buco nato per svuotare le palle agli uomini, farli sentire importanti e dominatori.

E’ veramente vergognoso che un’azienda tratta delle lavoratrici in questo modo.

Non è la prima volta che una pubblicità prende il nostro corpo lo taglia a pezzi e mette a disposizione di tutti, tutte le nostre zone sessuali, decidendo quale comportamento sessuale dobbiamo avere e trattandoci come prostitute.

In questa pubblicità  non appare nè culo, nè fika e ne tette, c’è la testa. Ma una testa svuotata da ogni autorevolezza. Una modella che deve recitare la parte di una dipendente discriminata e molestata nella sua intimità.

Ultimamente le pubblicità rappresentano il genere femminile in modo violento e non solo stereotipato. La pubblicità è andata oltre. Riproduce i desideri più bassi dei maschi italiani sottoforma di pretese e soprusi.

Desideri dalla quale nessuna donna acconsentirebbe. Nessuna donna vorrebbe essere relegata nell’eterno e senza via d’uscita ruolo della richiamatrice sessuale che deve darla via senza alcun rispetto per se stessa. Il termina “darla”  o “darla via” esprime un qualcosa che non deve appartenere alla donna. In poche parole: darla come se non fosse nostra.

Allude ad un consenso viziato, una specie di obbligo sociale della donna. Per questo fa parte dello stesso humus della cultura dello stupro.

Non solo noi ce la riprendiamo ma non siamo a disposizione di nessuno,come disse Rosy Bindi quando fu offesa dal premier in quanto donna.

8 commenti

  • claudia mancosu

    E’ peggio che allusiva. Il messaggio a me suona così : non è che la donna che la dà ma è la database che vi dà la donna. Tipo collegatevi con noi e vincete una bambolina.
    La ragazza ritratta è la donna- oggetto , in posa, senza il solito sorriso professional da impiegato modello, sguardo assente . Sembra una replicante, un cyborg, un ginoide di Ghost in the Shell.
    Finta e disponibile. Impressionante.
    Ma forse leggo troppa fantascienza.

    Mi piace

  • claudia mancosu

    Scusate c’è un che di troppo sulla prima riga!

    Mi piace

    • Non fa nulla ho compreso quello che dici :).
      La tua interpretazione è formidabile. Hai ragione c’è qualcosa di più grave, c’è una donna messa a disposizione, una donna contesa.
      Un abbraccio!

      Mi piace

  • Vorrei vedere cosa farebbero gli autori di questa abominevole pubblicità, se qualcuno esortasse una donna a lora cara (partner, sorella, figlia, madre) a “darla via” come se la sessualità fosse un bene da affittare a un pubblico pagante. Invocano sempre l’ironia, chissà se riderebbero anche stavolta.

    Mi piace

  • ma oltretutto, non e’ una cosa trita e ritrita st’allusione al darla? Cioe’ ancooooora stiamo a usare sto slogan? E daje! Non dovrebbe fare neanche piu’ effetto ormai, come le barzellette raccontate 100 volte.

    Mi piace

  • Video decisamente maschilista ma che se pensiamo a come veniamo trattate sul lavoro è una triste realtà :( http://vimeo.com/12625441

    Mi piace

    • Già :(…sembra una banalizzazione delle discriminazioni che poi ci fanno gli uomini in quanto donne e non per natura come dice anche quel coglione di Massimo F.

      Mi piace

  • a me sembra di una perfidia infinita e nemmeno tanto occulta, che immagini pubblicitarie come questa sul web siano a sottolineare e rafforzare certi contenuti maschilisti (vedi Fatto Quotidiano: l’ho vista proprio leggendo in rete il recente sproloquio di Massimo Fini). Come a dire: vedi che COMUNQUE il mondo va così, ti piaccia o no…

    Mi piace