Una giornata a Milano

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Noi non vogliamo metterle il cappotto ma vogliamo aggiungere altre immagini” ha esclamato Emma Bonino parlando dell’immagine femminile nella  televisione italiana.

Emma Bonino è la presidente onoraria dell’associazione Pari o Dispare. L’associazione chiede che sia applicato un osservatorio di genere alla Rai. Avanti ieri, l’associazione ha tenuto un convegno presso l’Università Statale di Milano, aula 201.Il convegno iniziato pochi minuti di ritardo è stato però comunque molto interessante.

La Bonino elencava i ruoli stereotipati con cui i mezzi di comunicazione italiani tendono a rappresentare il femminile.Il primo è quello della moglie e madre felice nonchè casaliga compiaciuta e gentile e il secondo è quello della Velina. La velina è una ragazza molto giovane, senza alcuna competenza che si limita a stare in bikini e sculettare davanti a due conduttori vestiti in abito che hanno competenze professionali. Alle veline non è concesso parlare.

Poi c’è un terzo modello stereotipato: la donna in carriera, rappresentata come acida, spesso divorziata in quanto il marito l’ha mollata per fidanzarsi l’accondiscente e più giovane segrataria.

Emma Bonino dopo averci comunicato che l’osservatorio è stato ottenuto dalla commissione vigilanza, ci ricorda che i diritti non durano in eterno ma possono scomparire se non difesi.

Elisa Manna (Censis) , ci ricorda come non si possa realizzare una piena parità se l’immagine femminile nei mass-media rimane stereotipata, poichè priva le donne di autorevolezza necessaria per emergere e per apparire credibili.

Gabriella Cims (Promotrice appello Donne e Media), ci ricorda come l’italia sia l’unico Paese privo di codici che regolino la rappresentazione digenere in televisione. Anche lei si chiede: E’ davvero realizzabile la parità di genere e di opportunità se non vi è ancora parità di rappresentazione?Occorrono modelli alternativi.

Interessante come ancora il nostro Paese abbia una partecipazione femminile veramente bassa in ogni settore della società, percentuali spaventose che si avvicinano allo zero. Le donne avvocato addirittura nonostante siano al 50% guadagnano meno del 50% dei colleghi uomini. E se si leggono percentuali del genere vorrà dire che in Italia qualcosa non funziona.

Le donne non hanno autorevolezza sufficiente: da una parte l’hanno persa a causa dei modelli televisivi dall’altra c’è ancora una mentalità tradizionalista (sopratutto negli uomini) che crede ancora che il ruolo femminile sia quello di occuparsi della casa.

Dopo l’intervento di Gad Lerner , c’è stato quello di Lorella Zanardo, autrice del documentario “il corpo delle donne” socia fondatrice di  Pari o Dispare.

Le immagini che ha mostrato sul proiettore sono state molto toccanti. Si vedevano donne vessate, umiliate in tutti i modi. Sebbene a chi ha coscienza critica farebbe già senso vederle in tv, trasmesse in un proiettore, a spezzoni surante l’intervento della Zanardo è stato come un pugno allo stomaco, sensazione che sono certa proverebbe anche una persona assuefatta dalla tv.

Ci è stato mostrato l’ultimo pezzo del suo documentario. Una giovane donna veniva appesa  assieme a dei prosciutti come carne da macello e marchiata su una natica. L’immagine, evocava una violenza inaudita e si accompagnava al commento: “Perche non reagiamo? Di cosa abbiamo paura?“. “Di cosa abbiamo paura? possibile che una donna è stata presa, appesa assieme a dei prosciutti, marchiata e nessuno reagisce?” “Ma cos’altro stiamo aspettando?“, afferma la Zanardo durante l’intervento.

Bisogna lavorare per una televisione migliore, che rappresenti di più la molteplicità di noi donne“. La strada è difficile, ci ricorda. Lorella Zanardo sta lavorando ad un progetto che si chiama “Nuovi occhi per la tv” e  ha lo scopo di diffondere il progetto nelle scuole per “non consegnare le nuove generazioni a questa tv“, aiutandoli a sviluppare una mente critica verso questi modelli. Conclude il suo meraviglioso intervendo con la vicenda della 94, l’autobus che prende spesso.

Dopo di lei il microfono è passato a Caterina Soffici, autrice di “Ma le donne no”, che ci parla di come l’Italia sia diventata il paese più maschilista d’Europa, dove addirittura per difendere una ragazzina dalla vicenda Berlusconi che la coinvolgeva, si utilizzava la sua presunta verginità. Ci ha raccontato la sua vicenda in un negozio tim: si era rifiutata di comprare una chiavetta a causa dell’immagine volgare e sessista evocata da un’immagine pubblicitaria che interessava proprio quella chiavetta.

Ico Gasparri, autore del Protocollo contro la Pubblicità sessista e fotografo, vanta una mostra che va dal 1990 fino all’aprile 2010 intitolata Chi è il maestro del lupo cattivo?

Dopo averci mostrato alcune immagini che ogni anno diventavano sempre più violente nei confronti dell’immagine femminile, ha dichiarato di aver smesso di portare avanti il progetto perchè ha notato come ormai anche la percezione femminile sia cambiata con il persistere di questi modelli: Dopo l’epoca della violenza oramai è subentrata l’epoca dell’accondiscenza femminile alla violenza, l’obiettivo delle immagini sessiste è stato raggiunto.

Quelle immagini andavano troppo veloci rispetto al fotografo Gasparri. Quelle immagini selezionate e ritagliate anche dai giornali dove le donne o sono oggetti o sono casalinghe e i maschi sono tutti vincenti (belli, forti, coraggiosi, intelligenti, vincenti economicamente o socialmente e sessualmente dominanti).

Scusate se non ho messo tutti gli interventi nonostante siano stati tutti magnifici ma per questioni di spazio, appunti frammentati e questioni di treno che dovevo prendere in orario ho dovuto riassumere e perdere il pezzo finale: quello della premiazione.

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