La donna-schiava

Questo è un messaggio promozionale recentissimo della Ristora The apparso in televisione. Sulla scena la solita donna cameriera sexy con le tette di fuori. Ultimamente pare che la pubblicità sta diffondendo un ruolo di donna che non è più solo malafemmina e oggetto sessuale ma ha un vero e proprio ruolo schiavistico e subalterno rispetto all’uomo parlante che hanno accanto (lo abbiamo visto anche con Saratoga).

La donna è chiamata non a caso Addolorata e riassume in un nome il ruolo femminile subordinato e sofferto della donna. La donna-schiava che si prende cura dell’uomo, che cerca la sua approvazione soddisfando i suoi piaceri refrigerando l’uomo dissetato.

“Perchè sono più fortunato io? ..Ah si..perchè io ho Addolorata, bella eh!

(e lei ammicca abbassando lo sguardo timidamente come se stesso confermando l’autorità dominante maschile. Inoltre è muta come al solito)

..Pensa sempre a tutto anche al mio refrigerio, un bel the freddo Ristora”

Bonolis sirivolge ad una fantomatica figura chiamata Professore, che è maschio e che il suo titolo da laureato conferma ancora di più la superiorità maschile e il maschilismo di questo spot. Poi prepotentemente e con un accento romanesco dice:

Dai addolorà metimene un po perfavore” Scuote la mano e lei obbedisce.

Poi umilia la donna ricordando al Professore di guardare il the e non il seno della cameriera e la cameriera si fa da parte a testa bassa quasi come si fosse colpevolizzata.

Alla fine dello spot riprende a scuotere le tette verso il telespettatore ma lo fa in modo sempre subordinato come fosse il suo dovere.

Lo spot è andato in onda durante il programma più sessista del momento dopo La Pupa e il Secchione: Ciao Darwin.

8 commenti

  • . La Pubblicità è semore molto utile, perchè contribuisce ad indirizzar gli acquisti, no?
    Benissimo!
    Chiedetemi un po’ se e quante volte io riacquisterò questo tè?

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    • Ciao..La pubblicità è utile per vendere ma diffonde anche dei modelli e persuade. Qui c’è una donna ridotta a schiava e costretta a soddisfare i piaceri maschili tacendo ed abbassando lo sguardo.Quest’immagine assieme a quella che ciao darwin ecc.. promuove è pericolosa perchè toglie autorevolezza alla donna, ostacolando la parità sessuale nel tema dei diritti,nel rapporto uomo-donna e nel ruolo sociale di quest’ultima.
      Si potrebbe boicottare il prodotto, sarebbe un buon inizio per dire no a questi soprusi!
      Un abbraccio!

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  • Il compito della pubblicità, oltre a quello di indurre all’acquisto, dovrebbe essere anche quello di informare. Non ripeto qui cose ormai dette e stradette sull’immagine della donna “della pubblicità”: è una perfetta cretina che si taglia le vene se il suo bucato non è bianchissimo, arriva al punto di vivere in una porcilaia fino a quando non scopre il super detergente che con una passata di spugna toglie il grasso, da tutte le superfici lavabili, evidentemente accumulato per anni, da come si vede negli spots. Il discorso diventa più ampio se, dagli spots, passiamo ad analizzarre le trasmissioni televisive: lati “B” e tette gonfiate a tutte le ore. Fino a qualche tempo fa le povere, nuove annunciatrici Rai costrette sedute su una specie di brandina (orrida a dir il vero) e a puntare il ditino verso il povero telespettatore. In quanto a boicottare… pensiamoci quando andiamo al supermercato….!

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  • . Care Amiche, io ho un cane e una gatta. La gatta sta in casa, ma il cane è sempre – regolarmente col suo guinzaglio – fuori con me. Ci sono dei luoghi dove lui non può entrare (e non parlo dei supermercati, dove la merce è esposta anche su piani bassi, e quindi è comprensibile): bene, potete stare certi che non ci entro neanche io.
    Il boicottare gli acquisti della merce X e contemporaneamente spedire educate ma precise e nette lettere di dissenso alla casa produttrice non funziona nell’arco di un giorno o due: ci vuole un po’ di tempo, ma *altro che* se funziona!
    … sono bastati meno di dieci anni di lotta pacifica per togliere tre quarti delle pellicce dall’abbigliamento, e quando abbiamo iniziato, noi animalisti eravamo davvero quattro gatti (è il caso di dirlo). Certo, ci vuole tempo e tenacia: Einstein diceva che è più difficile disintegrare un pregiudizio che un atomo; ma se non cominciamo… Anzi, se non cominciate anche Voi, perché per quanto mi riguarda, io ho già cominciato, e le mie amiche pure :)

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  • Bene, qualsiasi arma è buona per disintegrare, comprese le mail di protesta alle ditte produttrici di merce pubblicizzata da spot sessisti, ammesso che possa intecettare l’indirizzo utile, che spesso è irreperibile. Una notazione relativa allo spottaccio segnalato: vorrebbe ispirarsi ad una celebere scena di una commedia di Eduardo, in cui l’autore spiega, ad un dirmpettaio virtuale (che non appare in scena, ma che è solo un interlocutore muto dell’attore parlante) il modo corretto di preparare il caffé alla napoletana. Che pena. Nessuno che li citi per danni all’immagine dell’opera d’arte?

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    • Brava Paola! stavo per fare lo stesso commento anch’io. Il riferimento a Eduardo è esplicito, ma subdolo. Di fatto è una scena che è nella nostra memoria lontana, e trasforma perciò la pubblicità in messaggio subliminale: infatti proponendo una scena “familiare” ma latente per molti, ricrea una sensazione di appagamento non cosciente.

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