Sii bella e stai zitta, un libro che leggerò

Sii bella e stai zitta è l’ultimo libro dedicato alla condizione femminile in italia. Uscito a maggio è l’opera di Michela Marzano, una filosofa che denuncia tutte le offese e discriminazioni che subiscono le donne italiane e assieme a Nadia Urbinati e Barbara Spinelli, scrisse l’appello di Repubblica sul corpo delle donne (“Quest’uomo – nel senso di presidente del Consiglio – offende le donne e la democrazia. Fermiamolo”).

In questi ultimi anni è un fiorire di libri che denunciano e mettono a nudo il maschilismo italiano, e sfatano il mito che vorrebbero l’Italia tra i paesi occidentali più evoluti nella questione di genere.

Michela Marzano, è una filosofa e docente italiana e vive in Francia, quindi è importante notare come lei è rimasta sconcertata davanti alla condizione femminile non solo immutata ma anche peggiorata, del Paese che ha lasciato circa vent’anni fa.

Un Paese che dopo tante faticose lotte, le donne sono tornate a contare solo per come appaiono, costrette ad imitare un unico modello imposto, quello della Velina. Le veline come tutti sanno, sono donne di spettacolo molto giovani e avvenenti, che non possono parlare ma devono mostrarsi mezze nude e sensuali allo scopo di alzare gli ascolti, di rendersi oggetto di desiderio per i telespettaroti maschi e modello di riferimento per le ragazzine.
L’unico modello di riferimento promosso nel nostro Paese sarebbe una donna giovane, sottomessa e sexy costretta a diete rigide, alla chirurgia estetica e agli sguardi voyeuristici maschili. Che n’è delle donne vere?Perchè le donne non parlano più?
Non a caso, dai disturbi alimentari, sono ormai numerosi i sintomi della profonda “emorragia identitaria” che ha investito e interessa tuttora il corpo femminile e la sua immagine.

Quando lasci il bel paese ti accorgi ancora di più che non è proprio un bel paese per le donne in quanto sessista e l’impatto è veramente uno choc, anche perchè ci si chiede come mai Francia e Italia che geograficamente non sono molto distanti, siano così lontane anni luce. Questo è un libro che leggerò volentieri come tutta la serie di libri che ho letto ultimamente delle autrici (Loredana Lipperini, Lorella Zanardo e Caterina Soffici).

La Marzano,chiede perchè l’Italia di oggi offende le donne e perchè le donne preferiscono stare zitte.
Domande che si sono chieste diverse autrici e che è molto importante porsi perchè non c’è nemmeno una spiegazione che nemmeno le donne zittite sanno darsi.“La regressione delle donne italiane non è solo un mito, è una realtà. Una realtà triste che emerge anche e soprattutto quando si discute con la gente, si osservano i comportamenti che gli uomini e le donne hanno nella vita quotidiana, si assiste al ritorno di discorsi maschilisti e retrogradi”.

Ha percepito che le donne italiane abbiano fatto dei passi indietro dal 1988, anno in cui ha lasciato l’Italia.
Analizzando la condizione lavorativa e politica, la maternità e la mercificazione delle donne nei mezzi di comunicazione.

Io purtroppo nell’88 nascevo ma so perfettamente che le battaglie femminili sono morte proprio alla fine degli anni ’80, quando iniziava a divulgarsi nelle tv commerciali il modello di donna oggetto.Sembra quasi una coincidenza, ma non lo è.

Inoltre la Marzano analizza come oggi venga vissuto in Italia l’adolescenza, la sessualità e il corpo: “A differenza di altri paesi europei, la virilità prepotente continua a essere una specie di imperativo categorico per i nostri ragazzi”. Alle giovani donne spetta naturalmente un’iniziazione speculare: “La tendenza generale, per una giovane, è interiorizzare la sofferenza, trasformando il suo corpo in cassa di risonanza delle difficoltà relazionali”.

Un libro di denuncia e resistenza come dicono le sue parole:

«Questo libro è un atto di resistenza. Di fronte alle offese e alle umiliazioni che subiscono oggi le donne in Italia, in quanto filosofa, ho sentito il dovere di abbandonare la torre d’avorio in cui si trincerano spesso gli intellettuali per spiegare le dinamiche di oppressione che imprigionano la donna italiana. Lo scopo è semplice: si tratta di dare a tutte coloro che lo desiderano gli strumenti critici necessari per rifiutare la sudditanza al potere maschile. Perché le donne continuano a cedere alla tentazione dei sensi di colpa e, per paura di essere considerate “madri indegne”, abbandonano ogni aspirazione professionale? Perché tante donne vengono giudicate “fallite” o “incomplete” quando non hanno figli? Perché molte adolescenti pensano che l’unico modo per avere successo nella vita sia “essere belle e tacere”? Perché il corpo della donna continua a essere mercificato? Perché stiamo assistendo al ritorno di un’ideologia retrograda che vorrebbe spostare l’orologio indietro e rimettere in discussione le conquiste femminili degli anni Sessanta e Settanta? »


Questo è un libro che leggerò volentieri. Infatti l’ho appena acquistato.

5 commenti

  • Vedo con piacere che Michela Marzano usa la parola “regressione”, che è la stessa parola che mi sono decisa ad usare anch’io per indicare in modo sintetico il fenomeno prodotto nella società italiana, nell’arco di un trentennio, diciamo ’80-2010, dai mezzi di comunicazione di massa in relazione al ruolo e all’immagine dele donne. Con il termine strategia intendo riferirmi ad un’azione concomitante e convergente di scelte comunicative, che hanno tutte conseguito lo stesso obiettivo finale di far retrocedere le acquisizioni culturali realizzate dalle donne nel decennio precedente (’70) e non intendo con ciò riferirmi necessariamente all’esistenza di un disegno cosciente perseguito da gruppi o istituzioni.
    Questa eventualità è invece suggerita nel libro di Marco Morando “Dancing days”, uscito l’anno scorso, che individua nel biennio ’78-’79 il momento di svolta nella società italiana, quando una serie di scelte comunicative cominciarono ad indirizzare e a potenziare il cosiddetto “riflusso nel privato” (chi è abbastanza grande se lo ricorda), ovvero a dettare i connotati culturali della società italiana degli anni ’80. Di questo indirizzo faceva parte, sul piano televisivo, cioè dell’allora più potente mezzo di comunicazione di massa, la banalizzazione mistificatoria del concetto di “liberazione sessuale”, che veniva tradotto in modo truffaldino come una maggior superficie dei corpi femminili esposti alla fruizione visiva maschile. Rappresentazione imposta anche allo sguardo femminile, che doveva introiettarla, come bene evidenzia il libro di Lorella Zanardo.
    Michela Marzano dice di essere troppo giovane per ricordare gli anni ’70 e ’80, anche se certo non le manca la capacità di visione storica; chi invece era abbastanza cresciuta per ricordare quegli anni può contribuire con una sensazione personale: è stato come se i fermenti culturali introdotti nella società italiana dal movimento delle donne degli anni ’70 e dei primi anni ’80 fossero stati spenti, bloccati, come se i germi di consapevolezza che cominciavano a svilupparsi nelle donne di tutti gli ambienti sociali, fossero stati bruciati, soffocati, ad opera dell’esercizio di persuasione compiuto in primo luogo dalle televisioni. Il bombardamento a tappeto non ha lasciato scampo, mentre il movimento delle donne continuava a vivere come piccoli gruppi, talvolta di intellettuali che hanno prodotto una notevole patrimonio di elaborazione culturale, la cui vita si era però inabissata rispetto alla vita della società italiana e alla coscienza di tutte le altre donne, diventando, perciò, ininfluente. Del resto, al di là delle opzioni comunicative adottate, la sproporzione dei mezzi a disposizione era troppa. Insomma, le donne che cercavan di essere consapevoli sono rimaste a parlare tra loro, e tutte le altre hanno dovuto barcamenarsi tra la realtà pratica che i nuovi diritti comportavano (lavoro etc.) e la continua riproposizione dell’immagine che le doveva tenere inchiodate al loro ruolo passivo, declinato, come si dice oggi, nei modi più umilianti.
    Scusatemi per la lunghezza del commento e grazie dell’ospitalità

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  • Io sono del ’73 per cui il riflusso nel privato l’ho beccato in pieno, ma per fortuna ho gli anticorpi familiari, e da quanto mi raccontano i miei fratelli e parenti conferma che l’uso della parola regressione è più che appropriato.
    E dire che c’è gente che si rimpiange gli anni ’80… forse per la musica, ma per tante cose è stato proprio l’inizio della fine…

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  • Perché molte adolescenti pensano che l’unico modo per avere successo nella vita sia “essere belle e tacere”? Perché il corpo della donna continua a essere mercificato? >>> Perché ci sono molte donne che lo permnettono, non solo quelle che si prestano alla mercificazione, ma anche coloro che le difendono sostenendo che le donne che si spogliano in TV lo fanno liberamente.

    Apparentemente potrebbe sembrare vero, ma io non credo affatto a questa favoletta: ovviamente, loro che ci lavorano, non è che vengano a dire a noi che hanno l’obbligo “morale” di spogliarsi (e di fare chissà cos’altro) e che, se non lo facessero, non otterrebbero un emerito posto in TV, ed è così che le comuni mortali aspiranti veline preferiscono credere alla favoletta rosa della donna che si pone liberamente come oggetto, fino a quando ci sbattono il naso anche loro.

    Alcune sstengono che è stato il femminismo a voler rendere la donna libera di dare anche via il sedere, pur di far carriera, ma a me risulta un’altra versione e cioè che la donna sia diventata libera nel senso di andare a letto con chi vuole/quando vuole, senza nulla pretendere in cambio e anzi, il principio fondamentale del femminismo consisteva proprio nella parità tra i sessi e nel conseguimento dei propri traguardi contando esclusivamente sulle proprie forze: allora dove sta la parità, se una donna deve darla “liberamente” per avere in cambio un lavoro che altrimenti verrebbe affidato a una meno suora?

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  • Interessante anche il capitolo sulla chirurgia estetica. Un po’ sintetico, ma interessante. Da integrare con una recente uscita in libreria: T. Ariemma, “Contro la falsa bellezza. Filosofia della chirurgia estetica” (Il melangolo).

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  • Mi ha sconvolto leggere le poche, veloci e superficiali risposte di giovani ragazze, date alla mia mia provocatoria domanda: “Ma la pornografia offende le donne?” posta su un sn come FriendFeed, notate bene, non su FB. Qualcuna ha risposto, senza ben specificare il perchè, che la pornografia offende sia gli uomini che le donne, le altre hanno risposto con un secco ‘no’. FF è un sn che fino allo scorso anno è stata una ‘piazza virtuale’ frequentata prevalentemente da blogger, dove si discuteva piacevolmente e spesso ironicamente, di politica, fatti del giorno, problemi esistenziali, psicologici e filosofici… Da un po’ di mesi è stata letteralmente invasa da fotografie di ‘fanciulle’ alla spasmodica ricerca di visibilità ad ogni costo e i ragazzi, a questo punto, non sono stati da meno. Il livello delle ‘conversazioni’ si è abbassato notevolmente e in molti o si sono disiscritti oppure intervengono e postano sporadicamente e, il più delle volte, adeguandosi alle banalità e purtroppo alle frequenti volgarità dei nuovi arrivati. La mia vuol essere solo una testimonianza delle difficoltà sempre crescenti che incontrano coloro i quali vorrebbero relazionarsi in rete, per comunicare e testimoniare, in base alle proprie esperienze, il disagio, la solitudine, la rabbia, l’impotenza di una minoranza, spero ancora per poco, silenziosa che si ritrova a vivere in una società priva di punti di riferimento e sempre più in balia dello strapotere delle immagini e di una distorta informazione che deforma ogni giorno di più la realtà.

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