La discriminazione sessuale…nella cultura italiana

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“Apriti cielo!”, è lo slogan del manifesto di un locale all’interno di una biblioteca a Genova. Il manifesto si presenta così: decolleté in primo piano coperto da un reggiseno azzurro con nuvole.
A che livello di emergenza comunicativa siamo arrivati se un posto culturale si pubblicizza inquesto modo?
E’ fuori contesto.
Un posto culturale può discriminare in questo modo le donne?

Quanto è grave se tutto ciò viene permesso,senza che i dipartimenti delle Pari Opportunità che operano in tutti i territori si mobilitino?

E’ shoccante assistere nel 2010 ad una svalutazione delle donne e che ci sia ancora qualcuno che metta in dubbio l’intelligenza delle donne considerandole esseri inferiori.
Ancora una volta le nostre fatiche di donne, i nostri studi sono ignorati.

Consola di meno sapendo che non è nemmeno la prima volta che perfino la cultura discrimina le donne.
Un buon libro è la compagnia più intelligente che un uomo possa trovare. Ogni tanto però ci vuole anche un po’ di solitudine con qualche passerina ignorante”. Con questa frase si pubblicizzavano i musei romagnoli.

Riducendo la donna ad essere inferiore, decerebrato e a passatempo sessuale per i maschi, una specie di oggetto adatto solo al sesso. Perchè loro preferiscono i libri.
Prima di tutto siamo di fronte all’ennesima violazione dell’immagine femminile in modo esplicito, in secondo luogo ad un immagine stereotipata dal momento che gli italiani leggono pochi libri, le donne in base a statistiche leggono molti più libri.
Inoltre le donne italiane non corrispondono a questa rappresentazione dal momento che non solo studiano, ma ottengono risultati maggiori.

Inoltre il termine passerina è offensivo poichè allude ai genitali femminili, sei ignorante in quanto donna, sei solo un oggetto in quanto donna.
La pubblicità, del 2007 ha sollevato polemiche da parte di molte associazioni femminili romagnole.

Aggiungiamoci pure che le donne nella maggior parte dei testi di storia, letteratura e varie scienze sono quasi totalmente assenti, nonostante nel passato è presente qualche nome femminile.

One comment

  • ciao a tutte, sono Luisa dell’ass. usciamo dal silenzio di Genova. Avevo visto questa pubblicità tremenda e avevo scritto alla direttrice della biblioteca e all’assessore alla cultura del Comune. Ero, eravamo, ancora una volta, indignate e offese.
    La direttrice mi ha risposto che il BerioCAFè è a gestione privata’ ma che comunque non l’aveva notata vista la mole di lavoro a cui aveva dovuto far fronte per la preparazione dell’evento per l’inaugarazione del nuovo orario della biblioteca… Ha provveduto a rimuovere la foto dal sito del beriocafe e cito: “interverrò presso il direttore artistico del BerioCafé e il titolare del locale (aggiudicatario di una gara pubblica) per stigmatizzare l’accaduto e prevenire che si ripetano in futuro situazioni di questo genere.Mi corre però l’obbligo di precisare che il sito in questione è sorto dopo l’apertura del BerioCafé a iniziativa del suo gestore, che ne è proprietario; dal punto di vista legale i suoi contenuti non sono soggetti ad alcuna autorizzazione preventiva da parte della direzione della Biblioteca né ad alcuna forma di intervento d’autorità, ma sono il frutto di una amichevole convergenza, che in questo caso è purtroppo mancata. ”
    Bene, cioè male.. Noi continueremo a denunciare, a scrivere , ad indignarci. Buon lavoro a tutte Luisa Parodi

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