La bipartizione

In Tv, sopratutto alla Mediaset, la donna viene sottoposta ad un duplice abuso: oggettizzata o resa vittima bisognosa di protezione.
Durante un servizio del tg5 dedicato ad una donna e un bambino vittime di un incidente stradale, il giornalista, nel narrare la vicenda, dichiara che “ad assistere c’erano anche donne e bambini“.

Lo stereotipo della donna come una creatura indifesa bisognosa di protezione allo stesso modo di un bambino è un’dea ancora oggi diffusa che deriva dalla percezione della donna come un sesso debole.

Debole ma anche sessualmente appetibile, da come testimonia la rappresentazione delle donne all’interno del TG5. Vittime o Veline.

Nei telegiornali, quasi mai si parla di donne che fanno qualcosa o che si distinguono per il proprio talento. l’80% dei servizi hanno come immagina una donna vittima, passiva. Le storie che parlano di abusi sulle donne vengono narrate in modo che la protagonista appaia come una vittima bisognosa di protezione piuttosto che come una protagonista che si riscatta dal suo aguzzino.

Un esempio importante sono quei tanti servizi dedicati alle ronde per ripristinare la sicurezza delle donne.

Un altro stereotipo è quello della donna quasi colpevole di aver subito una violenza, come se non fosse in grado di badare a se stessa. Come se non fosse un individuo senziente.

Tutti e due gli opposti di questa bipartizione sono sessiste perché vedono necessario l’intervento e la presenza di un uomo: da una parte per proteggerci e dall’altra per usufruirne sessualmente.
Sulla base di queste due segnalazioni faccio una bella tripartizione ad alcuni telegiornali che ho visto in questi giorni:

TG4: Il tg delle ‘-Ine vestite’ (le meteorine) che ammiccano innocentemente alle battute di un direttore pagliaccio (il gabibbo del tg4) che le ‘prende in giro’.

TG5: Tipologia donne sempre e solo vittime o carnefici. Sante o puttane secondo la cultura maschilista. Spariscono dall’agenda setting le studentesse, le lavoratrici, le politiche, le donne nei cda, le ricercatrici..insomma tutte quelle figure femminili che non sono tradizionali.

S.A.: Tipologia donne o vittime o veline. A sorprendermi è il taglio del telegiornale e la disposizione delle notizie. Una fugace notizia viene dedicata ad una vittima di violenza, spesso stupro o femminicidio, e dopo di essa viene dedicato un servizio lunghissimo di gossip alla starletta o velina sminuendo l’importanza della vicenda precedente e declassandola ad un fatto di gossip. Lunghissimi servizi che parlano di donne di spettacolo esaltandole solo dal punto di vista estetico e promuovendo quella mentalità sessista che vede le donne come oggetti sessuali causa di quelle violenze a qui questo telegiornale dovrebbe dedicare più attenzione e rispetto nel narrare la notizia. Anche qui dall‘agenda setting spariscono figure femminili che hanno qualcosa da raccontare.

E’ molto pericoloso racchiudere le donne in stereotipi dando poca importanza a figure femminili più vaste e plurali poiché promuovono e rafforzano l’idea sessista che vede le donne come esseri inferiori, meno forti e meno intelligenti degli uomini.

*Anche i tg della Rai seguono più o meno la stessa tripartizione, sopratutto quando la redazione di tg2 ci offre le sue rubriche preferite dedicate alla chirurgia estetica.

Quello che ci chiediamo e che speriamo cambi è perchè la tv continua ad usare un linguaggio maschile che credevamo ormai superato.
Difficilmente in un Paese dove persistono questi stereotipi di genere, le donne riusciranno ad essere considerate persone umane o personalità forti, libere, autodeterminate e che sanno badare a se stesse. Questi stereotipi bloccano il processo di raggiungimento della parità e incrementano le discriminazioni di genere.