La sessualità femminile: quel tabù indelebile!

La sessualità femminile è ancora un tabù. La pubblicità, i media che poco si curano della sessualità femminile-spesso subordinata al piacere maschile e le censure contro le pubblicità che mostrano donne alle prese conl’autoerotismo-nè dimostrano le prove.


Vi ricordate di ‘Diario di una ninfomane’? la locandina nel Paese delle donne nude ed erotizzate ha fatto scalpore ed è partita la censura. Un Paese, vi chiederete, dove il sesso è esposto ai quattro venti la censura sembrerebbe fuori luogo, per qualcuno questa è sembrata irritante. Pare che solo un tipo di sessualità non faccia scalpore: quella ad uso e consumo delle fantasie maschili.

Perfino le mestruazioni sono oggetto di tabù nel nostro paese e vengono trattate come vergogna. Un esempio significativo è la censura di un cartone animato da parte della maschilista Mediaset che con i suoi zoom preferisce mostrare ai ragazzini l’ano delle Veline anzichè il nostro cambiamento sessuale. Si tratta di Temi d’amore tra i banchi di scuola, dove nella traduzione italiana un intera puntata è stata rivoluzionata, affinchè il cartone animato non affrontasse il tema dello sviluppo sessuale femminile. Cosa si insegna alle ragazzine italiane? che è una vergogna diventare donne? Questa è misoginia pura! Ci lamentiamo dell’aumento di casi come l’anoressia e dimagrimenti eccessivi per nascondere proprio questo cambiamento e poi poniamo freni alla femminilità naturale e non mercificata. Se volete altri esempi di tabù contro il ciclo, guardatevi gli spot degli assorbenti.

Allo stesso modo vengono censurate anche le pubblicità o le scene di cartoni animati e film che mostrano amori omosessuali. A meno che non si tratti di donne lesbiche utilizzate per sollazzare gli ormoni maschili.
E da qui si collegano un sacco di cose. Si parla di una sessualità femminile ad uso e consumo maschile e anche se sei lesbica non ti salvi. Le lesbiche in confronto alle donne eterosessuali vengono rappresentate porche, attive e viziose, come se l’omosessualità femminile fosse un ‘vizio’. Inoltre sarebbe una vera e propria teoria dello stupro fantasticare di mettersi in mezzo tra due lesbiche sapendo che in quanto tali non acconsentirebbero mai. La pratica la leggiamo sulle cronache dei giornali.

La sessualità femminile fa proprio paura. Continuamente umiliata, mercificata, stuprata, vilipesa e rimossa. I media ci danno una visione parziale e strumentale della nostra sessualità, sottoponendola al controllo maschile che se ne appropria e la stereotipa.
La società allo stesso modo tende a controllarla, subordinarla a scopi procreativi, accessori e a condannare le donne che manifestano esplicitamente e in modo attivo la propria sessualità.

Da qui nasce la seduzione evocata dalla cosidetta donna-oggetto. La donna mediante una seduzione ammiccante ma passiva deve sembrare disponibile ma non deve mai prendere iniziativa o dire di no. Atteggiamenti stereotipati oltre ad essere tipici della cultura dello stupro.
La donna oggetto dev’essere sempre bella e perfetta e curare l’aspetto estetico per piacere agli altri e mai la propria sessualità, per quanto ci possa illudere la nostra società convincendoci che ci facciamo belle per noi stesse. Questi atteggiamenti hanno condizionato il femminile al tal punto da indurre a mettere in secondo piano i propri bisogni subordinandoli all’amore, alla procreazione e alla condivisione con un partner sempre più indifferente al piacere femminile.

Perfino la masturbazione femminile viene vista con sospetto e imbarazzo:

«Dovevo avere 8 anni e quando non facevo la brava, mio padre mi rinchiudeva nel ripostiglio delle scope, racconta Marisa, 58 anni. Accovacciata in questo sgabuzzino buio, mi ero accorta che sfregandomi le cosce una contro l’altra, provavo sensazioni molto piacevoli. Ero al settimo cielo che la punizione del ripostiglio si fosse trasformata così in un piacere, un vero sberleffo all’autorità di mio padre, secondo cui le donne non avevano nessuna voce in capitolo. Detto questo, avevo il terrore che mi scoprisse. Sarebbe stato tremendo!» Questa prima associazione di piacere e vergogna ha influenzato Marisa? Per anni, ha avuto con gli uomini rapporti in cui provava piacere solo nella sottomissione e, come dice lei stessa, «la vergogna di essere viziosa».

Questa è la testimonianza di una signora letta e incollata da questo sito.Ammettere l’autoeurotismo per le donne significherebbe dimostrare che anche loro hanno delle pulsioni sessuali e ancora oggi gli uomini disapprovano questo. Da qui si cela paura di non essere in grado di soddisfare una donna piena di desiderio. Per questo gli uomini hanno limitato la sessualità femminile e ne hanno fatto di quella maschile uno strumento di dominio riducendo quella femminile ad oggetto di possesso. Immaginare che la clitoride ‘è un pene’ e che le donne possano soddisfare i propri desideri senza di loro è ancora di più temuto.

Il sito ci parla anche di clitoridectomia chirurgica, una pratica occidentale molto simile a quella che viene sottoposte le ragazzine africane ai tempi d’oggi.

Anche l’orgasmo femminile ancora oggi è tabù, pochissime donne condizionate da questi preconcetti sono soddisfatte dalla propria vita sessuale. Inoltre c’è una concezione sbagliata dell’orgasmo femminile. Spesso viene associato alla vagina sottovalutando la clitoride che è l’unico organo che procura l’ogasmo. Associarlo alla vagina nè è la prova di come il piacere femminile temuto poichè è completamente autonomo dall’organo maschile.

Inoltre l’orgasmo è prodotto sopratutto dal cervello e non dai genitali come la cultura pornografica e androcentrica vorrebbe.
Più tabù sono presenti più è difficile che la donna abbia una vita sessuale appagante. Molte volte la colpa è anche di un partner poco propenso per cultura al concetto di soddisfazione reciproca.

Spesso avere un solo partner o poche esperienze sessuali limita molto la conoscenza del proprio corpo e dei propri gusti. Le donne che hanno cambiato spesso partner sono più esigenti, conoscono più il loro corpo rispetto quelle che hanno avuto meno partner. Così anche quelle che praticano autoeurotismo sarebbero più capaci a raggiungerlo e a riconoscere se il partner è capace o no di ‘donare’ loro un momento indimenticabile. Per questo che una sessualità libera e attiva è ancora vista con profondo rigetto.

9 commenti

  • Bellissimo articolo grazie.Il modo in cui le donne lesbiche vengono trattate è davvero umiliante…

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  • E’ anche difficile incontrare donne che parlino esplicitamente della loro sessualità, che usino un linguaggio aperto , che non abbiano paura delle parole.
    Culturalmente, insomma, sul femminile è stato prprio fatto un buon lavoro.
    La vergogna della propria fisicità rimane davvero difficile da scardinare.
    Non voglio sembrare futile, ma le prime serie di “sex and the city” erano quasi un corso di sdoganamento del linguaggio sessuale femminile.

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  • sono d’accordo, dovrebbero esserci più articoli come i tuoi.

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  • Anna Maria Giansante

    E’ vero…un bellissimo articolo !

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  • Anna Maria Giansante

    Un bellissimo articolo, è vero…non ne posso più di tutti i preconcetti sulla sessualità femminile, che sia gay o etero ! E’ vero : gli uomini hanno una paura terribile delle donne consapevoli !

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  • Anna Maria, è vero, molti maschi hanno una paura folle delle donne consapevoli,
    Non a caso, purtroppo, si sono inventati dio e prima dei maschi, in prevalenza.
    Esistono anche, purtroppo non sono maggioranza, anche uomini che non sono codardi e che hanno fantasia, che non aspettano altro che imbattersi in donne consapevoli, che non abbiano le guardie vaticane – anche molti maschi le hanno, purtroppo – nelle mutande…
    Che bello ‘Sex & the city’.
    Se mai ho creduto in qualche “divinità’, è stata quella della ‘Dea (Madre, del tutto diversa dall’icona asessuata cristiana-cattolica che concepì immacolatamente, che gran cazzata) Mediterranea.
    Religione, politica, mondo padronale – non ho detto imprenditoriale, essendo molto diverso – fanno di tutto per relegare la donna sul fondo del barile, avendone una paura folle…

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  • Pingback: La società italiana per la violenza di genere « Un altro genere di comunicazione

  • ho scritto racconti sugli abusi sessuali subiti dalle donne( anche da me) nel corso della loro vita…

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  • Credo invece che il male peggiore della nostra cosidetta società avanzata sia quello di generalizzare…

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