Come si vive nel Paese più maschilista d’Europa

Se lo chiede come tutte noi Caterina Soffici nel suo libero Ma le donne no.n Uscito a febbraio di quest’anno esamina la condizione femminile italiana, basandosi su vere fonti.

Da Ansa

Meno pagate, meno riconosciute quale che sia la professione, degradate da pubblicita’ e modelli mediatici che mettono in evidenza solo corpo e bellezza, le donne italiane nel 2010 vivono nel paese piu’ maschilista d’Europa, hanno molti diritti e quel che e’ peggio nessuna consapevolezza di averli ne’ tantomeno di ricorrervi quando si accorgono di essere violate.

Le 200 pagine di Ma le donne no di Caterina Soffici sono amare, rabbiose, difficili da leggere per intero specie se si e’ donna, senza scampo. L’autrice, che gia’ nella dedica a marito e figli maschi mette una sua impronta forte (”senza di loro questo libro sarebbe uscito almeno un anno prima”), traccia un bilancio che piu’ impietoso non si potrebbe della condizione femminile italiana contemporanea, non solo perche’ alle storie italiane mette vicino quel che accade nel resto d’Europa e in America, dove violazioni dei diritti e razzismo di genere ci sono ma provocano reazioni tali da lasciare il segno.

La Soffici aveva cominciato con i ritagli di giornale, 10 anni di storie di donne italiane dalle quali emergeva o l’immagine vincente di donna-velina oppure storie di donne che non lavorano, non fanno piu’ figli, non fanno carriera, donne precarie senza tutela per la maternita’. La domanda all’inizio e alla fine del libro e’ la stessa: perche’ le donne italiane non reagiscono? Ed e’ la piu’ dolorosa: donne che piuttosto che denunciare il mobbing sessista in azienda si licenziano, donne che si sfogano alla macchinetta del caffe’ anziche’ andare al tribunale del lavoro o piangono come fece l’ex ministro delle Pari opportunita’ Stefania Prestigiacomo quando la sua proposta (light, 1 su 4) sulle quote rosa nelle liste elettorali ottenne una bocciatura sonora e bipartisan.

Di tutta l’analisi, spietata, lucida, implacabile dell’autrice quello che piu’ colpisce, perche’ e’ il piu’ vero, e’ proprio il racconto della rassegnazione: le donne italiane sono convinte di essere libere e cittadine di serie A, ma nei fatti non e’ vero e il cammino per la parita’ che ha portato a leggi di tutela, contro le discriminazioni e per le pari opportunita’, si e’ interrotto. Non per fermata improvvisa ma per un rallentamento impercettibile, un intorpidimento anno dopo anno di cui nessuno si e’ accorto fino a un paio di anni fa, ossia finche’ non e’ stato troppo tardi. Le donne dopo gli anni ’70 si sono ritirate ordinatamente e in silenzio, sono diventate autoindulgenti, hanno perso la propria autostima e – e’ la cosa piu’ dolorosa – hanno smesso di chiedere come se reagire, scrive la Soffici, fosse stato poco educato. Le leggi non sono applicate o vengono violate e le donne stanno zitte: le azioni legali clamorose o simboliche come quella della nonnina dell’Alabama Lilly Ledbetter contro la Goodyear o di Betty Dukes contro il colosso Wal Mart non esistono in Italia.

Poi un anno fa una svolta: le donne hanno ritrovato la voce.

E’ stato poco prima delle Europee: quando una politologa, la professoressa Sofia Ventura di FareFuturo per prima si e’ scagliata contro le veline in lista elettorale alle europee. E subito dopo quando una moglie tradita, Veronica Lario, ha parlato di ‘ciarpame senza pudore’. Non solo: quando Berlusconi ha detto a Rosy Bindi che lei era piu’ bella che intelligente (8 ottobre 2009) 100 mila donne hanno risposto all’appello contro le offese. Le pagini piu’ critiche sono quelle dedicate alla politica: alla proto velina Flavia Vento, alla vincente Mara Carfagna, oggi ministro ed ex valletta della Domenica del villaggio, alla starlette Barbara Matera, parlamentare europea dopo il casting a Via dell’umilta’ insieme a 30 signorine tutte giovani e belle, al vuoto pneumatico di Marianna Madia.

Alla fine, conclude, e’ solo una questione di liberta’: poter scegliere come vivere la propria vita, avere diritti e leggi che li tutelano. Senza alcuna pretesa scientifica, Caterina Soffici lancia cinque proposte che definisce modeste ma che modeste non sono. Una legge sulle quote innanzitutto; un’altra sul part time, un’altra sulla paternita’, una con il divieto di immagini sessiste, in pubblicita’, televisione e in tutti i media e la quinta l’ergastolo senza possibilita’ di attenuanti per chi commette stupro. Chiudete gli occhi, conclude Caterina Soffici, e pensate a come sarebbe tra dieci anni l’Italia se le cinque proposte fossero realta’.