Aspettare il 7 aprile

Mi è arrivata ieri un email su un iniziativa che avverrà il 7aprile, organizzata da Anna Maria Civico:

Aspettare 7 aprile
performance di Anna Maria Civico

aspettando che non debba più arrabbiarmi, aspettando a perdere la pazienza, aspettando per vedere cosa c’è dopo la pazienza, aspettando che la smettano di dire che sono brava, bella intelligente, aspettando che loro diventino bravi, belli, intelligenti, onesti, che diventino brave, belle, intelligenti, oneste, aspettando che si impegnino a diventare brave e bravi, aspettando che finiscano di fingere, aspettando di finire di fingere, aspettando il permesso, aspettando a chiedere il permesso, aspettando che ci sia silenzio, aspettando, aspettando che ci sia silenzio nella mia testa,
aspettando che ci sia silenzio nella tua testa, aspettando, aspettando, aspettando ad essere insieme, di fare le cose insieme, di lasciar fare, aspettando di ricevere qualcosa gratuitamente, senza chiedere, aspettando di poter dare gratuitamente, senza chiedere, aspettando, aspettando…..
Waiting for my child to go to school
Waiting for life to begin again Waiting . . .
Waiting for my children to come home from school
Waiting for them to grow up, to leave home
Waiting to be myself

In un epoca in cui il lavoro è un’utopia, il lavoro si perde, non soddisfa, si subisce o si cerca di fuggirlo perché le condizioni sono spesso costrittive, occasione mancata di realizzazione della propria vita, io rilancio il giorno del mio compleanno (il 7 aprile) come avvenimento che conferma il valore che io do’ al mio lavoro artistico. Festeggio la mia scelta, anche se il lavoro artistico è difficilmente collocabile come lavoro, specialmente in Italia, in cui autoprodursi e autopromuoversi è un po’ come nutrirsi di sé, consumarsi, divorarsi. Ho deciso di farmi un regalo che è un’utopia. Festeggio con il lavoro. Il lavoro è la mia festa. Nel titolo Aspettare (in corsivo) è il contenuto poetico/tematico della performance, 7 aprile (scritto normale) è il pretesto che avvicina l’arte nel riconsiderare l’unicità del quotidiano che si ripete in modo inesorabile e inarrestabile nella nostra vita: il compleanno, la crescita dopo la nascita.

Nelle comunità ci sono giorni speciali che festeggiano l’individualità, tra alcuni aborigeni australiani ad esempio, può accadere più volte nella vita, che se una persona del gruppo ha fatto qualcosa che si ritiene straordinario ciò è un pretesto per festeggiarla, darle un nuovo nome, la persona durante la propria vita potrà essere chiamata con nomi nuovi, il suo carattere si trasforma, e così la sua personalità. La comunità rinnova il suo modo di guardare e considerare la persona capace di rinascere.

Aspettare 7 aprile prende spunto dalla performance di un’artista femminista degli anni ’70 Faith Wilding. Ho visto il video della sua performance nell’inverno 2008 durante una retrospettiva internazionale di artiste femministe all’Akademie der Kunste di Berlin, mi ha colpito il suo modo sobrio di realizzare la performance, toccante attraverso il reiterarsi di semplici parole, in un periodo di contestazione dove le artiste puntavano alla rottura di schemi di immagine del corpo della donna con soluzioni che andavano verso gli eccessi della catarsi personale e collettiva per mezzo della lacerazione pubblica del proprio corpo. La sua performance si basava su un testo in cui elencava vari momenti nella vita di una donna in cui deve aspettare, da quando è bambina al tempo in cui è adulta, fino alla vecchiaia. Aspettare di avere qualcuno che l’autorizzi a vivere. La Wilding parla di una donna media appartenente alla dimensione sociale dell’America di 30 anni fa.
Aspettare 7 aprile è un’operazione di osservazione, di me e le altre. Un punto della situazione sulle procedure attuate da noi donne, oggi, per sopravvivere, ormai, anche fuori dalle mura domestiche. Molte riflessioni sono simili a quelle della Wilding: aspettare che le cose cambino, che lui mi stringa la mano, aspettare che i figli crescano, ecc. Io valuto il fatto che l’accesso delle donne alla vita produttiva, le abbia consentito anche la possibilità di un accesso, sempre più autonomo, al proprio mondo interiore. Le mie riflessioni riguardano, non solo la sfera delle attività di una donna in cui si manifesta questo stato d’attesa, ma la sfera della dimensione psichica in cui l’aspettare si svolge nello spazio condensato del sé. Recessi del tempo perso in relazione al presente ed alla presenza. Secondi ogni giorno che riempiono e svuotano la nostra vita e che instaurano con le nostre attività quotidiane di lavoro e di pensiero un valore indiscutibile, irrinunciabile e difficilmente scardinabile perché è la “nostra” vita.

L’estetica della performance è semplice, il vestito interpreta i gusti di una donna italiana tra i 20 e i 40 anni di medio status sociale, con accessori che dimostrano l’inclusione di elementi interculturali. Il testo sarà detto in inglese per marcare la citazione della Wilding, mentre in lingua italiana è il testo contemporaneo scritto da me.

La durata della performance è di 20 minuti. Verrà eseguita per 3 volte durante la giornata. Alle ore 12,30, alle ore 15,00 ed alle 18,00.
E’ realizzata in collaborazione con la Biblioteca Comunale di Terni e il coordinamento Donna Sempre Assessorato alla Cultura del Comune di Terni.
07/04/2010
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