La donna nella tv italiana, quella invisibile!

Grazie ad Ale, ho avuto modo di conoscere uno spot sessista che in Brasile ha raccolto polemiche fino alla sua bocciatura.

Lo spot sopra citato è di una birra e come testimonial ha scelto Paris Hilton. Dalle polemiche ci rendiamo conto che anche un Paese del cosidetto ‘terzo mondo’ è più avanti di noi per quanto riguarda i diritti delle donne e l’attenzione verso l’equità di genere.

Veniamo alla situazione italiana. Gli spot della Tim ad esempio, con una provocante Belen sono molto simili ma non raccolgono alcuna polemica. In un Paese normale rappresentare una poliziotta con un uniforme striminzita o una calciatrice con scollatura ampia e pantaloncini inguinali avrebbe fatto pensare che tutto ciò rischierebbe di svalutare le donne professionalmente o negli sport e di incentivare le discriminazioni dovute ad un immaginario comune stereotipato creato da questo bombardamento immagini. Ma in Italia che la donna è già svalutata abbastanza nessuno si pone questo problema, anzi si cerca di promuoverla.

Sempre grazie ad Ale, su questo schema abbiamo un grafico circa le fasce di età delle donne e gli uomini nelle nostre emittenti. E il gap è bello alto, dal momento che gli uomini che ‘popolano’ i nostri programmi possono essere i padri o perfino i nonni delle figure femminili che popolano anch’esse le stesse reti (con la differenza di ben 30 anni di età!!!!).

Dalle fasce di età si deduce anche il ruolo femminile che ricoprono le lavoratrici nel mondo delo spettacolo. C’è quello della valletta o comparsina di età compresa tra i 25 e 35 anni che deve affiancare il conduttore maschio di età compresa tra i 45-70 anni durante un programma di informazione, intrattenimento; c’è la velina-ornamento scosciata di età compresa tra i 18 e i 24 anni, che deve mostrare le grazie per alzare lo share . In più le donne comprese tra i 35 e 50 anni di età devono sottoporsi a interventi di chiururgia estetica se vogliono avere una visibilità.

Il problema è che nonostante siamo nel 2010 la donna in tv è ancora corpo passivo, dove il suo aspetto intellettuale non conta ( lo si nota dall’inquadratura ossessiva alle parti più intime del proprio corpo) e l’uomo ha un ruolo attivo. Nonostante i telespettatori sono per lo più donne, continua ad essere presente una mentalità maschilista che destina tutti i suoi contenuti al pubblico maschile, perfino i programmi che sono considerati ‘da donna’. Sono presenti perfino programmi (quelli che parlano di politica e informazione) dove la donna non può apparire nè in veste di conduttrice nè come ospite, o meglio non le è permesso poichè la sua presenza è considerata fuori contesto dal momento che ormai il suo ruolo si è talmente stereotipato da essere prestabilito come quello dell’apparire, dei salotti che trattano temi faziosi come gossip e moda e quello della seduzione carnale.

Stessa cosa anche nei tg dove non solo mancano le direttrici ma la conduttrice è giovane e avvenente e i servizi relegano le donne a vittime, carnefici, oggetti di desiderio, modelle nelle sfilate o donne di spettacolo dove chiaramente non si parla della loro professionalità ma dell’avvenenza fisica. Dove sono le lavoratrici, politiche, pensionate, madri di famiglia ecc? Certo questo riflette la cultura del nostro Paese dove noi donne dobbiamo essere messe da parte socialmente, nella politica e in tutti ruoli attivi, infatti spesso appariamo come oggetto del dibattito o dell’argomento, (come nelle indimenticabili campagne per la sicurezza). Tutto ciò da l’impressione che in Italia la nostra esistenza dabba essere gestita dagli uomini o debba essere a loro accessoria.

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