sessismo metropolitano

Nelle città italiane le donne non esistono o semplicemente non appaiono per quello che sono.
Manca ogni figura femminile nei semafori, nei cartelli (a meno che non rimandino ad una differenza di genere come la toilette o la fanciulla accompagnata da una figura maschile mano nella mano come simboleggiare un riguardo protettivo nei confonti della donna)

Eppure le donne di oggi sono sempre più fuori dal privato, le vediamo. Sono diverse: giovani, anziane, appaiono belle o brutte, grasse, magre (secondo i canoni imposti), ragazze, bambine, lavoratrici, casalinghe, pensionate…
Eppure la pubblicità continua a proporre un unico standard o meglio lo standard cui la donna dovrebbe uniformarsi secondo il volere maschile.

Per questo che nell’assetto sociale (posti di potere) e nell’arredo urbanistico le donne sono quasi o completamente assenti e sono così iper-presenti nelle pubblicità che non sono per niente opera di donne, visti i ruoli stereotipati che poche di noi vorrebbero occupare.

Infatti le donne tentano sempre di più di sfondare il tetto di cristallo; e non tutte le donne belle occupano o vorrebbero occupare quei ruoli degradanti imposti.

La pubblicità però è altamente persuasiva se non regolativa, negli ultimi tempi.
Essa impone, esalta un modello standard di donna che è sempre più irraggiungibile e ha come scopo abbassare l’autostima femminile in modo che appaiono meno competitive con gli uomini e più competitive tra loro: Risultato: allontanamento dai posti di potere.

Quel modello riduce la donna alle sole qualità estetiche, qualità che appunto non vengono richieste per ricoprire certi ruoli. Se vengono richieste è per dare più prestigio alla figura maschile che occupa una posizione (come negli ultimi anni le donne belle richieste nel PDL per esaltare le doti del premier), ma non vengono mai richieste per dar eprestigio alla figura femminile, che viene trattata come un oggetto.
Se vengono citate le doti estetiche, spesso stareotipo vuole che vengano occultate le altre qualità ‘per rispettare lo stereotipo della ‘bella-oca’ (come ad esempio le doti estetiche esaltate nelle campionesse di pallavolo senza menzionare la bravura),come dire che siccome l’universo maschile segue certi programmi non interessa (o forse cela una paura) sapere che le donne sono competitive e abili.

Nella foto l’ennesima campagna sessista (tutt’ora in circolo) che mostra una donna attaccata ad un palo da Lap Dancer. La pubblicità è offesiva poichè è l’ennesima che allude che la donna è solo un oggetto sessuale