Buon esempio dalla Spagna

La spagna mi piace come Paese. E’ un Paese simile come cultura al nostro ma con una sola differenza si sta modernizzando.

La notizia l’ho trovata qui

Dal Corriere della sera di oggi, la versione stampata, non on line, lì la notizia non l’ho trovata (chissà perché).

In Spagna “la nuova legge della Comunicazione Audiovisiva intende proibire alle tv private (le reti pubbliche sono escluse dal primo gennaio dal mercato pubblicitario) di mandare in onda consigli mercenari per ottenere le fattezze di miss (o mister) universo: come rimodellare i fianchi, perdere peso, gonfiare le labbra o sgonfiare le palpebre saranno argomenti tabù nella fascia oraria protetta, fra le 6 del mattino e le 10 di sera, quando l’età media dei telespettatori è la più bassa. “ Non ci potranno essere pubblicità di prodotti dimagranti o di chirurgia estetica. L’idea è di proteggere il pubblico più giovane “dal rifiuto della propria immagine o dall’emarginazione sociale per ragioni estetiche”.

Resta il problema dei messaggi che arrivano dai programmi, ma almeno agli spot viene messo un freno. Sono 500 milioni di euro in spot dell’industria della bellezza, 7.000 spot di creme dimagranti, 55.000 di trattamenti facciali.

Interessante che il Corriere si senta in dovere di segnalare (sembrerebbe con una punta di disapprovazione) come in Spagna non sia necessario il consenso dei genitori per sottoporsi a interventi di chirurgia plastica dai 16 anni in poi. Come se cercassero di sminuire la portata e l’intelligenza della legge spagnola. E soprattutto (ho cercato sapendo che non avrei trovato) dimenticano di parlare dell’Italia, del documentario e del lavoro di Lorella, come della recente iniziativa parlamentare di cui si è parlato nel blog. Insomma, sull’Italia si resta all’omertà. Si parla di quello che succede all’estero e non si approfitta per parlare di quello che succede qui.

Sul commento di Aldo Grasso non mi soffermo troppo. Cita qualche programma dedicato negli anni alla chirurgia estetica, da “Il brutto anatroccolo” a “Bisturi!” fino a “Celebrity bisturi”, disapprovando, ci mancherebbe altro! E i talk show pomeridiani, vero “trionfo della chirurgia estetica”. Perlomeno segnala le forti limitazioni del nostro codice di autoregolamentazione pubblicitaria. Tutto qui. Conclusione “la modernità ci costringe a essere, contemporaneamente, il dottor Frankenstein e la sua mostruosa creatura.”

Concludo. Condivido la rabbia che ho visto espressa di recente sul forum, e la frustrazione.