il cartellone pubblicitario e l’azione sessista da cultura dello stupro

Su Femminismo a sud ho trovato questo post creato dopo che un utente ha segnalato all’autrice un’azione sessista su un cartellone pubblicitario con donna ammiccante in una posa intenta ad offrire i seni.

Sul cartellone troviamo scritto:

«lei non a problemi Vuole solo il cazzo» e ancora: «Ciao bellissima bionda o trovato una russa che mi da la figa».

A parte gli errori grammaticali, si vede anche da questo l’ignoranza di certi soggetti,  questo è più o meno l’effetto che fa uno stereotipo femminile su un contesto già arretrato che percepisce le donne come oggetti. 

L’Impatto della pubblicità che sfrutta il corpo delle donne a fini economici è quello di ridurre la donna ad un oggetto e di farlo percepire come tale al destinatario. E ci sono riusciti di brutto se leggiamo tra le righe!

In Italia c’è degrado culturale prodotto da un corto circuito. Da una parte corpi sovraesposti, dall’altra la cultura che produce repulsione verso la sovraesposizione e la mentalità distorta che rende la donna abbigliata succintamente come una che se la cerca, che si merita uno stupro, nata dalla cultura delle veline ha prodotto lo stereotipo di donna svestita-donna disponibile.

Mentre nella mente femminile la sovraesposizione dei corpi femminili che produce un corto circuito con la cultura cattolica che inculca alle donne vergogna del proprio corpo e della propria sessualità spinge verso disturbi alimentari, la sovraesposizione femminile figlia di una cultura sessista produce un corto circuito con la cultura misogina cattolica madre della prima che vede le donne abbigliate in un certo modo come ‘puttane‘ o come corpi accessibili.

Fika sicula, l’autrice del blog dove ho trovato l’articolo si pone queste domande:

“Il difetto sta in chi va in giro nuda o in chi attribuisce a questo un problema morale? Ci ha fatto più danno chi ci ha esposto senza vestiti o chi tenta di rimetterceli e ci dice che se mostriamo cosce, culo e tette siamo puttane?”

Abbiamo degli esempi in politica. C’è il nano che candida le donne solo se sono belle e disponibili, ci sono le donne del suo Governo che prima si scoprono e poi vogliono coprire le altre.

La Carfagna campava di calendari ose’ prima di essere ministra e di sollecitare provvedimenti per il decoro dell’abbigliamento delle donne in strada

Tutto il discorso ruota sempre e comunque sulle donne, mai sugli uomini, mai su chi costruisce cultura misogina e sessista”.

La tv italiana espone corpi, spaccia questo fenomeno per emancipazione femminile, ma la cultura italiana è come quella islamica, se andate a vedervi un po’ di video su youtube sulle Veline, sono pieni di commenti sessisti che fanno traspirare che essere poco vestite ci rende un po’ troie e che allude che anche in italia gli uomini ci vorrebbero mettere un burqa.

Che poi il fatto che in tv le donne devono essere per forza nude e gli uomini sessisti puzza di burqa all’italiana, dove il nudo femminile dev’essere per forza sessualizzato, nudo per scopi sessuali, ed è forse per questo che il nudo femminile è demonizzato con toni censori.

Se il nudo femminile fosse meno stereotipato meno sessualizzato e fosse curato non per attrarre voglie basse ma per salute (non come oggi che ti vogliono spingere a curare il tumore al seno per mantenerti sexy),se la minigonna venisse usata dalla pubblicità e dalla tv come arma di emancipazione femminile e non come arma provocatrice, la cultura italiana migliorerebbe?

PS: come mai i sessisti e i razzisti non sanno scrivere in italiano?

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