oggi è il 25 novembre


Nella foto l’ennesima pubblicità sessista sull’estetica dei talloni che allude volgarmente alle natiche femminili.

Oggi è il 25 novembre ovvero la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
La violenza sulle donne nel mondo ha percentuali spaventose, una donna su tre nel mondo muore in seguito ad una violenza, viene uccisa o subisce violenza sessuale.

Anche nel nostro Paese le percentuali sono altrettanto spaventose e l’età compresa è tra i 16 e i 50 anni (età in cui la donna si autodetermina), molte delle quali hanno meno di 16 anni.
Ma la violenza sulle donne non sono solo botte, femminicidi e stupri ma anche la violenza che viene veicolata dai mass media.
I media umiliano il femminile, lo mercificano, lo oggettificano, lo subordinano al maschile.

Quel maschile che umilia nei programmi televisivi le vallette che sono costrette ad assumere atteggiamenti ammiccanti per aumentare uno share che prende in considerazione solo i telespettatori maschili e costrette a subire battute sessiste rivolte al proprio corpo, alla propria sessualità.

Poi ci sono quelle che lavorano in tv o in politica non sono belle come veline (ma dove la loro bellezza dovrebbe essere un optional) umiliate perfino da chi ci governa. Nel nostro Paese se sei donna conti solo se hai un fisico da velina o se cedi a compromessi sessuali. Non stupisce il fatto che le donne faticano a trovare un occupazione o un posto in politica o nella dirigenza.

In italia come reazione al femminismo si illudono le donne che hanno raggiunto i loro diritti e che i maltrattamenti che ricevono sui media sono legali e una cazzata di poca priorità, minacciandole che sono fortunate di non vivere nel mondo islamico.

Quel maschile in veste di pubblicitari che ci comunicano una sessualità androcentrica, dove la donna è solo un oggetto per vendere un prodotto o una consumatrice. Quei pubblicitari che veicolano perfino la cultura dello stupro.

Lo stupro nel nostro Paese indigna solo se è uno straniero a compierlo e spesso nessuno crede le vittime quando il carnefice è italiano. Spesso danno a noi la responsabilità di uno stupro schernendoci e dandoci l’epiteto di puttana se qualcuna di noi denuncia.
In internet di diffondono anche i gruppi che apologizzano questo reato.

Le donne in Italia non solo sono viste come oggetti cui viene privata ogni forma di libertà sessuale ma vengono anche considerate delle proprietà.
Si fanno campagne razziste contro lo straniero in nome ‘delle donne degli altri che non si toccano’.
Difficilmente si riesce e tollerare così che la donna si autodetermini nelle proprie idee e nel proprio corpo.
Sono molto comuni i femminicidi o stalking contro quelle donne che hanno il coraggio di porre fine a relazioni violente o non desiderate.

L’Italia è un Paese ancora arretrato, peggio quanto sono i media a impedire l’evoluzione e ad insegnare ai più piccoli che le donne vanno maltrattate.

2 commenti

  • “Spesso danno a noi la responsabilità di uno stupro schernendoci e dandoci l’epiteto di puttana se qualcuna di noi denuncia”

    parole sante: vedi anche stupro di gruppo di Montalto di Castro e contorno. Non aggiungo altro.

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  • Già, Infatti il primo pensiero quando ho scritto era proprio lo stupro a Montaltodi Castro. HO scritto questo post perchè c’è un emergenza cultura che riguarda i rappoti di genere e il mio blog lavora sulla comunicazione poichè causa ed effetto.
    Un abbraccio!

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