Attenti a cosa guardate


Questo è un canale di sky che si fa pubblicità con una sottile ironia sessista sul mondo maschile, offendendo relegando gli uomini a maiali affamati di sesso e le donne a oggetti sessuali e parti del corpo dove l’unica parte del corpo reputata oscena, da ignorare e censurata è il cervello (come del resto ci considera lo stesso canale che è sessista verso le donne)..La cosa più grave è che siccome a pagamento solo quelli che pagano sono da definire come li definisce il cartellone, ma esso da una denominazione generica a tutti gli uomini solo per vendere il suo canale!!!

Il problema è che le pubblicità conitnuano a stereotipare i due sessi e relegarli in ruoli prestabiliti, così come il canale dove uno alternativo da donna sarebbe pieno di telenovelas, perchè si pensa alla donna il sesso non deve interessare e quando si parla del sesso lei è solo strumento per il piacere maschile. Nessun emittente ci propone invece il porno-femminismo che è gia una realtà ma solo confinata in alcuni collettivi e che non viene mai trasmesso perchè si ha paura di contrastare il lavoro che la tv fa ogni giorno per relegarci allo status di schiave e allevare i nostri figli come potenziali stupratori.

Sono andata su youtube e mi sono informata sul canale. Non a caso è italiano. Sono presenti film erotici del passato e anche contenuti sessisti (caratteristica italiana rendere il sesso sessista).

Ovvio che non c’è alcun bisogno di guardarsi il canale di Sky per trovare contenuti sessisti, visto che unici canali principali Rai e Mediaset e quel che peggio a disposizione di tutti ad ogni fascia oraria hanno contenuti esclusivamente sessisti nei loro palinsesti che alimentano i maschilismo italiano e che siamo costretti a vedere a meno che non spegni la tv.

One comment

  • Non ci posso credere che sia ancora in giro! Era il giugno del 2007 quando leggevo un bel commento di Sergio Messina sulla rivista Rumore e di cui vi riporto un pezzo (il resto lo trovate qui http://www.radiogladio.it/wm/2007/06/braccia-sottratte-alla-cottura/):

    […] Ma come: mi racconti che sei un sofisticatissimo esperto in comunicazione, magari c’hai pure una laurea, mi parli di trend, di target e di campagna virale e poi tutto quello che riesci a esprimere sono due pere e una patata? Anni e anni di studio, di tirocinio, di apprendimento dalla viva voce delle grandi leggende della pubblicità italiana per poi insistere sulle tette? Ma non vi sentite dei falliti? E se no, come mai, essendo la vostra pochezza così spettacolare?

    D’altronde pere e patate sembrano essere il solo nutrimento di un sacco di gente dell’ambiente. Per anni l’Espresso e Panorama hanno combattuto una guerra di copertine basata interamente su questi due vegetali. A volte con capriole notevoli: ci vuole del genio per riuscire a collegare a ogni argomento, da tangentopoli all’Aids, l’immagine di una signorina poco vestita. Un genio che alla stampa italiana non ha mai fatto difetto. Io ho smesso di comprare l’Espresso proprio per questo: la sola idea che qualcuno possa pensare di avermi attirato mediante l’esposizione di pere e patate mi fa tale e tanto orrore che preferisco evitare.

    Naturalmente le colpe non stanno tutte da una parte; se le aziende si impuntassero, probabilmente i creativi pubblicitari sarebbero costretti a fare il loro lavoro per davvero, e farsi venire perfino un’idea nuova. Viceversa, evidentemente, le pere fanno vendere più automobili o più cellulari. E anche noi, in quanto consumatori, abbiamo la nostra parte di colpe. Non solo non abbiamo smesso di comprare prodotti che si pubblicizzano usando donne nude, ma anzi devo supporre che la pera abbia fatto il suo mestiere. E solo di rado ci siamo arrabbiati per il modo in cui i pubblicitari ci vedono, per la scarsa opinione che hanno di noi e per come ci trattano. […]

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