Moralismo ad intermittenza

Questi sono due cartelloni pubblicitari dello stesso anno (inizio 2009).

Niente male sulla coerenza dei pubblicitari creativi secondo la quale le donne devono sempre darla a tutti come se fosse una gentile concessione. 

Gratis, ovviamente, perché guai fare le puttane. 

Ma cosa significa darla via?

Come se il corpo femminile non appartenesse alla donna stessa e la vagina fosse una parte del corpo staccata dalla donna. 

Da concedere. 

Le donne non “scopano” ma “vengono scopate”. Questo linguaggio sessista conferma la percezione della donna come un mero oggetto sessuale.

Lo spot invece riflette anche un ruolo di genere atteso da una donna: le donne devono concedersi esclusivamente per piacere maschile ma poi vanno schernite se lo fanno. 

1) in primo luogo abbiamo l’accostamento della donna alla merce con doppi sensi volgari sulla sessualità femminile.

2)in secondo luogo la pubblicità veicola mercificazione della donna, dove questa è oggetto sessuale, contesa e ‘svenduta’ come merce.

3) Il corpo femminile come corpo senza desiderio.

4) Gli uomini come individui ossessionati dal sesso.

eva
Il secondo cartellone accosta una donna ad un gelato in un atteggiamento che allude ad una fellatio (altro atto sessuale ad esclusivo piacere maschile).

Mette in risalto la parola tentazione, radicando la cultura della donna provocatrice, dell’Eva che tenta Adamo con la mela e che ha originato le radici del sessismo millenario. 

Il cartellone è stato vandalizzato con la scritta: ‘non sarai un po’ zoccola?’

Le donne vengono considerate zoccole perché non possono impersonare ruoli sessuati, ma vengono allo stesso tempo utilizzate per realizzare pubblicità sessualizzate.

E’ moralismo ad intermittenza.

Chi ha il potere non viene mai accusato di usare messaggi sessuali per pubblicizzare ogni prodotto. La donna diventa il bersaglio.

La donna deve dimostrarsi disinteressata al sesso ma può essere rappresentata in modo sessualizzato e volgare. 

Sono entrambe aspettative maschili: Le donne devono essere caste ma se maliziose suscitano sempre piacere. 

Quella scritta dimostra l’arretratezza di un paese dove gli stereotipi di genere sono fortissimi e condivisi.

La donna “tentatrice”, Eva Longoria, è comunque meno oggettivata rispetto ad altre pubblicità che vediamo sulle nostre strade. 

Culi in primo piano come questo:

Sono rimata senza parole per la volgarità di questo cartellone. La modella ritratta scosta le mutande e si gratta l’ano. Facevano prima a fornirci una rettoscopia della modella.
La pubblicità è apparsa pieno territorio padano dove viene sanzionata la prostituzione in strada per l’abbigliamento delle prostitute.

Moralismo ad intermittenza dicevo poco sopra.

3 commenti

  • Maria Pia Ercolini

    Sorelle d’Italia: perché tanto scalpore? Perché improvvisamente la nazione rivisita storia e tradizione usando un linguaggio non sessista? Perché le donne si fanno visibili anche per lei?
    Cambiamo l’uso improprio della nostra lingua in ogni sfera. Ognuna/o dia il suo contributo nel proprio ambito!
    ll 23 e 24 novembre ci ritroveremo in Convegno alla Sapienza per parlare dell’uso sessista della lingua nel nostro quotidiano, nella politica, nella scuola.
    Riteniamo che sia necessario suscitare un dibattito anche fuori dall’Università, coinvolgendo giornali e media, che hanno grande influenza sul linguaggio: vorremmo non tanto la loro presenza quanto il loro sostegno.
    Invitiamo dunque rappresentanti di testata a partecipare, non per dovere di cronaca, ma per assumersi l’impegno di promuovere nei rispettivi giornali un uso non sessista della lingua, e invitiamo rappresentanti del mondo politico, effettivamente intenzionate/i a promuovere il rispetto di genere nella lingua degli atti ufficiali.

    Mi piace

  • Peccato che abito lontana e non posso partecipare alla vostra iniziativa :(. Grazie comunque per l’invito, tieniemi informata degli esiti del convegno :)..è molto importante che qualche coscenza si muove. Perfino le testate sono sessiste, per esempio ‘LA REpubblica’ tanto per citarne una, è molto importate coinvolgerle.Benvenuta nel mio blog :)

    Mi piace

  • Pingback: il cartellone pubblicitario e l’azione sessista da cultura dello stupro « Un altro genere di comunicazione