Antony Morato e il dovere sociale di ogni donna

Queto è lo spot di mutande da uomo. Mentre noi per un paio di mutande dovremmo fare dei movimenti lascivi e strusciamenti vai fino a ridurci ad oggetti sessuali e far piacere i maschi che guardano lo spot (es: intimissimi), negli spot da uomo essi non perdono il loro ruolo machista da dominatore.

Un ragazzo si trova in lavanderia, pronto a sbottonarsi i pantaloni. Detaglio sessista è che è stato aiutato da una donna inginocchiata che secondo lo spot deve mantenere il compito sociale di aiutarlo a vestirlo e lavare i pantaloni, poichè sono cose che un maschio non deve fare. In secondo luogo si presume che prima di soddisfarlo lavadogli la roba lo deve soddisfare sessualmente.

Lo spot che idolatra il pompino gratis è di Milano, città dove si pensa che solo i meridionali sono sessisti, dove fa scandalo e ribrezzo che alcune ragazzine delle scuole milanesi fanno fellatio a pagamento (poichè giustamente non danno alcun piacere fisico alla donna) e che rabbrividiscono gli uomini più sessisti contro queste giovani generazioni che hanno smarrito il dovere sociale di arrecare piacere solo al maschio e che non devono trarre propri vantaggi.

Il fellatio non da alcun piacere alla donna. Nessuno spot invece vede un uomo intento a slacciare i pantaloni e fare un cunnilungus alla sua donna.
I creativi che hanno realizzato lo spot legittimano quella cultura dove il piacere dell’uomo è più importante di quello femminile e di fatto legittima lo stupro e l’etichetta sociale di troia ogni qualvolta usiamo il sesso per cercare piacere personale che sia orgasmico sia economico sia lavorativo e via dicendo.
Perchè la fantasia del pompino è una fantasia tipicamente maschile, che non prevede alcun coinvolgimento del piacere femminile, quasi una cosa non consensuale fatta per dovere.

Avevo fatto un post dove c’era anche un altro marchio di abbigliamento maschile che prevedeva donne subordinate e usate con accessorio.

Per scrivere: http://www.morato.it

2 commenti

  • Ciao. Un paio di settimane fa ho inviato allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) una segnalazione per questo spot. Ho fatto leva su due articoli del codice di autodisciplina, ovvero:

    Art. 9 – Violenza, volgarità, indecenza
    La comunicazione commerciale non deve contenere affermazioni o rappresentazioni di violenza fisica o morale o tali che, secondo il gusto e la sensibilità dei consumatori, debbano ritenersi indecenti, volgari o ripugnanti.

    Art. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona
    La comunicazione commerciale non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose. Essa deve rispettare la dignità della persona in tutte le sue forme ed espressioni e deve evitare ogni forma di discriminazione.

    La loro risposta è stata questa:

    Desideriamo informarLa che, esaminato il telecomunicato in oggetto a seguito della Sua segnalazione, non sono stati ravvisati elementi di contrasto con le norme del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale ed è stata pertanto deliberata l’archiviazione del caso.
    In particolare, il messaggio appare unicamente volto alla presentazione del prodotto pubblicizzato (intimo maschile), senza indulgere su elementi volgari o lesivi della dignità della persona. Eventuali interpretazioni secondarie delle immagini rappresentate, ad avviso del Comitato di Controllo, non sono tali da dominare sulla decodifica principale del messaggio, potendo in tal modo urtare la sensibilità del pubblico.

    CVD, se non si vedono palesemente cose sconce pare che tutto sia lecito e “pulito”. Mah!

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  • Imiei complimenti per la segnalazione, spero che prendano in consderazione la pubblicità perchè considero l’istituto un po’ bigotto e poco incline a considerare sessista uno spot se non fanno vedere almeno un pezzo di membro, non a caso la maggior parte delle censure sono state attuate solo su spot che hanno a che fare con nudi troppo osè.
    L’istituto di autodisciplina pubblicitaria non mi ha preso in considerazione lo spot della Mercedes classe A che era molto sessista che ci riduceva a consumatrici e sereotipizzava le donne.
    Non voglio contrastare l’ottimo lavoro dell’istituto che è stimato da me per la buona organizzazione, ma nel nostro paese il sessismo non è considerato un tema di gravità nazionale :-).
    Sei stat* grande a fagli notare nell’ultima riga che se non si vedono cose sconce pare lecito.
    Un bacione :)

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