Seperatismo e guerra di genere

Lo spot che cito oggi ci propone la storia di un marito e di una moglie che fanno la guerra per appropriarsi di una macchina ridicolizzando i metodi che si utilizzano nella violenza domestica che troviamo nelle cronache quotidiane.

Il dato che lo rende sessista non è la guerra, visto che fatta ad armi pari, ma la rivincita maschile.

I prodotti che abbiamo nel mercato sono talmente stereotipati che essendo per loro rivolti ad un certo target e la pubblicità cerca in qualche modo di favorirlo.

La pubblicità è ferma agli anni ’50 e  segue acora le tradizioni. Possiamo ancora dire che auto, moto, alcoolici nonostante negli anni 2000 non vengono più acquistati da consumatori maschi, la pubblicità continua ad escludere le consumatrici relegandole ad un ruolo decorativo o marginale, per attirare il consumatore. Allo stesso modo i prodotti per la casa sono rivolti ancora solo a donne, questo è lo specchio delle resistenze culturali che faticano a sdoganare il lavoro domestico  dallo stereotipo che ne fanno ancora un qualcosa da donna.

Il fatto che auto, moto e birre siano anche comprate da donne è dovuto al fatto che l’emacipazione femminile ha avvicinato le donne a ruoli che secondo la tradizione erano considerati maschili. La società ha stabilito che per essere emancipata la donna debba avvicinarsi al mondo maschile ma non ha previsto alcun avvicinamento del mondo maschile a quello femminile.

Le pubblicità si muovono ancora verso la tradizione tenendo i due generi separati.

Questo spot ad esempio è la separazione di genere tipicamente italiana che relega i maschi al ruolo di calciatori e le femmine al ruolo di veline.

Le femmine si preoccupano di essere belle come una miss, secondo lo spot che sfrutta i minori creando una cultura tipicamente sessista e teledipendente. I maschi invece vogliono diventare bravi come del Piero ma tifano Napoli.

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