Per essere dei bravi creativi non ci vuole un pizzico di …

La campagna pubblicitaria sopra di me risale al 2007 (censurata dal codice di Autodisciplina pubblicitaria) ed è la classica pubblicità realizzata da chi è povero di idee creative ma vive in un paese dove la meritocrazia è una legenda.

Una parte del corpo femminile marchiata come fosse bestiame.

Oltre a svilire la donna a rendere sessista l’immagine è il fatto che si rivolga solo ad un target maschile e l’inquadramento degli uomini all’interno di stereotipi di genere che li dipingono come eterosessuali e ossessionati dal sesso.

Questa è la pubblicità di un negozio di scarpe. Questa immagine rappresenta le donne come fossero delle prostitute. A irritarmi non è la rappresentazione marchettara del sesso ma quella svilente della prostituta come se fosse una donna senza nome, un corpo da utilizzare rafforzando così la disparità di potere tra uomo e donna nelle relazioni sessuali. L’uomo propone, la donna dispone. Insomma, secondo il cartellone pubblicitario le donne, specie se prostitute, non hanno una soggettività.

La prostituzione è un tema a me molto caro perché nasconde tantissimo sfruttamento ed è prodotto del potere patriarcale. Ora una pubblicità che si prende gioco di questa realtà è solo roba da infami.

“Originariamente il termine marchetta designava una sorta di francobollo (marca, appunto) che veniva applicato sul libretto di lavoro degli operai per attestare l’avvenuto pagamento dei contributi previdenziali, in epoca fascista.

In senso traslato il termine venne usato per indicare un gettone che il cliente di un bordello ritirava alla cassa pagando in anticipo la prestazione, e che successivamente lasciava alla prostituta con la quale s’intratteneva, in modo tale da permetterle di riscuotere il compenso dovutole. Da qui in poi, il termine marchette è sempre stato riferito all’ambito della prostituzione.

Al giorno d’oggi, fare marchette o essere un marchettaro designa una persona dedita alla prostituzione femminile o maschile

Fonte: Wikipedia

Ecco che una pubblicità ci riporta agli anni del ventennio.

Come è da infami rappresentare una donna che vuole fare sesso come una prostituta o un oggetto sessuale, rafforzando stereotipi di genere diffusi sul ruolo delle donne nelle relazioni sessuali e affettive.

Per essere bravi creativi non ci vuole solo culo ma solo tanto tanto merito.