UE: il rapporto

Pubblicità sessiste

Non so se sapete che la Francia (e anche altri paesi) posseggno un osservatorio contro la pubblicità sessista.

Si chiama la Meute contre la pubblicitè sexiste.

L’italia non possiede alcun osservatorio, anche questo spero lo sappiate. Per approfondimenti vi mando ad un ricerca sul ruolo delle donne nei media e le politiche per affrontare questo tema (parlo di donne perchè chi subisce attacchi sessisti sono principalmente donne).

“…Il ruolo dei media e della rappresentazione della donna nei media nel processo democratico di affermazione dei pari diritti è ampiamente identificato e riconosciuto da Onu, Ue, Consiglio d’Europa. …Quello che in molti Paesi europei ha prodotto un serissimo dibattito culturale e normativo, nel nostro paese, appare ancora come un “tema di frontiera” o, peggio ancora, un tema da suffragette nostalgiche di un femminismo ormai trapassato..

Stenta In Italia ad affermarsi il principio che una rappresentazione “plurale” delle donne, una rappresentazione non offensiva della loro dignità, non volgare e che non la riduca sempre e solo ad oggetto sessuale, è un diritto costituzionale, quel diritto che afferma in tutte le Costituzioni dei paesi democratici che ogni cittadino ha diritto a non essere discriminato per ragioni di sesso, etnia, convinzione religiosa….

La ricerca divide i PAESI:

Paesi “di tradizione” come Paesi Bassi, Svezia, Inghilterra che condividono un’antica sensibilità sui temi dei diritti civili, che comporta una profonda sensibilità ai temi delle pari opportunità

Paesi “sempre in lotta” come la Francia, che da tempo ha maturato una sensibilità normativa e un associazionismo civile intraprendente

Paesi “all’offensiva” come la Spagna che a fronte di una condizione femminile in cui si avverte forte il senso di prevaricazione, sta producendo una notevolissima produzione di leggi, codici di autoregolamentazione, per affermare una rappresentazione della donna dignitosa e attenta ai suoi diritti.

-Paesi “ in resistenza” come Grecia e Italia, che pur presentando iniziative significative, appaiono “in resistenza”, come se la rappresentazione stereotipata della donna fosse un dato antropologico fortemente radicato su cui non vale la pena avviare politiche evolutive”.

Da:Censis: Donne e Media in Europa
Immagine: qui